TPNW: Dall’Estremo Oriente una nuova adesione

Non solo drammatiche – da ripresa di Guerra Fredda – le notizie lasciateci dall’anno trascorso e che si accavallano ancora in questi primi giorni dell’anno; ché un guizzo di positività arriva adesso dalla Cambogia, da pochi giorni 70° firmatario del Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Riporto quanto scrive Tim Wright, Treaty Coordinator di ICAN:

Oggi 9 gennaio ICAN dà il benvenuto alla firma della Cambogia del Trattato sul divieto delle armi nucleari. La Cambogia è il 70 ° firmatario del trattato, che è stato adottato dalle Nazioni Unite il 7 luglio 2017.

Tutte le nazioni del Sud-est asiatico, ad eccezione di Singapore, sono ora firmatarie del trattato. La Thailandia e il Vietnam lo hanno anche ratificato, e altri nella regione dovrebbero ratificarlo quest’anno.

Durante la negoziazione del trattato, la Cambogia ha espresso profonda preoccupazione per le grandi “conseguenze umanitarie derivanti dall’uso di armi nucleari” e ha affermato che l’eliminazione è “l’unica garanzia contro l’uso o la minaccia dell’uso di armi nucleari”.


Dal sito di ICAN: Signature/ratification status of the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons

Una minaccia intollerabile all’umanità

Immagini sconvolgenti, come del resto è da aspettarsi nel trattare l’argomento. Nella pagina ospitata dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (International Committee of the Red Cross, ICRC) , Croce Rossa Internazionale e Mezzaluna Rossa hanno sintetizzato, in modo efficace, pedagogico e con mezzi visivi e multimediali, le conseguenze nel breve e nel lungo periodo dell’impatto atomico. Anche con l’esperienza diretta di chi ha vissuto da medico nei giorni immediatamente successivi ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

“Il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, e la maggior parte della comunità internazionale, vogliono assicurarsi che le armi nucleari non vengano mai più utilizzate e vengano completamente eliminate. Perché è così importante agire ora e cosa possiamo fare?”

“Una bomba nucleare fatta detonare in una città ucciderebbe immediatamente decine di migliaia di persone e altre decine di migliaia subirebbero ferite terribili e in seguito morire per l’esposizione alle radiazioni. Oltre all’immensa perdita di vite nel breve termine, una guerra nucleare potrebbe causare danni a lungo termine al nostro pianeta. Potrebbe seriamente distruggere l’ecosistema terrestre e ridurre le temperature globali, con conseguente penuria di cibo in tutto il mondo.”

 

E nessuna possibilità di cura o di sollievo per i sopravvissuti.

“Cosa potrebbero fare le organizzazioni umanitarie in caso di attacco nucleare? La dura verità è che nessuno Stato o organizzazione potrebbe gestire le conseguenze catastrofiche di una bomba nucleare.”

 

Ai tempi attuali, il rischio atomico è ancora più alto rispetto ai tempi della “Guerra Fredda”: i Nuclear States  stanno via via modernizzando i propri arsenali, e gli stessi centri di comando e controllo possono scoprirsi vulnerabili ad attacchi informatici.  ICRC già dalla fine del conflitto nel 1945 ha sollecitato gli Stati ad abolire le armi atomiche; “Per decenni, gli Stati si sono impegnati a prevenire la diffusione di armi nucleari e il raggiungimento del disarmo nucleare attraverso una serie di accordi internazionali, incluso il Trattato di non proliferazione nucleare. Ma solo nel luglio 2017 viene adottato un Trattato che vieta le armi nucleari. E’ un passo storico e tanto atteso verso la loro eliminazione.”

Però è ancora molta la strada da fare, la stessa percezione del rischio è quasi nulla. “Siamo tutti responsabili nell’assicurare che chi decide comprenda che le armi nucleari non hanno posto nel mondo che vogliamo per noi stessi o per le generazioni future. Persone come te sono gli unici che possono fare la differenza.” 

E’ un appello rivolto a tutti noi che possono accrescere nella società la consapevolezza su ciò che è in gioco. Nelle organizzazioni e associazioni, attraverso i social media, attraverso i media locali. E a seconda delle proprie possibilità, arrivare a coinvolgere la politica, a responsabilizzare i leader all’osservanza degli impegni già sottoscritti per la riduzione e l’eliminazione delle armi nucleari, alla sottoscrizione del Trattato TPNW del 2017 e all’impegno urgente per ridurre i rischi crescenti del loro uso reale.


Nella pagina, oltre alle fotografie scattate nelle due città giapponesi, sono presenti due brevi video animati e scaricabili. La loro fruizione sarà di sicuro più efficace di lunghe descrizioni. Sarebbe veramente utile che questo lavoro prodotto da ICRC possa far parte di programmi educativi per le scuole. E negli stessi video i sottotitoli in inglese non sono difficili da comprendere.

Nuclear weapons – an intolerable threat to humanity


 

Il ritorno degli Euromissili?

Reagan e Gorbaciov alla firma del trattato INF

Dopo l’intenzione del presidente Trump di uscire dagli accordi del Trattato INF  del 1987, sono arrivati numerosi i commenti preoccupati e allarmati da parte di gran parte del mondo civile. La delusione è grande perché proprio il Trattato, che portò alla completa dismissione dei cosiddetti Euromissili dislocati in Europa (compresa l’Italia) su entrambi i confini dei due blocchi –  i Pershing II e Cruise in Occidente e gli SS20 nell’Unione Sovietica – sancì in pratica la fine della Guerra Fredda.

Reagan e Gorbachev, pur essendo entrambi a capo delle maggiori potenze mondiali, all’atto della loro firma dimostrarono grande saggezza: la stessa dislocazione e portata dei missili a breve e medio raggio in caso di errori o malfunzionamenti dei sistemi di allerta avrebbero causato con grande probabilità l’avvio di una guerra nucleare: i pochi minuti del loro tragitto non sarebbero stati sufficienti per l’individuazione del falso allarme.

In un’intervista a RT International, Alice Slater, membro del Comitato di Coordinamento dell’organizzazione World Beyond War, ha così commentato:

Con 122 nazioni che hanno votato la scorsa estate per adottare un Trattato per il divieto totale delle armi nucleari allo stesso modo di come sono state bandite le armi chimiche e biologiche, sembra che il mondo si sia bloccato in una nuova distorsione temporale della Guerra Fredda, del tutto inappropriata per questi tempi.”

“Sarebbe ora un’opportunità per prendersi una pausa dai giochi di combattimento nucleari – nuove minacce, trilioni di dollari sprecati e punti di QI su sistemi di armi che i presidenti Reagan e Gorbachev hanno riconosciuto, nel 1987, alla fine della Guerra Fredda, che non potevano mai essere usati, avvertendo che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta“.

“Adesso nel 2018, più di 30 anni dopo, quando 69 Nazioni hanno firmato il Trattato per mettere al bando il nucleare e 19 delle 50 Nazioni richieste hanno ratificato il Trattato per farlo entrare in vigore, gli Stati Uniti e la Russia ritornano in una lotta sacrilega per mantenere la corsa agli armamenti nucleari.”

Mentre dalle pagine dell’agenzia internazionale “Pressenza” leggiamo quanto scrive Angelo Baracca, già docente di fisica nucleare all’università di Firenze e attivista nelle tematiche del nucleare civile e militare:

“All’inizio degli anni Ottanta la cosiddetta “Crisi degli Euromissili” aveva indotto ad avvicinare il Doomsday Clock a soli 3 minuti, e si concluse ufficialmente l‘8 dicembre 1987 proprio con la firma da parte del Presidente USA Ronald Reagan e del Segretario Generale dell’URSS Michail Gorbachev del Trattato INF, che prevedeva la rimozione delle testate tattiche su missili a raggio breve e intermedio (tra 500 e 5.500 km) schierate in Europa.”

“Ormai è ben noto che dopo il crollo dell’URSS nacque l’illusione che gli armamenti nucleari che avevano dominato l’equilibrio, peraltro assai precario, fra i due Blocchi ormai fossero diventate superflue e si potessero eliminare, e in effetti negli anni Novanta iniziò un processo di riduzione degli arsenali nucleari statunitense e russo (gli arsenali nucleari degli altri paesi comunque crebbero a un totale di quasi 1.000, con l’ingresso nel club nucleare dell’India, del Pakistan e della Corea del Nord, nonostante lo smantellamento di quello peraltro modesto del Sudafrica, unico esempio al mondo). Ma alla fine del secolo le tensioni internazionali ripresero ad aggravarsi e quella illusione di poterci liberare per sempre dalle armi nucleari sfumò.”

Ed è una delusione cocente anche per noi, Nobel Laureates dal 1985 proprio per il contributo che IPPNW diede alla consapevolezza delle conseguenze di una guerra nucleare e dell’ipotesi di “conflitto non intenzionale” . Concetti che influirono anch’essi alla decisione dei leader delle due superpotenze alla sottoscrizione del Trattato INF. Delusione che adesso si contrappone all’entusiasmo e alla speranza generati dall’approvazione, la scorsa estate, del TPNW, il Trattato che sancisce la proibizione delle armi nucleari. Adesso più che mai dobbiamo lottare – finché siamo in tempo – per far sì che il mondo civile riesca a far rimettere sui binari della ragione quella stretta minoranza di Stati che ancora insistono nel loro isolamento atomico.

Finché siamo in tempo. Le lancette del Doomsday Clock si stanno avvicinando alla mezzanotte.


Per approfondire:


 

Nobel Peace Prize 2018

Ebbene, anche quest’anno è da dire che la decisione del Nobel Committee ha seguito le indicazioni testamentarie del suo creatore. E come avvenne nell’assegnazione del Premio del 2017 a ICAN, le motivazioni della scelta si sono indirizzate nuovamente a “persone che avessero svolto il miglior lavoro per favorire la fratellanza tra le nazioni, l’abolizione o la riduzione degli armamenti, la promozione di conferenze di pace”. L‘attivista Nadia Murad come il Dr. Denis Mukwege sono stati anch’essi portatori di pace nella loro lotta contro stupri e violenze verso le donne, “armi di guerra” praticate in tante parti del mondo.

 

Un caloroso “Welcome” arriva da Beatrice FihnExecutive Director di ICAN, che saluta Nadia e Denis al loro ingresso nella grande famiglia dei Nobel Laureates; e sottolineando come il Premio non è un “testimone che passa di mano” ma un riconoscimento che rimane e che ne aggiunge via via nuovi membri.

 

“Vi ricordate cosa venne fatto esattamente un anno fa? Sono così entusiasta di Nadia Murad e del Dr. Denis Mukwege, credo che tutti possiamo immaginare quello che stanno vivendo in questo momento!!

Voglio anche sottolineare che ICAN è ancora un Premio Nobel, non è qualcosa che dura un anno e che viene trasmesso. Non stiamo consegnando il Premio Nobel, stiamo dando il benvenuto a un nuovo membro della famiglia Nobel!!
Ma ovviamente parte dell’attenzione passerà al prossimo Laureate, ma sono fiduciosa che abbiamo fatto un fantastico lavoro nell’utilizzare il Premio dell’anno scorso per costruire in tutto il mondo una Campagna più forte.
Sono eccitata per l’anno prossimo per ICAN, penso che le maggiori vittorie per questa Campagna siano ancora davanti a noi. E in particolare, non vedo l’ora che tutti noi sfruttiamo questa Campagna molto rafforzata, in modo da ottenere l’entrata in vigore del TPNW nel 2019!



E siamo a 19!

Nuove Nazioni si sono aggiunte recentemente all’elenco delle firme a favore del TPNW, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, il cui numero è salito a 69.

Le Nazioni che hanno anche ratificato il Trattato, il cui valore giuridico necessita della sottoscrizione di almeno 50 Stati nell’impegno della sua attuazione, a tutt’oggi sono 19.

Sembra lontano il traguardo ma, raffrontando il trend con passati processi di ratificazione di altri Trattati, il ritmo delle adesioni porta a ben sperare nel suo completamento in tempi ragionevoli.

Qui la pagina di ICAN con gli aggiornamenti

7 luglio, un anno dopo. Good News!


Oggi 7 luglio
, un anno dall’approvazione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Ed ecco due Good News che accendono di più la speranza:

  • Ieri lo Stato della Costa Rica ha depositato il suo strumento di ratifica per il Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari. A tutt’oggi sono allora 11 gli Stati che lo hanno ratificato e 59 i firmatari. Il Costa Rica è stato uno dei primi favorevoli del trattato e il suo ambasciatore di Ginevra, Elayne Whyte Gómez, ha presieduto le negoziazioni storiche dello scorso anno. Il 7 luglio 2017, in seguito all’adozione del Trattato, commentò: “Siamo riusciti a seminare i primi semi di un mondo libero dalle armi nucleari”. L’assemblea legislativa della Costa Rica votò all’unanimità a favore della ratifica del trattato a marzo, riflettendo l’ampio sostegno del Paese per il disarmo nucleare.
  • Ritornando tra i confini europei: un sondaggio tra quattro Stati – Belgio, Olanda, Germania e Italia – aderenti alla NATO e detentori di armi nucleari, ha confermato una maggioranza di favorevoli alla loro rimozione e alla firma del Trattato, nonché contrari ad investimenti nel nucleare da parte di istituti finanziari e all’acquisto dei nuovi aerei F35 capaci di portare armi nucleari.

 

Ecco quanto riassume Willem Staes (Pax Christi):

Oggi abbiamo pubblicato un sondaggio di opinione nei confronti delle armi nucleari negli Umbrella States europei – Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia. Il sondaggio ha rilevato:

1. Almeno il doppio degli intervistati è favorevole alla rimozione delle armi piuttosto che tenerle.
2. Almeno quattro volte tanto è favorevole al fatto che il loro Paese firmi il TPNW.
3. Almeno quattro volte tanto è contrario agli Istituti finanziari che nel proprio Paese investono in attività collegate alle armi nucleari.
4. Una forte maggioranza è contraria all’acquisto da parte della NATO di nuovi cacciabombardieri in grado di trasportare sia armi nucleari che armi convenzionali.

 


Qui il testo originale del sondaggio (attendere il caricamento del documento online):

 

 

Articolo e infografica dal sito di ICAN: http://www.icanw.org/campaign-news/yougov-poll-europeans-reject-us-nuclear-weapons-support-tpnw-nuclearba/