Ciao papà

Ciao papà.

Non amavi molto i funerali. Ti mettevano troppa tristezza e, pertanto, preferivi aspettare fuori della chiesa o, talvolta, non andare proprio. 

Per questo, però, non puoi farci nulla.

Avevamo bisogno di un momento per ricordarti. 

Ognuno lo farà a suo modo, sempre, e non ci sarà bisogno di specifici pretesti. 

Volevamo, però, una prima occasione per tutti. 

Potrei ricordarti che indugi sui Canti dell’Inferno, che ti interroghi sul Don Quijote di Cervantes, sul sogno più bello, sull’origine delle parole, su Acqualoreto, sulle azioni possibili da realizzare come medico. 

Potrei ricordarti chino sul microscopio, a leggere e rileggere i tuoi vetrini, i campioni sulla Ciociaria, a considerare gli elementi che ricorrono, i ceppi famigliari, le possibili implicazioni alimentari, la necessità di raccogliere fondi per la ricerca. 

Ad immaginarti come farlo, chi sensibilizzare sulle malattie neuromuscolari e sul disarmo nucleare, chi aiutare. 

Potrei immaginarti ancora che argomenti la sottile linea che separa il genio dal folle, l’originalità e la stravaganza dalla disfunzionalità e dall’antinomia.

Mi hai insegnato la Curiosità sul mondo e la possibilità di essere appassionato, come la rilettura delle prospettive, gli approcci sempre inclusivi e riabilitanti.  

L’ho sempre sentito questo amore attorno a noi: attorno a mamma, ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, intorno a Marco e Josè che hai accolto subito con lo stesso lessico sentimentale perché fondamentali per i tuoi figli.

Ad un certo punto, eravamo tutti Mai e Maesse, Super Mai e Super Maesse.

Grazie per la profondità, per lo spessore, per la critica sempre costruttiva, per l’assenza di pregiudizio, di sovrastrutture. 

Me lo dicevi spesso. 

Festeggia tutto, non importa se bello o brutto, ma festeggia.

Grazie, ti farò vivere con me cercando di andare al massimo, di andare a gonfie vele.