Impianti nucleari civili in guerra. Norme internazionali e situazione in Ucraina

E’ un’analisi completa, scientifica e normativa l’importante lavoro che il prof. Alessandro Pascolini ha realizzato e che approfondisce e scavalca quanto nei media è stata solo cronaca veloce ed emotiva. Nel saggio vengono approfondite – in modo razionale e scientifico – criticità e conseguenze che le centrali di Chernobyl e Zaporizhzhya hanno subito come conseguenze degli attacchi dell’esercito russo sul territorio dell’Ucraina a partire dal 24 febbraio scorso; e inoltre mettendole a confronto con vari precedenti eventi concentrati principalmente durante passati conflitti medio-orientali, in un flash storico certamente significativo e interessante.

Di seguito alcuni estratti del lavoro. Il documento completo è disponibile a un link in fondo alla pagina.

 

La situazione attuale a Chernobyl

Sarcofago del reattore n° 4 della centrale nucleare di Černobyl’ nell’agosto 2013 (Tiia Monto, CC BY-SA 3.0)

“ll sito è stato occupato dalle forze russe dal 24 febbraio fino al 31 marzo. Il sito si trova sulla direttiva di invasione settentrionale verso Kiev e fungeva da utile punto di accampamento per le truppe russe in preparazione all’attacco alla capitale ucraina, e poteva essere un rifugio sicuro dai contrattacchi a causa dell’enorme quantità di materiale radioattivo ancora presente nella Zona di esclusione di Chernobyl. La Russia ha motivato l’occupazione al Direttore generale della IAEA “per impedire atti deliberati di sabotaggio”.

Il personale ucraino ha continuato a gestire le operazioni quotidiane delle varie strutture, ma per quasi quattro settimane non ha potuto ruotare e tornare alle proprie case. Attualmente la turnazione del personale avviene regolarmente secondo i piani.

Le comunicazioni del sito con l’esterno, in particolare con lo SNRIU e la IAEA, durante l’occupazione sono state interrotte e informazioni sulla situazione si sono avute in modo occasionale e informale. L’Ucraina ha ora gradualmente ripristinato il normale controllo della sicurezza nucleare e radioattiva. Tuttavia, la situazione generale nella zona rimane difficile a causa dei ponti distrutti e delle attività di sminamento.”

 

La situazione a Zaporizhzhya

Centrale nucleare a Zaporizhzhya (Di Ralf1969 – Opera propria, CC BY-SA 3.0)

“Nel progresso dell’occupazione dei territori orientali dell’Ucraina, il 4 marzo forze russe hanno raggiunto il sito della centrale, e vi hanno imposto il controllo militare. Nelle operazioni militari, il centro di formazione della struttura — situato a poche centinaia di metri dalle unità del reattore — venne colpito da un proiettile generando un incendio localizzato; hanno subito danni anche gli edifici del laboratorio e di una struttura amministrativa, nonché il trasformatore del reattore 6, riparato alcuni giorni dopo. In quel momento l’Unità 1 era spenta per manutenzione, le Unità 2 e 3 erano in spegnimento controllato, l’Unità 4 funzionava al 60% di potenza e le Unità 5 e 6 erano tenute “in riserva” in modalità bassa potenza.

L’Ucraina ha assicurato la IAEA sull’integrità fisica dei sei reattori dell’impianto e dei sistemi di sicurezza; la centrale nucleare ha continuato a essere gestita dal suo personale regolare, i sistemi di monitoraggio delle radiazioni nel sito sono rimasti pienamente funzionanti e non c’è stato alcun rilascio di materiale radioattivo. Le piscine del combustibile esausto hanno funzionato normalmente e anche la struttura di stoccaggio a secco non ha subito alcun danno. Attualmente (26 maggio) le unità 1, 2 e 4 lavorano a piena potenza e le altre 3 sono sconnesse dalla rete.”

 

L’Ucraina ha una vasta esperienza nei vari aspetti della tecnologia nucleare civile; opera 4 impianti elettronucleari con 15 reattori localizzati in 2 centrali in Volinia e 2 nell’Ucraina meridionale. Altri due nuovi reattori sono in costruzione a Khmelnytskyy.

 

Quanto ai rischi di contaminazione nucleare – il ricordo dell’incidente di Chernobyl del 1986 contribuisce a provocare i timori – ecco quanto specifica:

“Va osservato che questi reattori sono estremamente più sicuri dei reattori RBMK attivi a suo tempo a Chernobyl; i loro edifici in cemento rafforzato sono in grado di sopportare anche proiettili e testate di alta potenza, che non siano specifici per penetrazioni anti-bunker; anche la rottura dell’edificio non può portare a danneggiare il nocciolo del reattore, racchiuso in un contenitore a pressione di acciaio inossidabile incorporato in cemento.

Il maggior pericolo può venire dall’auto-distruzione del reattore dovuta all’interruzione del raffreddamento (come è successo a Fukushima), a seguito della distruzione dell’impianto refrigerante o della mancata alimentazione delle pompe. Va ricordato che allo spegnimento i reattori conservano una potenza residua, che raggiunge tipicamente il 6% di quella d’esercizio (quasi 200 MW per impianti di 1 GWe), per ridursi nel giro di qualche giorno ai valori minimi della configurazione di “spegnimento freddo”, solo se la refrigerazione continua regolarmente.”

 

Un capitolo fondamentale del lavoro del prof. Pascolini si sofferma sulla normativa internazionale relativa ai conflitti armati, e riguardando in particolare la presenza di reattori nucleari civili. Ecco un estratto:

“I principi cardinali del diritto umanitario internazionale sono quelli di distinzione e di proporzionalità; in base al primo, chi lancia un attacco deve prendere tutte le possibili precauzioni per assicurarsi che gli obiettivi attaccati non siano né persone né oggetti civili, in modo da risparmiare il più possibile queste ultime due categorie. Una volta poi accertato il carattere militare del bersaglio, il principio di proporzionalità richiede che si dovrà considerare se le morti, i danni a civili o loro oggetti, che ci si aspetta come danno collaterale, risultino eccessivi, e quindi sproporzionati, rispetto al previsto vantaggio militare concreto e diretto.

Oltre alla protezione della popolazione e dei suoi beni, ci sono nel diritto umanitario internazionale specifici gruppi e oggetti che beneficiano di una protezione speciale a causa della loro importanza o del loro potenziale pericolo. Questo vale per i beni culturali, edifici di culto, strutture e personale medico, ma anche appunto per le centrali nucleari.

Iniziatore di quest’ultima protezione è stato il Comitato internazionale della croce rossa (ICRC), che nel 1956 introdusse nella bozza delle “regole per limitare i danni alla popolazione civile in tempo di guerra” un articolo per la protezione speciale di installazioni “contenenti forze pericolose”, inizialmente dighe e sbarramenti idraulici, esteso a includere impianti elettronucleari. Dopo lunghe discussioni, l’8 giugno 1977 la Conferenza diplomatica ad hoc giunse ad approvare per consenso unanime i protocolli addizionali I e II alle Convenzioni di Ginevra del 18 agosto 1949, che includono la protezione di impianti nucleari.”

 

Le norme del diritto internazionale in caso di conflitto hanno purtroppo un impatto marginale nella realtà degli eventi bellici, e la situazione in Ucraina non fa eccezione.

 

“Il 2 marzo 2022, in una riunione del Consiglio dei governatori della AIEA, il Direttore Generale ha delineato sette pilastri indispensabili per garantire la sicurezza nucleare nella presente situazione in Ucraina:

  1. L’integrità fisica degli impianti — che si tratti di reattori, bacini di combustibile o depositi di rifiuti radioattivi — deve essere mantenuta;
  2. Tutti i sistemi e le apparecchiature di sicurezza e protezione devono essere sempre perfettamente funzionanti;
  3. Il personale operativo deve essere in grado di adempiere ai propri doveri di sicurezza e protezione e avere la capacità di prendere decisioni libere da pressioni indebite;
  4. Deve esserci un’alimentazione elettrica sicura dalla rete esterna per tutti i siti nucleari;
  5. Devono esserci catene logistiche di approvvigionamento e trasporti ininterrotti da e per i siti;
  6. Devono esserci efficaci sistemi di monitoraggio delle radiazioni in loco e fuori sede e misure di preparazione e risposta alle emergenze;
  7. Devono esserci comunicazioni affidabili con l’autorità di regolamentazione e altri soggetti.”

“Venendo alla presente situazione in Ucraina, gli attacchi a Kharkiv e Zaporizhzhya, le interruzioni delle comunicazioni, delle connessioni elettriche e il trattamento del personale a Chernobyl e Zaporizhzhya violano vari dei 7 pilastri di sicurezza decisi dal Consiglio dei governatori della IAEA. Il caso più grave è chiaramente l’attacco armato alla centrale di Zaporizhzhya, che appare un’esplicita violazione del Protocollo I e della Norma 42, oltre alle stesse regole militari della Russia.”

 

E’ comunque in un certo senso “rassicurante” – nell’attuale specifica situazione degli impianti nucleari in Ucraina – la conclusione che descrive:

“Fortunatamente il coinvolgimento delle strutture nucleari non ha prodotto finora vittime o contaminazione radioattiva e quindi appare un danno marginale in una guerra sempre più cruenta, indiscriminata e distruttiva, che presenta gravi violazioni del diritto umanitario e la distruzione di importanti beni culturali, luoghi di culto, ospedali e scuole. Tuttavia le installazioni nucleari racchiudono “forze pericolose” di tale natura che richiedono un’attenzione particolare e continua, specie un una guerra che sembra non dare adito a speranze di una risoluzione entro breve tempo.”


Acronimi e Note:

  • IAEA: Agenzia internazionale per l’energia atomica
  • SNRIU: Ispettorato statale ucraino per la regolamentazione nucleare
  • ICRC: Comitato internazionale della Croce Rossa

L’articolo è stato pubblicato anche nel sito della rivista online dell’Università di Padova.

 


Alessandro Pascolini è uno studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, ed è vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze. Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. Dal 1988 al 2002 è stato responsabile delle attività di promozione della cultura scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, producendo una sessantina di mostre in Italia e all’estero e predisponendo testi e materiali audiovisivi, cinematografici e multimediali. La Società Europea di Fisica gli ha conferito il premio 2004 per la divulgazione scientifica. È vicepresidente dell’ISODARCO e partecipa alle Pugwash Conferences on Science and World Affairs.


 

“La nostra responsabilità medica è quella di impedire che ciò non accada mai”

Dal sito “Lakartidningen.se” – il sito web dei medici svedesi contro le armi nucleari – un importante contributo di riflessione. Qua la traduzione della pagina in italiano.


Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, i sito web dei medici svedesi contro le armi nucleari hanno ricevuto oltre 120.000 visite. L’organizzazione mette in guardia sugli effetti delle armi nucleari e descrive ad esempio come Stoccolma sarebbe colpita. “Nessun sistema sanitario è in grado di gestire le conseguenze”, afferma il presidente Vendela Englund Burnett.

di Jesper Cederberg (jesper.cederberg@lakartidningen.se)

 

Lakartidningen.se 01/03/2022

Domenica (il 27 febbraio – ndr), il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato un’allerta intensificata per le cosiddette forze deterrenti nel paese. È stato interpretato da molti come ordine di allerta per le unità dotate di armi nucleari.

Forse questo è uno dei motivi per cui l’Agenzia svedese per le emergenze civili (MSB) ha avuto 40 volte più visite del solito sulla sua mappa dei rifugi in Svezia, come riportato da Sveriges Radio. E da quando la Russia ha invaso l’Ucraina giovedì, i medici svedesi contro le armi nucleari hanno avuto oltre 120.000 visite al loro sito web, molto più del normale, ha detto l’organizzazione senza scopo di lucro a Läkartidningen.

I medici svedesi contro le armi nucleari sperano che il lancio di armi nucleari sia ancora uno scenario lontano. Ma l’organizzazione avverte che le minacce devono essere prese sul serio.

“Le armi nucleari sono l’ultima minaccia alla vita e alla salute dell’umanità. Non possiamo curare le ferite e difficilmente possiamo nemmeno alleviare e confortare. Quindi dobbiamo prevenire”, afferma Vendela Englund Burnett, specialista in medicina generale e presidente dei medici svedesi contro le armi nucleari.

“Dobbiamo fare tutto il possibile per non finire in quella situazione, in cui noi medici non possiamo davvero fare nulla. Nessun sistema sanitario al mondo può gestire l’effetto di una singola ‘piccola’ arma nucleare”, dice, ricordando che la World Medical Association ha esortato i medici a lavorare preventivamente contro le armi di distruzione di massa.

Tale arma “piccola”, che può essere chiamata arma nucleare tattica o arma nucleare da campo di battaglia, è relativamente piccola rispetto alle cosiddette armi nucleari strategiche. Ma è già incredibilmente potente.

“La cosa pericolosa è che si pensa che le armi nucleari tattiche siano piccole bombe. Ma sono ancora armi di distruzione di massa”, dice Vendela Englund Burnett.

Alcune settimane fa, i medici svedesi contro le armi nucleari hanno pubblicato un’indagine sugli effetti di un attacco nucleare. Un esempio: una detonazione su Stoccolma.

“Non vediamo assolutamente alcuna minaccia per Stoccolma, ma si può esemplificare con Stoccolma”, afferma.

Si stima che un’arma nucleare con 100 chilotoni di potenza esplosiva, una dimensione comune se si guarda all’arsenale tra i Paesi dotati di armi nucleari, uccida circa 90.000 persone e ne ferisca 250.000 se esplode sopra il centro della città. Significherebbe anche che tre ospedali d’emergenza su sette sarebbero completamente o parzialmente distrutti.

“Se contiamo bene, avremmo circa 50-100 pazienti per luogo di cura. Ogni medico avrebbe 25-30 pazienti per volta, e questi sono pazienti con combinazioni di traumi, lesioni, ustioni, danni da radiazioni e molti che sono diventati ciechi”.

Sebbene diversi Paesi abbiano queste armi di distruzione di massa, sottolinea che, ad esempio, i test nucleari attraverso accordi internazionali sono diventati molto rari. E crede che sia responsabilità dei medici lavorare per l’abolizione delle armi nucleari.

“Come medici, abbiamo rispetto. Non è politica, è nostro compito proteggere la vita e la salute. E non c’è altro modo che assicurarsi che non accada.”

Vendela Englund Burnett ricorda che gli operatori sanitari russi, insieme ad altre professioni, hanno unito le forze in una protesta contro la guerra. E ha una richiesta per i medici svedesi che hanno contatti russi:

– Se avete amici e contatti collegiali con medici russi, contattateli. Questa mattina ho avuto contatti con un medico russo che ha firmato la lettera a Putin. Quindi riversa coraggio in loro, fornisci loro informazioni, in modo che non si sentano soli e isolati. –

 

TPNW: nuovamente rimandato il Meeting degli Stati aderenti

Dopo l’iniziale spostamento della data, è adesso nuovamente rimandato il Meeting degli Stati aderenti al TPNW.

Nello stesso Trattato (articolo 8, paragrafo 2) era stato specificato che la convocazione del primo Meeting avrebbe dovuto avvenire entro un anno dalla sua entrata in vigore quindi già nello scorso mese di Gennaio. Scadenza già però posticipata al marzo prossimo.

Leggiamo dalle News nel sito icanw.org:

“Il primo Meeting degli States Parties era originariamente previsto per il 22-24 marzo a Vienna, ma a causa delle continue sfide del COVID-19, gli Stati aderenti hanno avviato un processo di consultazione sulle migliori date e formati per procedere con l’incontro. Oltre alle preoccupazioni per la salute, la decisione di rinviare è stata dettata anche dal desiderio degli Stati aderenti di garantire un incontro inclusivo, a cui la società civile possa partecipare pienamente, cosa che sarebbe stata molto più difficile in un formato limitato e online.”

Causa dell’ulteriore posticipo è quindi l’emergenza sanitaria quale stiamo vivendo da due anni a questa parte, ma anche l’importanza di una partecipazione “in presenza” delle molteplici istanze della Società Civile a corredo del Meeting. E dalle Nazioni Unite ecco l’annuncio ufficiale:

“Il 31 gennaio 2022, gli States Parties del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari hanno deciso di riinviare l’incontro, dal 22 al 24 marzo 2022, e di mantenere una riserva provvisoria per le date del 19-21 luglio 2022 presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna per garantire che le date rimangano disponibili; autorizzano il Presidente designato e il Segretariato a continuare a esplorare le alternative; richiedono al Presidente designato e al Segretariato di riferire su eventuali opzioni alternative”

Per i P5 un dono natalizio

Dalle buone intenzioni ai passi concreti. “I 5 Nuclear States sembra che abbiano chiaro le necessarie prospettive per la sicurezza mondiale globale e individuale dei singoli paesi, ma sembra che non si rendano conto dei concreti passi necessari per il loro raggiungimento.”


“Stamane mi sono imbattuto nel comunicato congiunto della decima conferenza P5, dove le potenze nucleari parte del NPT esprimono le loro vedute per la prossima conferenza di revisione del trattato e su “altre questioni”. Mi è apparso chiaro che i P5 hanno bisogno d’aiuto, dato che non si rendono conto che molti dei problemi dipendono proprio da loro e quindi ho pensato di segnalare loro, quale dono natalizio, semplici passi che possono fare immediatamente.
Con tanti sinceri auguri per le prossime feste e per un nuovo anno che non sia ancora bisesto”.

Riceviamo questa lettera di riflessione come “regalo natalizio” che il prof. Alessandro Pascolini, Vicepresidente di Isodarco, vorrebbe poter suggerire ai cinque Nuclear States rappresentati nel NPT, il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare la cui decima conferenza di revisione si terrà nel prossimo gennaio. E che pone l’attenzione sulla necessità di azioni concrete per facilitare l’attuazione di quelle che comunque sono già intenzioni da loro dichiarate nel comunicato.

 

“Il documento [il Comunicato congiunto dei P5 redatto a Parigi lo scorso 3 dicembre – NDR] fa vedere come i P5 abbiano chiaro le necessarie prospettive per la sicurezza mondiale globale e individuale dei singoli paesi, ma sembra che non si rendano conto dei concreti passi necessari per il loro raggiungimento. Nello spirito natalizio degli scambi di doni, ci permettiamo di segnalare i mezzi già a loro disposizione per effettivi progressi verso gli obiettivi da loro stessi indicati.”

Questo allora è quanto indica come azioni concrete per i Cinque:

  • L’entrata in vigore del CTBT verrà fortemente agevolata se la Cina e gli USA lo ratificano;
  • Per rendere pienamente efficaci le zone prive di armi nucleari occorre che i P5 ratifichino i protocolli aggiuntivi che le riguardano: gli USA hanno ratificato solo quelli del trattato di Tlatelolco, nessuno dei P5 ha ratificato il trattato di Bangkok, e Cina, Francia e Regno Unito devono ancora ratificare il III protocollo del trattato di Rarotonga;
  • Se gli USA intendono “sostenere” una zona senza armi di distruzione di massa in Medio Oriente potrebbero partecipare con gli altri P5 ai lavori della conferenza dell’ONU sul tema, che ha già tenuto due sessioni (19–22 novembre 2019 e 29 novembre–3 dicembre 2021);
  • Una politica di trasparenza e informazione sugli aspetti essenziali delle dottrine e delle forze nucleari dei P5, non solo fra loro ma verso tutti i paesi e la comunità internazionale, è cruciale in quanto riguarda tutti, dato i rischi posti da tali armi. Particolarmente oscura è la situazione cinese, ma tutti i P5 ritengono che l’ambiguità sia una componente della deterrenza nucleare; gli USA hanno recentemente annunciato di aver completato la nuova versione della loro Nuclear Posture Review, ma non l’hanno ancora resa pubblica.

E prosegue:

“Il rischio di conflitti nucleari è dovuto e creato appunto dalle politiche e attività dei P5, per cui dovrebbe essere loro facile provvedere. Suggerimenti per la riduzione del rischio includono la diminuzione del ruolo delle armi nucleari nelle dottrine globali e operative dei P5, la riduzione dello stato di allerta dei missili, il rafforzamento delle procedure e dei controlli di sicurezza, il mantenimento del pieno controllo umano sui sistemi nucleari, la partecipazione di tutti i P5 alle esercitazioni militari degli altri paesi, il ripristino di negoziati per il controllo degli armamenti, contatti diretti fra i massimi responsabili militari dei P5 con collegamenti diretti in caso di crisi, sospensione dello sviluppo di armi destabilizzanti, in primis sistemi anti-missile e anti-satellite, armi ipersoniche e cibernetiche, riduzione di spostamenti e concentrazioni di truppe, di voli provocatori di aerei militari e forze navali in zone critiche. Naturalmente primario è il ritorno a rapporti internazionali pacifici, sostituendo alla presente feroce competizione collaborazioni scientifiche ed economiche nel comune interesse.”

“Infine, l’auspicato disarmo nucleare e generale richiede un deciso ribaltamento dell’attuale corsa agli armamenti, con gli intensi programmi di “modernizzazione” e potenziamento qualitativo di tutti i sistemi d’arma, dai sistemi nucleari a quelli convenzionali sempre più autonomi e “intelligenti”. Un segno chiaro dovrebbe essere una generale diminuzione delle spese militari, che invece vedono un’ulteriore espansione, difficilmente comprensibile a fronte dei gravissimi problemi economici, sociali e ambientali della presente situazione mondiale.”

Questo è il nostro dono natalizio alle 5 potenze nucleari, con la promessa che continueremo a controllarle e assisterle anche nel prossimo anno.”

Padova, notte di Natale 2021


Nota: Alessandro Pascolini è uno studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, ed è vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze. Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. È vice-presidente di ISODARCO (International School on Disarmament and Research on Conflicts) e partecipa alle Pugwash Conferences on Science and World Affairs.

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“Le nostre vittorie nel 2021”: da ICAN un resoconto di fine anno

“Qualunque cosa sia successa quest’anno, il 2021 è stato una pietra miliare per il nostro movimento, dopo che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore il 22 gennaio 2021, rendendo le armi nucleari finalmente illegali secondo il diritto internazionale. Questo di per sé è un risultato che ha richiesto molti decenni di lavoro”. E’ quanto Daniel Högsta, Campaign Coordinator di ICAN, ha espresso nel resoconto che ha inviato in questi ultimi giorni agli attivisti del movimento.

Il rapporto prosegue con un elenco seppur parziale di risultati, sicuramente positivi:

  • 127 istituzioni finanziarie hanno smesso di investire nel 2021 in società che producono armi nucleari, con molte di esse che citano l’entrata in vigore del trattato e il rischio di una percezione pubblica negativa come ragioni per il cambiamento delle loro politiche di investimento.
  • Norvegia e Germania hanno annunciato che parteciperanno alla prima riunione degli States Parties del TPNW in qualità di osservatori, diventando così i primi Stati della NATO (e nel caso della Germania, uno Stato che ospita armi nucleari) a sottrarsi alla pressione contro il Trattato da parte degli Stati dotati di armi nucleari.
  • Accogliendo con favore gli 8 nuovi Stati che hanno aderito al Trattato e aiutando molti altri Stati ancora lontani nel loro processo interno per la ratifica, sappiamo che si uniranno nei prossimi mesi.
  • New York City chiede al governo degli Stati Uniti di aderire al Trattato e di far disinvestire i Fondi Pensione pubblici dalle Società legate alle armi nucleari.

In seguito, Daniel prosegue con un caloroso ringraziamento:

“Alla fine del 2021, voglio ringraziare te e tutti i nostri incredibili sostenitori per tutto ciò che abbiamo raggiunto insieme. Durante tutto l’anno, abbiamo avuto tanti motivi per festeggiare e abbiamo usato ogni vittoria come un’altra opportunità per fare pressione sui governi riluttanti affinché soddisfino le aspettative dei loro cittadini di un mondo libero dalle armi nucleari”.

L’imminente evento chiave che sarà il primo Meeting degli States Parties a Vienna nel marzo prossimo è un ulteriore motivo di incoraggiamento e di speranza. Infatti, “tra soli tre mesi, i Paesi che hanno aderito al trattato si incontreranno per la prima volta per discutere alcuni dei dettagli tecnici del trattato e impegnarsi a compiere passi concreti per adempiere ai propri obblighi. ICAN è incredibilmente orgoglioso di essere presente come coordinatore della Società Civile e non vediamo l’ora di condividere con voi ciò che avverrà”.


A proposito di finanziamenti alle industrie coinvolte nella filiera del nucleare: è adesso disponibile un sito web che aiuta a “come fare” per far sì che istituzioni bancarie, finanziarie ecc. distolgano la disponibilità di capitali dalle industrie coinvolte in varia misura nella produzione di ordigni nucleari o parti di essi.

ICAN Divest. “Nuclear weapons are a bad investment”


Vedi anche: Don’t Bank on the Bomb! Un esempio da imitare