IPPNW al Summit in Vaticano


Come già descritto nel precedente post, la trascorsa Assemblea dei Premi Nobel focalizzante i rischi dell’Intelligenza Artificiale nei possibili conflitti nucleari e svoltasi in Vaticano dal 14 al 16 luglio scorsi, ha visto presenti anche rappresentanti di IPPNW.

Pubblichiamo in allegato la relazione di apertura dell’Assemblea da parte del Dr. James Muller, Co-fondatore di IPPNW:

e qua il comunicato stampa diramato dall’Organizzazione, che presenta anche riferimenti per ulteriori approfondimenti:

Nota: dopo il Summit in Vaticano, riteniamo importante segnalare a questo proposito la pubblicazione, da parte della Libreria Editrice Vaticana, di un nuovo volume del Papa intitolato “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. Un’antologia che riporta diversi suoi interventi sul tema della pace a partire dal giorno della sua elezione:

“Leone XIV: non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace”. Da Vatican News la sua recensione.


“Sono diventato Morte / distruttore dei mondi”

Cade oggi, 16 luglio, l’81° anniversario della prima deflagrazione atomica. Il Trinity test ad Alamgordo, nel Nuovo Messico.
E nel frattempo, tra minacce e possibili speranze…


Gli scienziati del Manhattan Project non erano neanche sicuri che l’atomica sarebbe esplosa, quel 16 luglio del 1945. Questo test era necessario, quindi, prima che quel tipo di ordigno potesse poi venire impiegato, nel conflitto mondiale seppure ormai giunto quasi al termine.

Era una bomba al Plutonio, simile a quella sganciata su Nagasaki neanche un mese dopo. La sua potenza, 25 chilotoni, fa quasi sorridere al giorno d’oggi, ma bastò quasi ad accecare gli spettatori intervenuti, e forse anche a stupire gli stessi scienziati.

Che oltretutto, non erano ancora consapevoli degli effetti a lungo termine di simili armamenti; e le conseguenze sull’ambiente e le popolazioni circostanti si riscontrano ancora oggi.



Scrive Melissa Parke, attuale Executive Director di ICAN, in un messaggio indirizzato agli attivisti della Campagna:

“Un anno fa ci unimmo ai membri della comunità del Nuovo Messico, negli Stati Uniti, per ricordare al mondo che l’impatto della prima detonazione nucleare a Trinity si fa ancora sentire in tutta la regione. Continuiamo a diffondere in tutto il mondo le vicende di coloro che sono stati colpiti e di coloro che continuano a resistere”.

“I’m Become Death”


Ritorniamo però ai giorni d’oggi, tra minacce globali e possibili speranze. Sempre Melissa Parke annuncia:

“Questa settimana mi trovo in Vaticano per parlare con esperti di una nuova e terrificante minaccia nucleare, ovvero i rischi dell’intelligenza artificiale e delle armi nucleari. Si è scritto molto su questi rischi e di recente abbiamo elaborato un’analisi dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul pensiero in materia di deterrenza nucleare. Questa sfida conferisce un nuovo livello di urgenza al nostro lavoro”.

AI and the Absurdity of Nuclear Deterrence

Si è appena conclusa infatti in Vaticano l’importante “Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War” che ha visto partecipi 200 tra Premi Nobel per la Pace, ex capi di Stato, rappresentanti universitari ed esperti per discutere di intelligenza artificiale e guerra nucleare.

ICAN è stata tra le partecipanti dell’Assemblea, che ha visto intervenire anche altre diverse Organizzazioni internazionali quali IPPNWPugwashSoka Gakkai, the Bulletin of the Atomic Scientists, oltre a istituzioni accademiche quali la Catholic University of AmericaUniversity of ChicagoHarvard (in fondo alla pagina sopra indicata è mostrato il logo delle diverse Organizzazioni).


Firmata la “Dichiarazione di Roma”, un impegno sulle armi nucleari e sull’IA


“Dopo il primo lampo, bianchi come latte bollente

gli occhi sbiancati si offuscano nelle orbite e brancolano verso

la vista mortale, mero fuoco che ribolle nell’aria carbonizzata.

Il vento solleva e sventola un manto di polvere del deserto

in onde e pieghe gettate sulle spalle scarlatte

di fiamma. Una forma deforme si erge lentamente…

‘Sono diventato Morte, distruttore di mondi’…”

Robert Oppenheimer

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Il prof. Manlio Giacanelli ci ha lasciati

COMUNICATO STAMPA


L’AIMPGN, Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare, Sezione Italiana dell’IPPNW, International Physicians for the Prevention of Nuclear War, organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985, comunica la perdita del Collega ed Amico Dr. Prof. Manlio Giacanelli, proprio Presidente Onorario.

Professore emerito neurologo e già direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma fu Socio fondatore con atto notarile, nell’ottobre 1982, della Sezione Italiana dell’IPPNW, che nacque dall’interno del Comitato Scientifico Italiano “Medicina per la Pace” istituito presso Palazzo Valentini, Provincia di Roma, e suo primo Segretario Nazionale.

Quel Comitato Scientifico, di cui fecero parte accademici dei Lincei e Pontifici, membri della Presidenza e del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e medici del Servizio Sanitario Nazionale. organizzò il I Incontro Scientifico Internazionale per la Prevenzione della Guerra Nucleare “Medicina per la Pace” che si tenne a Roma, all’Accademia dei Lincei ed al Teatro Argentina, l’11, 12 e 13 marzo 1983, in piena Guerra Fredda, alla presenza di Bernard Lown, docente cardiologo a Harvard (USA) e di Eugene Chazov, Direttore della Sezione Cardiologica dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica e medico del Cremlino, Co Fondatori e Co Presidenti dell’IPPNW, che due anni dopo fu insignita del Premio Nobel per la Pace 1985 per aver catalizzato la ripresa dei colloqui USA/URSS per la Prevenzione della Guerra Nucleare ed il disarmo nucleare.

Manlio ebbe un ruolo continuo, costante e tenace che ha continuato ad alimentare con la sua forza verso i giovani anche con attività telematiche di educazione alla pace ed al disarmo nucleare. Lo piangiamo stringendoci ai suoi familiari.


I funerali si sono tenuti martedì 7 aprile alle ore 10:30 presso la basilica di San Saba in via San Saba 19 a Roma.


Vedi anche: In ricordo di Manlio Giacanelli (agenzia Pressenza)

Ciao papà. Dal figlio, un ricordo

In Iran siamo vicini a una guerra nucleare?

Un’intervista a Ira Helfand, già co-presidente di IPPNW e membro di ICAN, sui possibili sviluppi della guerra provocata dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.

(Font: MEE LIVE)

(se necessario attivare i sottotitoli, anche in italiano)


Un estratto dalla descrizione dell’intervista (pagina del video su YouTube):

“Le armi nucleari sono la ragione per cui si sta combattendo la guerra contro l’Iran, se si crede al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Eppure rimangono un concetto astratto nei notiziari. Parliamo di programmi nucleari, capacità nucleari e armi nucleari. Non parliamo di guerra nucleare.

È naturale non soffermarsi su una devastazione inimmaginabile, o su un inferno di fronte al quale siamo impotenti.

Ma il dottor Ira Helfand afferma che dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando quando parliamo di guerra nucleare.

Perché, a suo avviso, la guerra regionale potrebbe trasformarsi in una guerra nucleare.”

IPPNW CONDANNA GLI ATTACCHI CONTRO L’IRAN, CHIEDE IL RITORNO AI NEGOZIATI

La dichiarazione di condanna da IPPNW

“International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) condanna inequivocabilmente l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele e li invita a cessare immediatamente ogni ulteriore uso della forza e a tornare al tavolo dei negoziati.

Gli attacchi non provocati, apparentemente per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari e missili balistici in grado di fornire una testata nucleare, sono incredibilmente pericolosi e controproducenti. Il conflitto minaccia la vita di un gran numero di civili in Iran e Israele. Attaccare le strutture iraniane potrebbe causare devastazione diffusa e significativi rilasci di radioattività. E la situazione potrebbe degenerare in una guerra regionale e alla fine portare all’uso di armi nucleari, la stessa cosa che il mondo ha più bisogno di prevenire.

Per decenni, gli Stati Uniti e Israele hanno respinto molteplici opportunità per cercare una soluzione pacifica alle legittime preoccupazioni che l’Iran possa sviluppare una capacità di armi nucleari per contrastare il possesso illegale clandestino di armi nucleari da parte di Israele. Ciò ha incluso il rifiuto di molteplici tentativi da parte delle Nazioni Unite e degli Stati parti del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) di negoziare una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente. Durante il suo primo mandato, il presidente degli Stati Uniti Trump ha abbandonato sommariamente l’accordo nucleare iraniano negoziato nel 2015 che aveva contenuto con successo il programma nucleare iraniano.

Il ministro degli Esteri dell’Oman Badr Albusaidi, che aveva mediato l’attuale ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran, ha condannato gli attacchi dicendo: “I negoziati attivi e seri sono stati, ancora una volta, compromessi. Né gli interessi degli Stati Uniti né la causa o la pace mondiale sono serviti”. Non esiste una soluzione militare al problema della proliferazione delle armi nucleari in nessuna parte del mondo, in particolare in Medio Oriente. La necessità di sforzi regionali e internazionali per negoziare un Medio Oriente libero da armi nucleari non è mai stata più urgente. L’unico modo per prevenire l’ulteriore diffusione delle armi nucleari – e per garantire che le armi nucleari non vengano mai più utilizzate – è che tutte le nazioni si uniscano al trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari (TPNW) che eliminerà tutte le armi nucleari esistenti e impedirà a tutti gli stati di acquistarle o riacquistarle in futuro.”

 

(traduzione automatica dal documento originale)


Sempre più vicino a Mezzanotte

Traduzione dell’articolo “Doomsday Clock moves closer to midnight” pubblicato da ICAN

(https://www.icanw.org/doomsday_clock_moves_closer_to_midnight)


Il Bulletin of the American Scientists ha spostato l’Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte. È la distanza più vicina alla mezzanotte mai raggiunta. E una cosa è già ovvia da una prospettiva europea: finché i paesi europei permetteranno che le armi nucleari di altri paesi siano installate sul loro territorio, l’orologio rimarrà pericolosamente vicino alla mezzanotte.

Pericoli nucleari in aumento

Il Bulletin cita giustamente la scadenza del nuovo trattato START, l’ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari tra Russia e Stati Uniti, come motivo di preoccupazione. Lo stesso vale per gli ingenti investimenti effettuati da tutti gli stati dotati di armi nucleari nei loro arsenali, che saliranno a oltre 100 miliardi di dollari nel 2024 e sono in continua crescita. Anche la crescente retorica in tutta Europa, che normalizza l’idea di nuove armi nucleari e la possibilità di proliferazione, sta contribuendo a questo aumento del rischio globale.

Legittime preoccupazioni per la sicurezza

L’uso di armi nucleari ovunque avrà conseguenze significative dappertutto, anche in Paesi lontani dal luogo in cui le bombe vengono sganciate. Per questo motivo la maggior parte dei Paesi è firmataria o parte del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Il TPNW mette espressamente al bando le minacce nucleari e offre un forum ai paesi interessati dai rischi nucleari per stimolare l’azione. Riconoscendo che le politiche di deterrenza nucleare rappresentano un rischio per la sicurezza di tutti i Paesi, ovunque essi siano, gli Stati parte del TPNW lavorano oltre confine e a tutti i livelli politici per sostenere la fine di queste politiche di coercizione e ricatto e il ritorno all’ordine multilaterale basato su regole.

Il punto di vista dall’Europa

Oggi l’Europa è circondata da bombe nucleari statunitensi in sei paesi NATO e da armi nucleari russe dispiegate in Bielorussia. Queste armi non sono sotto il controllo democratico europeo, eppure sono destinate a essere utilizzate in Europa. L’entità dei danni ai civili e alle infrastrutture critiche è inimmaginabile, soprattutto considerando che la potenza esplosiva della maggior parte di queste armi è tre volte superiore a quella delle bombe che hanno incenerito le città di Hiroshima e Nagasaki. L’annuncio dell’Orologio dell’Apocalisse dovrebbe essere lo spunto per un dibattito serio: perché gli europei continuano ad accettare tutto questo?

Una scacchiera nucleare in Europa

Sette Paesi europei ospitano armi nucleari straniere. Circa 100 bombe nucleari a gravità B61 statunitensi sono attualmente dislocate in sei paesi: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Turchia, nell’ambito degli accordi di condivisione nucleare della NATO. Gli Stati Uniti stanno dispiegando nuove bombe nucleari in queste basi NATO, dotate del sistema di coda guidata della Boeing e con una potenza di fuoco flessibile fino a tre volte superiore a quella della bomba sganciata su Hiroshima.

Queste bombe sono progettate per essere utilizzate in Europa. Trasformano i paesi ospitanti in rampe di lancio e bersagli. La Russia ha ora dispiegato decine di armi nucleari tattiche in Bielorussia, inclusi sistemi missilistici con capacità nucleare e una gittata tale da colpire le capitali europee in pochi minuti. Dal punto di vista di un cittadino di Bruxelles, Berlino, Varsavia o Vilnius, queste sono immagini speculari dello stesso problema: le armi statunitensi in Europa e le armi russe in Bielorussia sono dislocate su suolo straniero, controllate da leader stranieri e destinate a essere utilizzate sul territorio europeo.

L’Orologio dell’Apocalisse ci dice che questa logica – trasformare di nuovo l’Europa in una scacchiera nucleare – è parte di ciò che tiene il mondo così vicino alla catastrofe.

Bombe altrui – e politiche altrui.

Le bombe nucleari statunitensi in Europa sono sotto il controllo del presidente degli Stati Uniti. Gli stati ospitanti forniscono basi, piloti e aerei – e accettano il rischio politico e umanitario – ma la decisione di utilizzare le armi spetta a Washington. Lo stesso vale per la Bielorussia. Le armi nucleari russe dispiegate lì rimangono sotto il comando russo. I bielorussi non hanno voce in capitolo su come vengono utilizzate, eppure subirebbero le conseguenze di qualsiasi attacco o ritorsione.

Florian Eblenkamp, ​​responsabile dell’advocacy dell’ICAN, avverte: “Quando una sola persona a Washington può, nel giro di pochi giorni, mettere in dubbio la NATO sulla Groenlandia o sul commercio, diventa più difficile giustificare il fatto di basare la sicurezza europea sulle armi nucleari statunitensi dislocate qui; le bombe nucleari statunitensi in Europa sono ora ostaggi della politica interna statunitense. I cittadini europei corrono il rischio, ma non hanno le chiavi”.

Tornare indietro nel tempo

L’urgenza di questo momento richiede un’azione. L’unico modo credibile per tornare indietro nel tempo in modo permanente è stigmatizzare, proibire ed eliminare le armi nucleari attraverso il Trattato per la protezione dalle armi nucleari (TPAN).

“L’Orologio dell’Apocalisse non è una previsione, è un avvertimento. Le armi nucleari, le guerre dall’Ucraina a Gaza, la crisi climatica e le tecnologie fuori controllo sono tutte parte del problema, ma sono tutte create dall’umanità. Ciò significa che possiamo anche cambiare rotta. Il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN) è un percorso chiaro per riportare indietro le lancette dell’orologio”, ha dichiarato Melissa Parke, Direttore Esecutivo dell’ICAN.

Alexandra Bell, Presidente e CEO del Bulletin of the Atomic Scientists, ha inoltre affermato: “Ogni volta che siamo riusciti a respingere queste minacce esistenziali è perché i cittadini comuni si sono impegnati” e ha proseguito: “Abbiamo ancora tempo per risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato”.

E la strage continua


All’indomani dell’atteso annuncio, emesso ieri 27 gennaio da parte del “Bulletin of the Atomic Scientists”, di quanto virtualmente siamo vicini alla mezzanotte dell’umanità, può essere di aiuto un approfondimento su quanto i passati test nucleari siano stati capaci di provocare sulle popolazioni coinvolte in più parti del pianeta? Spesso il pensiero sugli effetti dell’Atomic Bomb sembra ancora relegato alle vicende di fine WWII nei libri di storia – e quanto sanno di retorica, o di vane promesse, le celebrazioni del 6 e 9 agosto di ogni anno! Ma ecco, se potesse servire la consapevolezza di quanta sofferenza hanno vissuto i due milioni di umani deceduti a causa delle migliaia di test nucleari tra il 1945 e 2017, forse un sempre maggiore numero di viventi su questa Terra potrebbe unire la propria voce per imporre alle potenze atomiche un ripensamento e soprattutto, un ritorno alla ragione.

Questa riflessione a caldo viene dalla scoperta del report “Is it Safe?” redatto dall’Organizzazione norvegese Norvegian People’s Aid, che illustra e approfondisce storia e conseguenze di questo periodo mai concluso.

“Tra il 1945 e il 2017, più di 2.000 test nucleari – sia atmosferici che sotterranei – sono stati condotti in siti ora situati in 15 paesi: Algeria, Australia, Cina, Francia (nel Mā’ohi Nui/Polinesia francese), India, Kazakistan, Kiribati, Isole Marshall, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Turkmenistan, Ucraina, Stati Uniti e Uzbekistan. Questi stati continuano a subire impatti duraturi e in molti casi gravi. Il peso più pesante è caduto sulle comunità che vivono vicino ai siti di prova, in particolare le popolazioni indigene e le popolazioni in territori precedentemente colonizzati.”

States directly impacted by nuclear testing worldwide
Fonte: Norwegian People’s Aid

I sopravvissuti vi affrontano ancora le conseguenze umanitarie e ambientali: tassi elevati di cancro, malattie cardiovascolari, anomalie congenite e traumi, oltre alla preoccupazione per i potenziali effetti sulla salute su se stessi, sui loro figli e nipoti. In più, in alcune aree, la terra rimanendo inabitabile dopo decenni, e il cambiamento climatico aggravando questi rischi.

Ma sono tutte vicende sottostimate, secretate, e lasciando spesso le popolazioni coinvolte inconsapevoli dei pericoli o di come proteggersi.

Ma…

Basterà la testimonianza di quanto descritto – e son vicende ignorate dai più – a dare a noi vivi più di un pensiero? Magari non relegato alle paure naturalmente istintive ma espandendosi ad azioni nel concreto?

Le armi nucleari non sono una forza della natura, non sono generate da Dio, sono qualcosa che gli esseri umani hanno prodotto, e noi le possiamo smantellare, sappiamo come fare. Ciò che manca è la volontà politica.
E per questo ci rivolgiamo a voi, perché questo compito, l’eliminazione delle armi nucleari, richiede il coinvolgimento di ciascuno di noi.” Questo è quanto disse, nel 2014 a Roma al Summit dei Premi Nobel per la Pace, il dott. Ira Helfand, già IPPNW Co-President.

Forse siamo ancora in tempo a farlo.


Vedi anche:

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IPPNW Statement sull’intervento militare USA in Venezuela.

(Traduzione dallo Statement di IPPNW del 7 gennaio 2026)


L’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) condanna l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio 2026.

Come ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, “Gli Stati Uniti hanno giustificato il loro intervento sulla base della lunga e spaventosa situazione dei diritti umani del governo venezuelano, ma l’assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani non può essere ottenuta con un intervento militare unilaterale in violazione del diritto internazionale”.

L’azione degli Stati Uniti non solo ha costituito una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, ma potrebbe anche portare ad azioni militari unilaterali simili da parte di nazioni dotate di armi nucleari contro altre nazioni e territori sovrani nell’Indo-Pacifico, in Europa, in America Latina, in Medio Oriente e altrove. Insieme all’intervento militare della Russia in Ucraina, l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela apre una nuova pericolosa era di insicurezza e instabilità globale.

Legittime preoccupazioni relative a frodi elettorali, traffico di droga, violazioni dei diritti umani o controversie territoriali non possono giustificare azioni militari unilaterali, illegali e destabilizzanti, attuali o future, da parte di qualsiasi nazione, in particolare da parte di membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

È nell’interesse di tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, collaborare con e attraverso le Nazioni Unite per rafforzare lo stato di diritto e costruire le basi per soluzioni pacifiche alle attuali controversie e crisi regionali e globali.

IPPNW invita gli Stati Uniti a ritirare le forze rimanenti in Venezuela e a sostenere una transizione pacifica guidata dal Venezuela verso un governo democraticamente eletto che rispetti il ​​diritto sovrano del popolo venezuelano a determinare il proprio futuro.


Qua il documento originale:

The IPPNW Statement on the US Intervention in Venezuela.