Scongiurare il conflitto in Ucraina

Un documento redatto da IPPNW

La tensione crescente in Ucraina rischia di sfociare in un conflitto armato globale. E i colloqui diplomatici tra Mosca e Washington si arenano sul ventilato allargamento della NATO a nazioni ex-sovietiche – nel caso particolare a favore di Kiev.

Giova riprendere in mano lo Statement redatto il 17 dicembre scorso dall’Executive Committee di IPPNW. Un documento che invita alla moderazione e al dialogo, nello sforzo di scongiurare il grave pericolo di una guerra che potrebbe facilmente degenerare in un conflitto nucleare.

“È fondamentale riconoscere le esigenze di sicurezza della Russia, dell’Ucraina e dell’UE. Le manovre militari vicino ai confini russo e ucraino e le forniture di armi all’Ucraina devono essere interrotte immediatamente. Mentre le manovre invernali russe al confine con l’Ucraina e in Crimea sono percepite come una minaccia dalla comunità occidentale, anche le esercitazioni militari della NATO vicino ai confini della Russia e nel Mar Nero sono azioni inutili e pericolose. Ad esempio, tra marzo e giugno del 2021, “Defender-Europe 2021″, la più grande esercitazione militare guidata dall’esercito americano degli ultimi decenni, si è svolta in Europa con la partecipazione di 31.000 soldati provenienti da 27 Paesi.”

Lo Statement prosegue con un invito al confronto diplomatico, inoltre sottolineando gli errori nell’attuale approccio conflittuale da entrambe le parti:

“Sosteniamo qualsiasi iniziativa diplomatica all’interno dell’Unione Europea e del governo ucraino per ridurre le tensioni. Il compito urgente è promuovere misure concrete di disarmo e di riduzione dell’escalation.”

“L’Occidente dovrebbe riconoscere che l’espansione verso est della NATO influisce in modo sostanziale sugli interessi di sicurezza russi. IPPNW ricorda l’impegno verbale preso al presidente sovietico Gorbaciov di non espandere l’alleanza atlantica verso est oltre i confini di tutta la Germania. La Russia deve capire che la sua attività militare in Georgia, Moldova e Ucraina crea problemi di sicurezza tra i suoi vicini.”

E, infine, auspicando un cambio di prospettiva nei rapporti tra Occidente e Russia:

“I tempi sono maturi per avviare un cambio di paradigma nella politica di sicurezza con la Russia. I Paesi della NATO nell’UE dovrebbero esercitare pressioni sull’Alleanza per far rivivere i concetti di sicurezza comune.”


Il testo originale dello Statement: Paradigm change needed to address the current crisis in Ukraine, Russia and NATO

Per i P5 un dono natalizio

Dalle buone intenzioni ai passi concreti. “I 5 Nuclear States sembra che abbiano chiaro le necessarie prospettive per la sicurezza mondiale globale e individuale dei singoli paesi, ma sembra che non si rendano conto dei concreti passi necessari per il loro raggiungimento.”


“Stamane mi sono imbattuto nel comunicato congiunto della decima conferenza P5, dove le potenze nucleari parte del NPT esprimono le loro vedute per la prossima conferenza di revisione del trattato e su “altre questioni”. Mi è apparso chiaro che i P5 hanno bisogno d’aiuto, dato che non si rendono conto che molti dei problemi dipendono proprio da loro e quindi ho pensato di segnalare loro, quale dono natalizio, semplici passi che possono fare immediatamente.
Con tanti sinceri auguri per le prossime feste e per un nuovo anno che non sia ancora bisesto”.

Riceviamo questa lettera di riflessione come “regalo natalizio” che il prof. Alessandro Pascolini, Vicepresidente di Isodarco, vorrebbe poter suggerire ai cinque Nuclear States rappresentati nel NPT, il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare la cui decima conferenza di revisione si terrà nel prossimo gennaio. E che pone l’attenzione sulla necessità di azioni concrete per facilitare l’attuazione di quelle che comunque sono già intenzioni da loro dichiarate nel comunicato.

“Il documento [il Comunicato congiunto dei P5 redatto a Parigi lo scorso 3 dicembre – NDR] fa vedere come i P5 abbiano chiaro le necessarie prospettive per la sicurezza mondiale globale e individuale dei singoli paesi, ma sembra che non si rendano conto dei concreti passi necessari per il loro raggiungimento. Nello spirito natalizio degli scambi di doni, ci permettiamo di segnalare i mezzi già a loro disposizione per effettivi progressi verso gli obiettivi da loro stessi indicati.”

Questo allora è quanto indica come azioni concrete per i Cinque:

  • L’entrata in vigore del CTBT verrà fortemente agevolata se la Cina e gli USA lo ratificano;
  • Per rendere pienamente efficaci le zone prive di armi nucleari occorre che i P5 ratifichino i protocolli aggiuntivi che le riguardano: gli USA hanno ratificato solo quelli del trattato di Tlatelolco, nessuno dei P5 ha ratificato il trattato di Bangkok, e Cina, Francia e Regno Unito devono ancora ratificare il III protocollo del trattato di Rarotonga;
  • Se gli USA intendono “sostenere” una zona senza armi di distruzione di massa in Medio Oriente potrebbero partecipare con gli altri P5 ai lavori della conferenza dell’ONU sul tema, che ha già tenuto due sessioni (19–22 novembre 2019 e 29 novembre–3 dicembre 2021);
  • Una politica di trasparenza e informazione sugli aspetti essenziali delle dottrine e delle forze nucleari dei P5, non solo fra loro ma verso tutti i paesi e la comunità internazionale, è cruciale in quanto riguarda tutti, dato i rischi posti da tali armi. Particolarmente oscura è la situazione cinese, ma tutti i P5 ritengono che l’ambiguità sia una componente della deterrenza nucleare; gli USA hanno recentemente annunciato di aver completato la nuova versione della loro Nuclear Posture Review, ma non l’hanno ancora resa pubblica.

E prosegue:

“Il rischio di conflitti nucleari è dovuto e creato appunto dalle politiche e attività dei P5, per cui dovrebbe essere loro facile provvedere. Suggerimenti per la riduzione del rischio includono la diminuzione del ruolo delle armi nucleari nelle dottrine globali e operative dei P5, la riduzione dello stato di allerta dei missili, il rafforzamento delle procedure e dei controlli di sicurezza, il mantenimento del pieno controllo umano sui sistemi nucleari, la partecipazione di tutti i P5 alle esercitazioni militari degli altri paesi, il ripristino di negoziati per il controllo degli armamenti, contatti diretti fra i massimi responsabili militari dei P5 con collegamenti diretti in caso di crisi, sospensione dello sviluppo di armi destabilizzanti, in primis sistemi anti-missile e anti-satellite, armi ipersoniche e cibernetiche, riduzione di spostamenti e concentrazioni di truppe, di voli provocatori di aerei militari e forze navali in zone critiche. Naturalmente primario è il ritorno a rapporti internazionali pacifici, sostituendo alla presente feroce competizione collaborazioni scientifiche ed economiche nel comune interesse.”

“Infine, l’auspicato disarmo nucleare e generale richiede un deciso ribaltamento dell’attuale corsa agli armamenti, con gli intensi programmi di “modernizzazione” e potenziamento qualitativo di tutti i sistemi d’arma, dai sistemi nucleari a quelli convenzionali sempre più autonomi e “intelligenti”. Un segno chiaro dovrebbe essere una generale diminuzione delle spese militari, che invece vedono un’ulteriore espansione, difficilmente comprensibile a fronte dei gravissimi problemi economici, sociali e ambientali della presente situazione mondiale.”

Questo è il nostro dono natalizio alle 5 potenze nucleari, con la promessa che continueremo a controllarle e assisterle anche nel prossimo anno.”

Padova, notte di Natale 2021


Nota: Alessandro Pascolini è uno studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, ed è vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze. Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. È vice-presidente di ISODARCO (International School on Disarmament and Research on Conflicts) e partecipa alle Pugwash Conferences on Science and World Affairs.

______________________________

“Le nostre vittorie nel 2021”: da ICAN un resoconto di fine anno

“Qualunque cosa sia successa quest’anno, il 2021 è stato una pietra miliare per il nostro movimento, dopo che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore il 22 gennaio 2021, rendendo le armi nucleari finalmente illegali secondo il diritto internazionale. Questo di per sé è un risultato che ha richiesto molti decenni di lavoro”. E’ quanto Daniel Högsta, Campaign Coordinator di ICAN, ha espresso nel resoconto che ha inviato in questi ultimi giorni agli attivisti del movimento.

Il rapporto prosegue con un elenco seppur parziale di risultati, sicuramente positivi:

  • 127 istituzioni finanziarie hanno smesso di investire nel 2021 in società che producono armi nucleari, con molte di esse che citano l’entrata in vigore del trattato e il rischio di una percezione pubblica negativa come ragioni per il cambiamento delle loro politiche di investimento.
  • Norvegia e Germania hanno annunciato che parteciperanno alla prima riunione degli States Parties del TPNW in qualità di osservatori, diventando così i primi Stati della NATO (e nel caso della Germania, uno Stato che ospita armi nucleari) a sottrarsi alla pressione contro il Trattato da parte degli Stati dotati di armi nucleari.
  • Accogliendo con favore gli 8 nuovi Stati che hanno aderito al Trattato e aiutando molti altri Stati ancora lontani nel loro processo interno per la ratifica, sappiamo che si uniranno nei prossimi mesi.
  • New York City chiede al governo degli Stati Uniti di aderire al Trattato e di far disinvestire i Fondi Pensione pubblici dalle Società legate alle armi nucleari.

In seguito, Daniel prosegue con un caloroso ringraziamento:

“Alla fine del 2021, voglio ringraziare te e tutti i nostri incredibili sostenitori per tutto ciò che abbiamo raggiunto insieme. Durante tutto l’anno, abbiamo avuto tanti motivi per festeggiare e abbiamo usato ogni vittoria come un’altra opportunità per fare pressione sui governi riluttanti affinché soddisfino le aspettative dei loro cittadini di un mondo libero dalle armi nucleari”.

L’imminente evento chiave che sarà il primo Meeting degli States Parties a Vienna nel marzo prossimo è un ulteriore motivo di incoraggiamento e di speranza. Infatti, “tra soli tre mesi, i Paesi che hanno aderito al trattato si incontreranno per la prima volta per discutere alcuni dei dettagli tecnici del trattato e impegnarsi a compiere passi concreti per adempiere ai propri obblighi. ICAN è incredibilmente orgoglioso di essere presente come coordinatore della Società Civile e non vediamo l’ora di condividere con voi ciò che avverrà”.


A proposito di finanziamenti alle industrie coinvolte nella filiera del nucleare: è adesso disponibile un sito web che aiuta a “come fare” per far sì che istituzioni bancarie, finanziarie ecc. distolgano la disponibilità di capitali dalle industrie coinvolte in varia misura nella produzione di ordigni nucleari o parti di essi.

ICAN Divest. “Nuclear weapons are a bad investment”


Vedi anche: Don’t Bank on the Bomb! Un esempio da imitare

Ambiente e disarmo nucleare. Un incontro a Roma con gli studenti liceali

“La CO2, lo scongelamento, i buchi dell’ozono, solo per parlare di alcuni aspetti del disastro climatico. Ma una esplosione militare nucleare?”

E’ ancora usuale l’idea della deterrenza come possibile “cuscinetto” a protezione dei conflitti atomici? Esiste la consapevolezza che la guerra può venire avviata anche per errore? E quali conseguenze per l’ecosistema? Un incontro con i ragazzi del liceo classico “Augusto” a Roma ha fornito la base per un approfondimento e una riflessione.

Nell’anniversario del Nobel a ICAN ecco un’iniziativa interessante che i liceali hanno voluto realizzare, partendo da un’idea del prof. Manlio Giacanelli, specialista neurologo, attivo in numerose iniziative per il disarmo e Presidente onorario di AIMPGN – affiliata italiana a IPPNW. Un corto autoprodotto che, attraverso l’attento montaggio dei vari video suggeriti, fa spaziare la conoscenza del rischio atomico ben oltre la storia degli eventi bellici del ’45 e dei tantissimi test nucleari che si sono succeduti fino ad epoche recenti. E fino a far descrivere quali sarebbero le terribili conseguenze all’intero ecosistema di un conflitto anche “limitato”, anche senza il coinvolgimento dei principali Nuclear States.

Espone così il prof. Giacanelli: “Un radioisotopo dell’Uranio 235 ha una emivita di 4.51 x 109 anni. Voi direte perché non si distruggono i magazzini di armi nucleari? Si è detto “la reciproca terribile minaccia frena una guerra nucleare”. Ma esistono gli “incidenti“ nucleari bellici, per errore.”

“Le conseguenze? Tutte diversificate e tutte dannose sia per l’ambiente sia per la salute umana. L’oscuramento dei cieli, le polveri, l’abbassamento della temperatura, i buchi dell’ozono, l’annientamento dell’agricoltura, le carestie. E le conseguenze dirette in termini di malattie sistemiche: leucemie, neoplasie, neomutazioni genetiche. Non è un caso se si registrano i maggiori tentativi di insabbiamento proprio sull’esito dell’esplosione proprio in termini di affezioni indotte nel tempo.”

 


Qua il video realizzato


Ma… Un segno di speranza?

Ricordiamo quanto è cambiato da cinque anni a questa parte! dall’idea che il possesso delle armi atomiche – uniche tra le armi di distruzione di massa a non essere state ancora proibite legalmente – siano un elemento fondamentale per evitare il conflitto e che la loro possibile riduzione potesse venire concordata per motivazioni strategiche o di convenienza politica. Il concetto di “impatto umanitario delle armi nucleari”, nel passato forse visto un po’ naïf o pensato circoscritto all’attivismo di base, solo a partire dal 2013 ha iniziato a far scalare la sua importanza tra le file istituzionali di governi e organizzazioni internazionali. E le progressive Conferenze – a Oslo, Nayarit, Vienna – furono il terreno fondamentale che portò nel 2017 all’attuazione in sede ONU del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, tuttora già ratificato da 56 Stati e vincolante ai fini del Diritto Internazionale.

Resta però un ultimo scoglio: nessuno dei Nuclear States (e nemmeno l’Italia) ha voluto apporre la firma al Trattato. Rimane sempre necessaria una spinta continua da Associazioni e cittadini per convincere e coinvolgere governi e parlamentari nella necessità urgente di un disarmo nucleare concreto e completo.

 

Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

Dal team di PNND – Parliamentarians for Nuclear Non-Proliferation and Disarmament – giunge la notizia di questo importante appello indirizzato al Presidente Biden, per una revisione della Nuclear Posture Review

Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

L’amministrazione USA ha avviato una revisione della postura nucleare – Nuclear Posture Review, NPR – un processo solitamente intrapreso ad ogni nuovo insediamento alla Presidenza degli Stati Uniti. La revisione esamina e decide lo scopo, la strategia, la dottrina, la portata e le forze richieste per la politica di deterrenza nucleare degli Stati Uniti.

Il senatore Ed Markey, co-presidente del PNND, insieme ad altri 20 membri del Nuclear Weapons and Arms Control Working Group (NWAC), ha inviato ieri al presidente Biden una lettera congiunta congressuale invitandolo a “guidare il processo NPR per ridurre il ruolo delle armi nucleari USA nella nostra strategia di sicurezza nazionale, rinunciare allo sviluppo di nuove armi nucleari e sviluppare una politica dichiarativa più sana sull’uso delle armi nucleari.’

La lettera invita specificamente la Nuclear Posture Review a:

  • Ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica di difesa e sicurezza degli Stati Uniti, compreso l’impegno a non introdurre mai armi nucleari in un conflitto non nucleare, né a utilizzarle per primi in un conflitto nucleare (no-first-use policy);
  • Includere modelli sugli effetti climatici, ambientali e umanitari nella lista dei possibili bersagli USA e studiare opzioni praticabili per l’uso di armi non nucleari su quegli stessi bersagli;
  • Esaminare il numero e il tipo di nuove armi necessarie per deterrenza ad un attacco nucleare, raccomandando che gli Stati Uniti potrebbero ridurre in sicurezza le proprie armi nucleari strategiche dispiegate, fino a un terzo sotto i livelli degli accordi New START, indipendentemente da ciò che fa la Russia;
  • Riconsiderare i piani per rinnovare il deterrente strategico a terra (GBSD), che si stima costi ai contribuenti 264 miliardi di dollari nel proprio ciclo di vita;
  • Eliminare i nuovi tipi di armi nucleari del presidente Trump, la nuova testata W76-2 a basso rendimento sui sottomarini missilistici balistici statunitensi e il nuovo missile da crociera lanciato dal mare (SLCM) dotato di armi nucleari;
  • Impegnarsi a perseguire una robusta azione diplomatica con Russia e Cina sul controllo degli armamenti.

La lettera congiunta fa seguito a un appello molto simile che il senatore Markey e il rappresentante Ro Khanna hanno rivolto al presidente Biden il 3 marzo 2021, in cui i due membri del congresso hanno osservato che:

“Essendo l’unico Paese ad avere usato armi nucleari in un conflitto, gli Stati Uniti devono svolgere un ruolo di primo piano nell’assicurare che l’arma più distruttiva mai creata non venga mai più utilizzata. Nell’apportare le modifiche necessarie alla posizione nucleare e alla struttura delle forze statunitensi, la vostra Amministrazione può riflettere al meglio la dura e fredda realtà che non esiste una guerra nucleare vincibile”.