Conferenza di presentazione della campagna “SENZATOMICA”

Roma, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, 1 febbraio 2011
Conferenza di presentazione della campagna “SENZATOMICA”
Relazione del dott. Michele Di Paolantonio
medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva
Presidente della Sezione Italiana dell’IPPNW
Rappresentante italiano nella delegazione medica mondiale in Aula per il ritiro del Premio Nobel per la Pace 1985
(Oslo, 10 dicembre 1985)

Autorità, Colleghi, Signore e Signori,
sappiamo bene che quando esplode una bomba nucleare l’energia termica, meccanica e radioattiva che sprigiona è tanto grande da distruggere tutto in una vastissima area. La bomba nucleare, quindi, è di per sè, prima ancora di essere usata, un crimine contro l’umanità: il calore che sprigiona scoppiando è tale da trasformare la sostanza organica di cui sono fatti gli uomini (carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto) in gas, facendo letteralmente scomparire gli esseri viventi da vaste aree, e causando in aree contigue al punto di scoppio, ed altrettanto vaste, un numero grandissimo di ustionati e politraumatizzati che giungono a morte con atroci sofferenze. Inoltre la malattia acuta da radiazioni uccide in poco tempo gli esseri umani e gli animali sopravvissuti all’esplosione nucleare in vaste zone portandoli a morte con sintomi (diarrea emorragica e purulenta, astenia e febbre) che  dopo il bombardamento atomico di Hiroshima furono definiti come “peste nucleare”.

Ma l’esplosione di armi nucleari produce effetti di genocidio ancora più gravi.
L’effetto delle polveri emesse dalle eruzioni vulcaniche, come gli europei nell’aprile 2010 hanno avuto modo di comprendere, colpisce molto praticamente la vita delle persone, tanto più quanto maggiore è la quantità delle polveri stesse immesse nell’atmosfera.
Tale effetto è alla base delle elaborazioni di calcolo su cui si fonda la teoria scientifica del cosiddetto “Inverno Nucleare”, che, elaborata nel 1984 dallo scienziato sovietico Wladimir Alexandrov e dallo scienziato svedese Paul Crutzen, Premio Nobel per la Chimica nel 2009, pose (insieme al concetto di guerra nucleare non intenzionale, cioè per errore tecnico o umano) le basi scientifiche per l’accelerazione del processo di disarmo nucleare USA-URSS in Europa. Sulla base dei parametri relativi alla filtrazione delle radiazioni solari da parte delle polveri vulcaniche gli scienziati  calcolarono che in caso anche di poche esplosioni nucleari l’enorme quantità di polveri che si innalzerebbero sotto forma di nubi a forma di fungo dagli obiettivi colpiti causerebbero, schermando il sole, l’abbassamento delle temperature medie sul pianeta, provocando fame e freddo, con il collasso della fotosintesi clorofilliana e quindi dei raccolti. Il richiamo a questi concetti è stato scritto nel marzo 2009 nell’appello che trecento professionisti ed accademici della medicina mondiale, organizzati nell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, rivolsero al Presidente Obama chiedendogli una svolta nella dottrina nucleare americana ed un rinnovato impegno per la non proliferazione nucleare ed il disarmo e che contribuì alla sua Dichiarazione di Praga dell’aprile 2009, propedeutica al nuovo accordo di disarmo nucleare Usa-Russia START che qualche giorno fa è stato ratificato sia dal Senato degli Stati Uniti che dai due rami del Parlamento russo.L’ “Inverno Nucleare” che, oltre alla immediata distruzione di vasti obiettivi e di masse di esseri viventi si produrrebbe con una guerra nucleare anche limitata, provocherebbe subito dopo la “Fame Nucleare”, per mancanza di grano e raccolti, causata dal collasso della fotosintesi clorofilliana, base biologica della produzione agricola, a seguito dell’oscuramento della radiazione solare provocato dalle polveri delle esplosioni nucleari, con conseguente morte per fame e per freddo, oltre all’annientamento delle popolazioni direttamente colpite dagli scoppi nucleari, anche di popolazioni che vivono molto lontane dai luoghi delle stesse esplosioni nucleari, in altri emisferi del pianeta.
Infatti le polveri, spinte dalla forza meccanica dello scoppio fino ad un’altezza di sedici chilometri dalla superficie terrestre, cioè oltre il limite della troposfera, e quindi sottratte alla caduta di gravità che invece le riporterebbe immediatamente a terra, avvolgerebbero il globo terrestre seguendo i fenomeni di circolazione dell’aria attorno al pianeta, colpendo l’umanità nel suo complesso, come esperienza biologica vivente sul nostro pianeta, con i fenomeni sopra ricordati dell’ “Inverno Nucleare” e della “Fame Nucleare” .
Per tutto questo la sperimentazione, la produzione, la detenzione ed il dispiegamento di armi nucleari, ancor prima del loro diabolico impiego, rappresentano un crimine contro l’umanità.
Per aver capito questi concetti, Wladimir Alexandrov, che aveva fornito i suoi studi alla sezione italiana dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW), in occasione del IV Congresso Mondiale dell’organizzazione (Helsinki, 4-8 giugno 1984), fu rapito a Barcellona nel 1985, prima dell’avvio del processo di disarmo nucleare in Europa, e mai più ritrovato.
Ma parliamo dell’oggi, ed in particolare, visto che proprio dopo la ratifica del Trattato START USA-Russia, ci troviamo in una sede del Parlamento Italiano, nel cuore dell’area mediterranea, dei concetti di Mediterraneo Mare Libero dalle Armi Nucleari e di Medio Oriente Zona Libera dalle Armi Nucleari.
Alle Nazioni Unite, a Ginevra, durante i lavori della Commissione di Preparazione della Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, nell’aprile-maggio 2008, la delegazione di Mayors for Peace, guidata dal Presidente Akiba Tadatoshi, Sindaco di Hiroshima, decise di promuovere il progetto di Mediterraneo Mare Libero dalle Armi Nucleari, come primo, esemplificativo passo nella prospettiva della Liberazione del Pianeta dalle Armi Nucleari entro il 2020, attraverso una Convenzione Mondiale sulle Armi Nucleari. Nell’agosto scorso, nell’Università di Basilea, in occasione dell’ultimo Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, anche la nostra organizzazione ha fatto proprio il progetto di liberazione del Mediterraneo dalle Armi Nucleari, nella strategia tesa a promuovere accordi internazionali per la prevenzione della proliferazione di armi nucleari ed anzi della loro distruzione in Medio Oriente.
A questo fine l’Internazionale Medici ha promosso una propria importante iniziativa che ha favorito l’affermazione alle Nazioni Unite, nell’intervento alla Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione, da parte del Presidente dell’Iran, che quel Paese non saprebbe che farci di un ordigno nucleare, rispondendo al forte e giustificato allarme internazionale per lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Tale iniziativa, avviata in Sicilia, a Mazzarino, il 27 novembre 2009, con l’incontro di Sindaci per la Pace Iraniani, Italiani ed Iracheni, è continuata con formale riconoscimento ed accoglienza di una affiliazione iraniana nell’Internazionale Medici, e con la comune partecipazione di iraniani, europei, israeliani, palestinesi, americani ed egiziani ai workshops sulla denuclearizzazione del Mediterraneo e del Medio Oriente, al nostro recente Congresso Mondiale in Svizzera.
La Sezione Italiana dell’Internazionale Medici ha permesso l’avvio di tale iniziativa, comunicando ai Sindaci Iraniani come una ricerca italiana, sviluppata all’Istituto Internazionale di Studi Strategici dall’Università di Bologna, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, contribuì nel 1984 allo sviluppo del concetto di “Guerra Nucleare Non Intenzionale”, che il 7 novembre 1985 divenne il primo punto dell’agenda del primo Summit Reagan-Gorbaciov a Ginevra su cui si svilupparono i colloqui che portarono il 29 maggio 1987 alla firma del Trattato INF per lo smantellamento dei missili nucleari intermedi SS 20, Cruise e Pershing II dall’Europa.
Detto questo, permettetemi di ricordare il ruolo che la medicina italiana nel suo pieno complesso ebbe qui a Roma, dal 1982 al 1985, nel lungo cammino che portò alla ripresa dei colloqui USA URSS tra Reagan e Gorbaciov, attraverso i lavori del Comitato Scientifico Italiano “Medicina per la Pace”, di cui fecero parte, rappresentati alle nostre riunioni dal compianto dott. Giovanni Turziani, tutti i membri del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici d’Italia, e tutti i medici accademici dei Lincei e dell’Accademia Pontificia delle Scienze, allora presieduta dal prof. Giovanni Battista Marini Bettolo, ospitati dalla Provincia di Roma. Dal seno di quel Comitato fondammo la Sezione Italiana dell’Internazionale Medici, presieduta dal compianto prof. Daniel Bovet, Premio Nobel per la Medicina, dopo che lavorammo alacremente al I Incontro Scientifico Internazionale per la Prevenzione della Guerra Nucleare del marzo 1983 ed al II, che tenemmo qui alla Camera dei Deputati nell’ottobre 1984 e che titolammo “Terra/Spazio: una via per la Pace”. Fu con noi allora anche Russel Scheiwkart, astronauta di Apollo IX. Ma, oggi come e più di ieri, non significa stare con la testa tra le nuvole se pensiamo alla concreta possibilità di liberare, con la forza dell’intelligenza e dell’iniziativa dei cittadini, come noi siamo, pianeta ed umanità dalle armi nucleari.
Grazie per l’attenzione

ERUZIONI VULCANICHE ED INVERNO NUCLEARE

Comunicato stampa del 19 aprile 2010


L’effetto delle enormi quantità di polveri emesse dalle eruzioni vulcaniche, che in questi giorni tocca molto praticamente la vita di molte persone, è alla base delle elaborazioni di calcolo su cui si fonda la teoria scientifica del cosiddetto “Inverno Nucleare”, che, elaborata nel 1984 dallo scienziato sovietico Wladimir Alexandrov e dallo scienziato svedese Paul Crutzen, Premio Nobel per la Chimica nel 2009, pose (insieme al concetto di guerra nucleare non intenzionale, cioè per errore tecnico o umano) le basi scientifiche per l’accelerazione del processo di disarmo nucleare USA-URSS in Europa. Sulla base dei parametri relativi alla filtrazione delle radiazioni solari da parte delle polveri vulcaniche gli scienziati  calcolarono che in caso anche di poche esplosioni nucleari l’enorme quantità di polveri che si innalzerebbero sotto forma di nubi a forma di fungo dagli obiettivi colpiti causerebbero, schermando il sole, l’abbassamento delle temperature medie sul pianeta, provocando fame e freddo, con il collasso della fotosintesi clorofilliana e quindi dei raccolti.
Il richiamo a questi concetti è stato scritto nel marzo 2009 nell’appello che trecento professionisti ed accademici della medicina mondiale, organizzati nell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, rivolsero al Presidente Obama chiedendogli una svolta nella dottrina nucleare americana ed un rinnovato impegno per la non proliferazione nucleare ed il disarmo e che contribuì alla sua Dichiarazione di Praga dell’aprile 2009, propedeutica al nuovo recente accordo di disarmo nucleare START 3 Usa-Russia.
La Sezione Italiana dell’Internazionale Medici, che ha animato recentemente in Sicilia un incontro tra Sindaci Iraniani, Iracheni ed Italiani per trattare di pace e disarmo, si auspica che la consapevolezza che, anche su basi scientifiche, animò oltre venti anni fa Reagan e Gorbaciov per accordarsi sullo smantellamento dei missili nucleari dall’Europa, possa spingere l’Iran a marcare nettamente, attraverso nette garanzie nei confronti della comunità internazionale, il limite tra produzione di energia nucleare a scopi civili e perseguimento della realizzazione di armi nucleari.

 

HELSINKI 1984 ED IL CONCETTO DI GUERRA NUCLEARE NON INTENZIONALE NELLA STORIA DEL DISARMO NUCLEARE IN EUROPA

Intervento al Summit “Peace is in our hands” – Mazzarino, 27 novembre 2009

 


 

Signori Sindaci per la Pace Iraniani ed Italiani, Autorità, Signore e Signori,

Ho pensato di trattare l’argomento che segue nel tentativo di dare il contributo più proficuo ed utile possibile ai lavori di questa Conferenza Internazionale. Siamo nel cuore del Mediterraneo, e nell’agenda del mondo è centrale il problema del nucleare iraniano. Voglio pertanto provare a dare lo stesso tipo di conoscenza che venticinque anni fa diedi ad Helsinki, ad un percorso di pace e disarmo nucleare che si sviluppò rapidamente qualche mese dopo, subito dopo che USA ed URSS, con l’incontro del 7 novembre 1985 di Reagan e Gorbaciov a Ginevra, si misero d’accordo, unicamente e rapidamente, su un unico punto: l’esistenza del concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale, cioè per errore tecnico o umano.

Appresi a Londra che la NATO, con sofisticatissimi strumenti di Elint, Electronic Intelligence, cioè di spionaggio elettronico, aveva appurato che aerei Mig sovietici, partendo da basi aeree libiche, e volando nello spazio aereo internazionale sul Canale di Sicilia, fotografavano palmo a palmo la Sicilia, per individuare selettivamente i gruppi Tel, Trasportatori Erettori Lanciatori, cioè i giganteschi camion militari americani dotati di rampe di lancio mobili per quattro missili nucleari Cruise ciascuno. A Comiso, infatti, giunsero, a partire dal 1983, 112 missili Cruise, dispiegati su 28 giganteschi Tel. Il tentativo sovietico consisteva nell’individuare con precisione ciascun camion per farlo poi colpire selettivamente da testate nucleari montate sui missili SS20, ma tale tentativo, appresi nel mio viaggio a Londra, fu vano, perchè il tempo tecnico necessario per l’utilizzo dell’informazione, cioè il tempo intercorrente tra il momento dello scatto della foto aerea e l’arrivo del missile su quel punto, era di sei ore, per cui in sei ore il camion fotografato in quel luogo avrebbe potuto spostarsi in qualunque altra parte dell’isola. Mi spiegarono dunque a Londra che il tipo di attacco atteso sulla Sicilia in caso di scenario di guerra nucleare era determinato da quella che mi definirono (non lo dimenticherò mai più nella mia vita) “capacity of disabiliting”, cioè la “capacità di disabilitazione” del sistema nucleare Cruise: un attacco nucleare a tappeto contro l’isola, con un numero di testate nucleari compreso tra 80 e 200, a seconda che fossero impiegate bombe termonucleari da un megatone o da 150 chilotoni, cioè bombe di diversa potenza. Debbo purtroppo ricordare che le più piccole, da 150 chilotoni, equivalevano ciascuna a circa dieci, e le più grandi, da un megatone, equivalevano ciascuna a circa ottanta bombe di Hiroshima. Solo in questo modo i sovietici, lanciando un terzo dei propri vettori SS20 sulla Sicilia, avrebbero annientato i 112 missili Cruise qui dislocati.

Dopo aver fondato la Sezione Italiana dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW), l’organizzazione costituita da tre eminenti medici sovietici e tre eminenti medici americani nel tentativo estremo di far dialogare USA ed URSS nel pieno dell’accelerazione della corsa alle armi nucleari e della guerra fredda, fui mandato a Londra, al più importante Centro di Strategia del mondo occidentale dalla mia Università, l’Università degli Studi di Bologna, per sviluppare una tesi di specializzazione in Medicina Preventiva avente per oggetto il rischio nucleare milìtare che si era addensato sulla mia nazione e sul mio popolo a causa del dispiegamento, anche in Italia, e precisamente proprio qui, in Sicilia, a Comiso, degli euromissili nucleari americani Cruise, in risposta al dispiegamento verso l’Europa Occidentale degli euromissili nucleari sovietici SS20. Obiettivo di quella tesi era individuare il tipo di risposta più efficace possibile per scongiurare quel rischio.
Ebbene, quando, nel giugno 1984, ad Helsinki, presentai la mia tesi e le sue conclusioni nel workshop sulle strategie di prevenzione della guerra nucleare, al IV Congresso Mondiale dell’IPPNW, accadde una cosa straordinaria: tutta la discussione si sviluppò sulla mia tesi. Oltre a queste informazioni, tutti i partecipanti furono colpiti da qualcos’altro, molto più preoccupante, che avevo trovato e che illustrai: il concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale. Ero riuscito infatti a sapere che il 4 giugno 1980 la guerra nucleare era iniziata e finita in 15 minuti senza il lancio dei missili, quando al Comando Generale della Difesa degli Stati Uniti, il NORAD, il computer principale aveva dato in arrivo un attacco balistico intercontinentale dall’Unione Sovietica. Gli uomini del NORAD ebbero bisogno di quindici minuti per scoprire l’errore. Se quello stesso errore fosse avvenuto in Europa, dove un euromissile sovietico SS20 o americano Pershing II impiegavano anche solo dodici minuti dal lancio per colpire un obiettivo la guerra nucleare sarebbe iniziata anche per un errore.
Tra coloro che mi ascoltavano c’era anche un grande uomo: Pavel Palachenko, cioè colui che nei mesi seguenti fu scelto da Reagan e Gorbaciov come loro interprete unico nei loro colloqui che li portò in due anni ad accordarsi per smantellare i missili nucleari a raggio intermedio dall’Europa. Dopo Helsinki ed il nostro workshop, e dopo la comune accettazione del concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale nel protocollo tecnico di intesa del Summit Reagan-Gorbaciov, interpretato da Pavel, del 7 novembre 1985 a Ginevra, fu proprio il sottoscritto a dare il 12 dicembre 1985, ad Oslo, all’ambasciatore italiano in Norvegia, in occasione della mia partecipazione alla cerimonia di conferimento del Premio Nobel per la Pace 1985, notizia su tale protocollo. Rividi poi Pavel a Mosca, a fine maggio 1987, in occasione del Congresso Mondiale dell’IPPNW, due giorni prima che Reagan e Gorbaciov firmassero il Trattato INF sulle Armi Nucleari Intermedie, che smantellò anche i Cruise dalla Sicilia, e ci salutammo calorosamente. Ma il piacere e l’orgoglio più grandi li ho provati a Roma, al IV Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, nel novembre 2003, quando, incontrato di nuovo Pavel, al fianco di Gorbaciov, di cui è oggi Consigliere Speciale, dopo oltre quindici anni da allora, ho potuto constatare e verificare con gioia che ricordava benissimo il lavoro fatto ad Helsinki insieme nel giugno 1984, prima del Nobel per la Pace alla mia organizzazione, e prima dello smantellamento dei missili nucleari a raggio intermedio dall’Europa.

Vi ho raccontato, carissimi amici, questa esperienza personale, nella speranza che possa esservi utile a far compiere alle vostre città, ai vostri cittadini, al vostro governo, alla vostra nazione, quelle stesse scelte sagge e lungimiranti che si fecero nel 1987 in Europa smantellando gli euromissili. Oggi non è possibile il perseguimento di nuovi arsenali nucleari, anche se è un diritto di ogni nazione cercare di sviluppare energia dal nucleare civile. Difronte all’allarme che esiste nel mondo contro nuove proliferazioni nucleari l’orgoglio nazionale di un governo o di un popolo debbono cedere il passo alla saggezza ed alla prudenza di un buon padre di famiglia, quale ciascun Sindaco, in tutto il mondo, dovrebbe essere. Permettetemi infine di salutare il Sindaco di Halabja, che ha conosciuto l’orrore dell’impiego di armi chimiche di distruzione di massa contro i suoi cittadini appena venti anni fa, e che ringraziamo calorosamente per aver accolto di nuovo l’invito ad essere con noi.

Buon lavoro, carissimi Sindaci per la Pace Iraniani, con l’augurio che possiate raccontare il vostro successo, per il vostro Paese e per il mondo, nella difesa della pace, della non proliferazione nucleare, e della soluzione della crisi internazionale in atto sul nucleare dell’Iran al prossimo Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che terremo in Svizzera, a Basilea, nell’agosto prossimo. “Peace is in our hands”, la Pace è nelle nostre mani.

Grazie per l’attenzione

Dott. Michele Di Paolantonio
Presidente IPPNW-Italy

Speech by Mayors of Pineto and Silvi and IPPNW Italy in Mazzarino

Mazzarino (CL), Italy, november, 27th, 2009

International Conference “Peace is in our hands”

Mr. Mayor of Kermanshah, Mr. Mayor of Halabja, Mr. Mayor of Mazzarino, Mr. Mayors for Peace, Citizens,

at the Conference “Cities are not targets”, helded in Florence, in november 2007, in the historic “Salone dei Cinquecento”, the Mayors for Peace, leaded by the Mayor of Hiroshima Tadatoshi Akiba, addressed the international community to avoid that cities will never more considered targets of weapons of mass destruction. Accepting the proposal made by the Italian chapter of International Physicians for the Prevention of Nuclear War, Peace Prized Nobel 1985 Organization, we participated at the United Nations, as members of the official delegation of Mayors for Peace, to the Preparation Commission for the Review Conference for the Not Proliferation Treaty. In that occasion we proposed, inside the “Good Faith Initiatives” wanted by the Mayor of Hiroshima, the Mediterranean as Nuclear Weapons Free Sea. The italian and american decision to close the nuclear submarine base of La Maddalena Island represents a best occsion to talk about Mediterranean as Nuclear Weapons Free Sea, as first concrete step in the Disarmament Decade declared by the UN from 2010 to 2020, and in the 2020 Vision of Mayors for Peace.

The Mediterranean Sea, site of ancient civilizations, can and must, even for the story of mankind, be the first zone of the Planet to be made free by nuclear weapons, under the guide of the martyr cities of Hiroshima and Nagasaki and of the global movement of Mayors for Peace, by those wanted, built, developed and leaded, and that represents today the highest point of the Citizens’ Diplomacy, that must support the Nations’ Diplomacy to build perspectives of Peace and Disarmament, and together of Dialogue and Development between civilizations, and of Defense of the Planet and of the Nature.

Particularly, we propose that harbours, sea surfaces, waters and depths of the Mediterranean Sea will be forbidden to ships and submarines armed by nuclear weapons and that, where deployed, must be removed and forbidden for the future, each nuclear device from the sea surface, the sea waters and the sea depths.

We are convinced that an agreement to create the Mediterranean Nuclear Weapons Free Sea represents the project most quickly available, in the perspective of the development of Nuclear Weapons Free Zones both in Europe and in the Middle and Far East.

We should have helded in Italy, in our region, in our adriatic territory, in occasion of the Mediterranean Sport Games of last june and july, the Mediterranean Meeting of Mayors for Peace, to officially launch in that site the proposal to create the Mediterranean Nuclear Weapons Free Sea, but the l’Aquila’s Earthquake avoided that.

Our municipalities, Pineto and Silvi, are contiguous. Our citizens are showing different political majorities, and have different opinions about political programms, but their two Mayors agreed to do their best, inside the “Good Faith Initiatives”, to guarantee, behind their different political opinions, inside the 2020 Vision of MfP, the first condition for the future and the health of our citizens: peace and nuclear disarmament, general, mutual and controlled.

So we are here today, accepting the most kind and most useful and opportune invitation sent by your Mayor, not only to launch from the hearth of the Mediterranean the proposal to create a Nuclear Weapons Free Zone, but also with the hope to move the Colleague Mayor of Kermanshah and all the Iranians Mayors for Peace to work in their country to avoid in his region another, most dangerous race to make new nuclear weapons, but on the contrary to make possible the starting from their own Country the proposal to free all the Middle East, other than the Mediterranean Sea, by nuclear weapons and each other weapon of mass destruction.

About the possibility to use the nuclear energy for civil purposes, to produce electric energy, the debate is opened in the world and even in our country, and to no country must be denied the possibility to self determinations in this sense, moreover (even with new global consciousness so well showed by the 2020 Vision by the Mayor of Hiroshima and by 3147 Mayors for Peace from all the Planet, the target to make the world free by all nuclear weapons in 2020), is most urgent and fundamental to remove all suspicions, confusion, shadows, inside the legal development by a nation and by a people to research and develop the nuclear energy for peaceful purposes, between civil and military use of this national technology.

Has happened yet drammatically, as well remembered recently and sadly in an exclusive interview given not for a case to an authoritative italian newspaper by the General Director of the Agency for the Atomic Energy of the United Nations, the Peace Prize Nobel 2005 and egyptian diplomatic Mohamed el Baradei, that to prevent the development of nuclear weapons by a State, even through false documents, was promoted a war against a nation and a people. That is why that must be suddenly removed every possible suspicion about the possible military use of uranium enriched by Iran.

Particularly, he has also said: “We made many progresses about the control of the program of enrichment in Iran. We are proceeding to new verifications to avoid that will be military purposes. Naturally must be made more, insist, reach absolute certainty.

Different foreign intelligences gave us documents about what is happening in Iran. Thouse are plans of study about nuclear weapons; but thouse show that thouse study are not been developed. After an hard and right work of screening the Agency suspects instead that some documents are false.”.

To avoid risks that all this put to the maintenance of peace, and also near the next change of El Baradei with a japanese diplomatic to guide the Atomic Agency of the United Nations, the italian Mayor of Pineto, the italian Mayor of Silvi and the italian President of IPPNW, Nobel Peace Prized 1985 Organization, from the hearth of Sicily and of the Mediterranean region, supported by the kind hospitality of the Mayors of this country, allow to invite the Mayor of Kermanshah and all the iranian Mayors for Peace to move their government to accept the request, made to it by the Atomic Agency, to avoid each possible justification towards hostile actions towards their Nation and their People, to accept the international request to send abroud, towards a foreign and friend nuclear power State, the uranium to be enriched to produce iranian nuclear energy for civil and peaceful purposes.

We allow ourselves furthermore to suggest to the Mayor of Kermanshah and to the Iranian Mayors for Peace to be supported towards this target by the whole global organization of Mayors for Peace, in the person of the Mayor of Hiroshima Tadatoshi Akiba, and to ask him personally this kind of support to You, to Your Cities, and to Your People.

Thank you for your attention

Luciano Monticelli, Mayor of Pineto,

Gaetano Vallescura, Mayor of Silvi,

Michele Di Paolantonio, President of IPPNW Italy,

Peace Prized Nobel 1985 Organization

ABBATTERE I MURI PER UN MONDO DI PACE E DI GIUSTIZIA

10° SUMMIT MONDIALE DEI PREMI NOBEL PER LA PACE
(Berlino, 10-11 novembre 2009)

I Premi Nobel per la Pace, rappresentanti di organizzazioni non governative e rappresentanti dei giovani, riunitisi a Berlino il 10 ed 11 novembre 2009, esaltando le storiche implicazioni della caduta del Muro di Berlino e gli sviluppi globali che si sono avuti nei venti anni trascorsi da allora, fanno appello alla comunità internazionale per abbattere muri nazionali, internazionali, personali ed istituzionali,

Muri che si alzano sulla via di un mondo libero dalle armi nucleari,

  • raggiungendo un passaggio da una militarizzazione contro-produttiva ed eccessiva ad una sicurezza collettiva basata su iniziative di cooperazione per fronteggiare minacce globali,
  • sviluppando pienamente gli obblighi di non proliferazione e disarmo sotto il Trattato di Non Proliferazione, e tutti gli altri accordi internazionali sulle armi nucleari da parte di tutti i membri della comunità internazionale,
  • negoziando una nuova convenzione per la eliminazione universale e verificabile delle armi nucleari,
  • sostenendo la conclusione di successo dell’iniziativa del Presidente Obama e del Presidente Medvedev nell’adozione di un nuovo accordo sul disarmo nucleare e di un suo favorevole sviluppo,
  • sostenendo il piano in cinque punti del Segretario Generale delle Nazioni Unite sul disarmo nucleare,
  • affrontando le cause scatenanti di conflitti regionali e globali per assicurare che la sicurezza di tutti gli Stati possa essere salvaguardata senza armi nucleari,

muri tra ricco e povero,

  • mobilitando tutte le risorse necessarie nazionali ed internazionali per ottenere il pieno progresso verso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e
  • utilizzando la corrente crisi finanziaria per costruire un nuovo sistema economico globale che sia sostenibile per l’intera umanità;

muri tra comunità culturali, religiose, ed etniche

  • facendo appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite perchè convochino una conferenza internazionale sui diritti delle minoranze, con lo sguardo al rafforzamento delle protezioni dei diritti delle minoranze religiose, culturali e linguistiche;

muri che si alzano sulla via del cruciale bisogno di combattere i cambiamenti climatici

  • assicurando il successo della prossima conferenza di Copenaghen garantendo un fermo impegno internazionale per un’efficace azione globale, e
  • assicurando uno sviluppo sostenibile che permetterà all’umanità di vivere in armonia con il fragile ambiente globale, reciprocamente;

muri tra generazioni

  • coinvolgendo efficacemente giovani ed organizzazioni giovanili nelle decisioni concernenti il loro futuro, e assicurando un dialogo attivo e la comunicazione tra generazioni per raggiungere una giustizia intergenerazionale.

Il Summit inoltre chiama la comunità internazionale a costruire ponti basati sui nostri comuni valori, visioni ed umanità. Esso fa anche appello a tutto il popolo di mostrare amore, compassione e tolleranza nelle loro relazioni reciproche. In questo spirito noi impegnamo noi stessi alla Carta per un Mondo snza Violenza che articola la nostra visione per un mondo di pace e giustizia.

VIII SUMMIT DEI PREMI NOBEL PER LA PACE

Roma, Campidoglio, Sala della Protomoteca, 13 dicembre 2007.
Sessione: “The Next Generation: uno sviluppo interdipendente e le azioni per il disarmo globale”.
Intervento del Dott. Michele Di Paolantonio, Presidente della Sezione Italiana (www.geocities.com/ippnwitalia) dell’I.P.P.N.W., International Physicians for the Prevention of Nuclear War, Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985

Colleghi Premi Nobel per la Pace, Signor Sindaco di Roma, Autorità, Signore e Signori,

parlerò del Mediterraneo come Zona Libera dalle Armi Nucleari, come punto cruciale nel processo di disarmo, ma prima permettetemi di riassumere molto rapidamente venticinque anni di attività personale e collettiva di Prevenzione della Guerra Nucleare in Italia, anche nel tentativo di esprimere compiutamente una critica costruttiva all’iniziativa promossa dai Sindaci Italiani di Ghedi ed Aviano per la raccolta di firme per una proposta di legge popolare per la rimozione di 90 bombe nucleari dagli aeroporti militari presenti nei nostri territori italiani.

Circa 30 anni fa l’Italia fu interessata in modo molto pesante nella decisione di installare missili nucleari americani a medio raggio Cruise e Pershing II in Europa Occidentale in risposta al dispiegamento dei missili nucleari sovietici a medio raggio SS20 contro l’Europa Occidentale. Molti di quei missili erano in grado di colpire l’obiettivo in dieci-dodici minuti dal lancio. Il 6 giugno 1980, al Comando Strategico degli Stati Uniti, il NORAD, a causa del calcolatore, la guerra nucleare cominciò e finì in quindici minuti senza il lancio dei missili nucleari, perchè allora si riuscì a scoprire in tempo l’errore, che generò un rapporto congiunto del Senatore Democratico Americano Gary Hart e del Senatore Repubblicano Americano Barry Goldwater presentato il 4 ottobre 1980 alla Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti ed intitolato Recenti Falsi Allarmi nel Sistema di Allarme Strategico per Attacco Nucleare Balistico. Quel rapporto documentava in diciotto mesi, dal 1° gennaio 1979, al 30 giugno 1980, 147 falsi allarmi al NORAD, di cui 4 gravi ed uno, quello del 6 giugno 1980, gravissimo. Fu a partire da quel rapporto che le Nazioni Unite e la sua Agenzia per la Salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, decisero di preparare e pubblicare due propri rapporti esaustivi sul problema intitolati rispettivamente: “ARMI NUCLEARI: studio onnicomprensivo” ed “Effetti della Guerra Nucleare sulla Salute e sui Servizi Sanitari”, di cui curammo le edizioni italiane. Nello stesso periodo, mentre USA ed URSS, a causa del dispiegamento dei missili nucleari a raggio intermedio in Europa, interrompevano dal 1983 al 1985 le trattative di Ginevra per il Disarmo Nucleare, due scienziati, il sovietico Vladimir Alexandrov e lo svedese Paul Crutzen, Premio Nobel quest’anno per la Chimica, elaborarono la teoria del cosiddetto “Inverno Nucleare”, studiando i parametri di oscuramento della radiazione solare con conseguente abbassamento delle temperature sul terreno da parte di polveri vulcaniche ed applicandoli al caso di polveri di funghi termonucleari in caso di guerra nucleare. Nel febbraio 1985 Vladimir Alexandrov scomparve a Barcellona nel corso di un viaggio di studio e Paul Crutzen manifestò la sua preoccupazione affermando che il suo collega non si sarebbe mai dileguato per propria volontà. Nell’agosto dello stesso anno il Dipartimento alla Difesa degli Stati Uniti verificò l’esattezza dei parametri applicati da Alexandrov e Crutzen all’Inverno Nucleare decidendo di disinfestare una foresta al confine tra USA e Canada non con antiparassitari ma con l’incenerimento. Verificata così sperimentalmente la validità della teoria dell’Inverno Nucleare, secondo la quale dopo un conflitto nucleare anche limitato, morirebbero di fame e freddo sul pianeta nel medio periodo anche le popolazioni che vivono nell’emisfero non direttamente colpito dalla guerra nucleare stessa a causa del gelo e del collasso della fotosintesi clorofilliana, il 7 novembre 1985, dopo due anni di interruzione dei colloqui USA-URSS, Reagan e Gorbaciov si incontrarono a Ginevra, e nel protocollo tecnico di intesa dell’incontro concordarono sul concetto di guerra nucleare non intenzionale, per errore tecnico o umano. Fu con quella consapevolezza che essi, aiutati in modo molto importante a capirsi da parte di colui che scelsero come interprete unico dei loro colloqui, cioè Pavel Palathenko, impressero una forte accelerazione all’accordo che portò venti anni fa, con la firma a maggio a Mosca ed a dicembre a Washington del Trattato sulle Armi Intermedie, allo smantellamento di un’intera categoria di armi. Volando in circa dieci minuti sull’obiettivo, in caso di errore tecnico o umano non ci sarebbe stato neanche tempo per fare una telefonata! Prima di arrivare alla firma del Trattato Reagan e Gorbaciov, aiutati da Pavel Palathenko, si incontrarono a Reykyavik, Islanda, nell’autunno 1986, e si dissero che, per le enormi implicazioni che la loro stessa esistenza comportava di fronte alla possibilità di una guerra per errore, era tempo di liberare il mondo da tutte le armi nucleari.

Conobbi Pavel Palathenko ad Helsinki, nel giugno 1984, in occasione del worshop sulle Strategie di Prevenzione della Guerra Nucleare che tenemmo al IV Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, di cui fondai la Sezione Italiana nel 1982, mentre ero un giovane Ufficiale Medico dell’Aeronautica Militare Italiana. L’anno precedente, nell’agosto 1983, ero stato mandato dalla mia università, l’Università degli Studi di Bologna, all’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra, per una tesi di specializzazione sul Rischio Nucleare da Armi in Italia, ed avevo appreso che la NATO aveva scoperto che i mezzi di spionaggio elettronico sovietici utilizzati sul Canale di Sicilia per fotografare palmo a palmo la Sicilia per individuare i trasportatori erettori lanciatori dei missili nucleari americani Cruise dislocati nell’isola non erano strategicamente utili per colpire selettivamente i Cruise stessi, per cui la cosiddetta capacità di disabilitazione del sistema d’arma Cruise da parte dell’URSS consisteva nell’impiego di un terzo di tutti i missili nucleari a medio raggio SS20 schierati verso l’Europa Occidentale per un attacco a tappeto sull’isola, con l’impiego possibile di un numero compreso tra 80 e 200 testate nucleari di media potenza, a seconda che fossero tutte da un megatone o da centocinquanta chilotoni, impiegando una testata da un megatone ogni sedici chilometri e duecento metri di terreno o tre chilometri e seicento metri.
In occasione di quel workshop, ad Helsinki, dissi che di fronte alla possibilità di una tale apocalisse c’era una sola risposta possibile: lo smantellamento, dal teatro europeo, nel più breve tempo possibile, di quel tipo di armi.
Tre anni dopo, nel maggio 1987, dopo l’incontro di Reykyavik, Reagan e Gorbaciov, interpretati da Pavel, fecero il miracolo.

Dopo il nostro Premio Nobel per la Pace, consegnatoci ad Oslo il 10 dicembre 1985, per aver mostrato chiaramente l’urgente necessità di decisioni per il disarmo nucleare, noi, Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, eravamo proprio a Mosca, al nostro VII Congresso Mondiale.
Anatoly Dobrinin, ambasciatore dell’URSS a Washington, accompagnò Albert Gore, giovane senatore democratico del Massachussets, nella seduta plenaria del nostro Congresso, e con lui Harmand Hammer, petroliere americano noto per essere stato in giovinezza amico ed in affari con Lenin. Dopo Al Gore, Harmand Hammer e Dobrinin parlò Arbatov, e disse rivolto alla platea, dove sedeva anche l’ambasciatore USA a Mosca, questa frase: “Stiamo per farvi una cosa terribile… Stiamo per privarvi del nemico!”.
Rividi Pavel Palathenko al Ristorante Arbat, sulla via Arbat, in occasione della cena di gala del Congresso. Erano passati tre anni dal IV Congresso dell’IPPNW, e proprio in quei giorni stava aiutando Reagan e Gorbaciov a fare quanto auspicato tre anni prima nel corso del nostro workshop di Helsinki.
Da allora, ci siamo rivisti nel 2003 qui al Campidoglio, in occasione del IV Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, e posso dire con orgoglio che non mi aveva dimenticato.

Perchè ho detto queste cose?
Perchè, oggi come allora, c’è bisogno di uno scatto di consapevolezza, come fu per Reagan e Gorbaciov esattamente venti anni fa.
E non si tratta della distruzione generale, reciproca e controllata di una sola categoria di missili, come fu allora, ma della prospettiva, per gradini successivi, dell’abolizione delle armi nucleari dal pianeta, come efficacemente perseguito entro l’anno 2020 dai Sindaci per la Pace, sotto la guida dei Sindaci di Hiroshima e Nagasaki.
Il 4 gennaio u.s., sul Wall Street Journal, gli americani Kissinger, Shultz, Perry e Nunn hanno vivamente auspicato che si riprenda la riflessione internazionale sulle armi nucleari a partire dai concetti espressi da Reagan e Gorbaciov a Reykyavik, quando affermarono concordemente la necessità di distruggere tutte le armi nucleari e di liberare il mondo da esse. Il 23 gennaio u.s., sullo stesso giornale, è intervenuto il Presidente Mondiale dei Sindaci per la Pace, ed il 30 gennaio u.s. uno dei due protagonisti dell’incontro di Reykyavik, Mikhail Gorbaciov.
Tre anni fa, nel corso di un Seminario mondiale riservato sulle armi di distruzione di massa tenuto presso il Collegio di Difesa della NATO, qui a Roma, i lavori si conclusero con la certezza, espressa dall’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che così come, per improvvise e collettive decisioni internazionali, l’umanità si liberò dalla schiavitù, allo stesso modo riuscirà a liberarsi dalle armi nucleari e da tutte le armi di distruzione di massa. Fu in quella occasione che degli italiani si dissero dell’importanza che in questa prospettiva hanno i Sindaci per la Pace di tutto il mondo, presieduti dal Sindaco di Hiroshima. La Sezione Italiana dell’IPPNW è orgogliosa che, in tre anni, l’Italia sia diventato il terzo Paese al mondo per numero di propri Sindaci che hanno aderito a questa organizzazione.

Nella recente riunione dell’Esecutivo Mondiale dei Sindaci per la Pace tenuta a Firenze il 21 e 22 novembre 2007 l’organizzazione si è impegnata a promuovere il Mediterraneo come Zona Libera dalle Armi Nucleari.
Ritengo che, alla luce della personale esperienza sull’argomento, la creazione del Mediterraneo Zona Libera dalle Armi Nucleari possa essere il primo concreto passo internazionale nella prospettiva della abolizione delle armi nucleari entro il 2020, come primo concreto gesto di buona volontà da parte sia delle superpotenze nucleari che delle potenze nucleari europee e regionali.
A favore di questa possibilità c’è sia la decisione della chiusura della base nucleare sottomarina americana dell’Isola della Maddalena in Italia, sia la impellente necessità internazionale della pacificazione in questa parte del mondo, come crocevia cruciale, non solo geografico, ma anche politico e militare, nei rapporti tra Nord e Sud del mondo, nel momento storico in cui un vecchio ordine mondiale è finito insieme alla fine della Guerra Fredda, ed un nuovo ordine, basato sull’equa condivisione delle risorse e dello sviluppo ancora non si afferma, con grave pericolo per tutti.

Perciò chiedo a tutti i Colleghi Premi Nobel che partecipano a questo VIII Summit di indicare esplicitamente nella Dichiarazione Finale il Mediterraneo Zona Libera dalle Armi Nucleari come primo, possibile e concreto passo internazionale verso l’abolizione delle armi nucleari. Questo concetto è stato scritto nello stesso  documento finale dell’Esecutivo Mondiale dei Sindaci per la Pace tenutosi recentemente a Firenze.
L’anno scorso auspicai, in qualità di Presidente della Sezione Italiana dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che i Sindaci per la Pace del Mediterraneo si riunissero in occasione dei Giochi Sportivi del Mediterraneo, che si terranno in Italia dal 26 giugno al 5 luglio 2009, per promuovere la creazione del Mediterraneo Zona Libera dalle Armi Nucleari.
Tale proposta dovrà ispirare le attività internazionali dei rispettivi Paesi Mediterranei allo scopo di giungere nel più breve tempo possibile in sede ONU alla liberazione della superficie, delle acque e dei fondali del Mar Mediterraneo da ogni tipo di arma nucleare esplodente.
L’efficacia della proposta, nella prospettiva di manifestazioni multilaterali, reciproche e controllate di buona volontà nel cammino verso l’abolizione delle armi nucleari, sta proprio nel carattere sovranazionale e plurale della proposta stessa.
Per motivi analoghi e speculari ritengo che sia sbagliato proporre azioni unilaterali di disarmo nucleare, come proposto in Italia dall’organizzazione “Beati i Costruttori di Pace” e dalla cosiddetta “Tavola per la Pace” attraverso la raccolta di cinquantamila firme per una proposta di legge popolare per la rimozione di 40 bombe nucleari immagazzinate nell’aeroporto militare italiano di Ghedi e di 50 bombe nucleari immagazzinate nell’aeroporto militare americano di Aviano.
Tale proposta comporta rischi, più che opportunità, nel cammino verso l’abolizione delle armi nucleari, sia perchè non considera l’esistenza di trattati militari internazionali che impegnano la Nazione, sia perchè sottovaluta l’evenienza di una sconfitta della proposta di legge in sede di dibattito parlamentare (così come avvenuto recentemente nel Parlamento Britannico durante il dibattito parlamentare sulla modernizzazione del Sistema Missilistico Trident), e quindi le conseguenze che ne deriverebbero, e che andrebbero quindi nella direzione esattamente opposta a quella prefissata, in termini di consenso in Italia alla pace ed al disarmo nucleare generale, multilaterale, reciproco e controllato.

Spero che queste valutazioni incontrino il vostro accordo.
Grazie per la vostra attenzione.

Dott. Michele Di Paolantonio,
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva,
Perfezionamento in Diritto Sanitario,
Presidente della Sezione Italiana dell’IPPNW,
Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare,
Organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985,
(www.ippnw.org).

Media resources from NGOs involved in Nuclear weapons ban

Una selezione di Playlists presenti su Youtube e gestiti da Organizzazioni impegnate nel disarmo nucleare. Scegliere il video da vedere cliccando sull’angolo in alto a sinistra di ciascuno schermo.


  • IPPNW – International Physicians for the Prevention of Nuclear War

 


 

  • ICANW – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

 


 

  • PSR – Physicians for Social Responsibility

 


 

  • IPB – International Peace Bureau

 


 

 

C’è un progetto per fare esplodere la pace

(da “Paese Sera” del 3 gennaio 1986, pagina 5)

Sul TIME del 2 dicembre scorso, nell’indifferenza generale, è stata pubblicata una notizia: nell’agenda di lavoro concordata a Ginevra per il futuro tra i grandi Reagan e Gorbaciov, c’è lo studio per istituire un “centro per il controllo di crisi”, diretto insieme da sovietici ed americani, che dovrebbe evitare il rischio della escalation accidentale verso una guerra nucleare. Per la prima volta è entrato ufficialmente, nel linguaggio diplomatico fra le superpotenze, un altro fattore di rischio gravissimo: il concetto di “guerra nucleare non intenzionale”.
 
Se una guerra nucleare si combattesse per sbaglio o per intenzione, le polveri ed i fumi che le esplosioni innalzerebbero modificherebbero radicalmente le condizioni fisiche dell’atmosfera, oscurando la luce solare ed impedendo ad essa, per circa un anno, di arrivare sulla terra ad alimentarne la vita. Trecento scienziati di ogni punto cardinale del mondo riuniti nell’International Council of the Scientific Unions (il Consiglio internazionale delle società scientifiche), hanno chiamato tutto questo “inverno nucleare”. Sarebbe dopo la morte immediata stimata da alcuni in circa 2 miliardi di persone la morte per fame e per freddo degli abitanti delle parti del pianeta anche non direttamente colpite dalla guerra nucleare. E’ innescata sul futuro dell’intera umanità una forza distruttiva tanto grande da sfuggire alla stessa logica umana. Per impedirne gli effetti c’è una sola via: disinnescarla. E solo l’intera umanità, che ne ha permesso passivamente lo sviluppo, può farlo.
 
L’obiettivo della presa collettiva di coscienza dell’intera umanità, sui rischi di una guerra nucleare, condizione unica per un effettivo disarmo nucleare, è il minimo, essenziale, comune denominatore, e i 135 mila medici di 41 paesi del nord, del sud, dell’ovest e dell’est che si battono per prevenire la guerra nucleare assicurando in tal modo un decisivo, irrinunciabile intervento di prevenzione a difesa della salute dell’umanità. L’unico intervento medico possibile in una guerra nucleare, non è dopo, ma prima, e consiste nella sua prevenzione. 
 
Ci siamo recati ad Oslo in due dall’Italia, io ed il professor Alberto Malliani di Milano, per portare la testimonianza della sezione italiana dell’IPPNW, International Physicians for the Prevention of Nuclear War.
Più di quarant’anni fa i fisici del progetto Manhattan lavoravano negli Stati Uniti attorno ad un’idea: la liberazione di immense energie, intervenendo a modificare l’organizzazione della materia, attraverso la fissione dei nuclei di atomi di elementi radioattivi, in una reazione a catena. Nacquero in questo modo le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Pochi anni più tardi quei pochi, tra loro, che vollero andare avanti nella ricerca, scoprirono il modo di liberare energie ancora più grandi attraverso la fusione di nuclei di isotopi dell’idrogeno. Nacque così la bomba all’idrogeno termonucleare. La fissione e la fusione sono all’origine della nostra era: l’era termonucleare.
 
Analogamente a quanto fecero i fisici allora, oggi medici di tutto il mondo lavorano all’innesco di una reazione a catena, ma questa volta di pace e di disarmo, che colpisca nel profondo e modifichi il modo di pensare della gente, di ogni latitudine e di ogni sistema politico. Così come la fusione nucleare, inoltre, ha reso possibile la realizzazione di bombe ancora più potenti, attraverso la liberazione di quantità ancora più grandi di energia in tempi minori, unificando elementi diversi, analogamente i medici per la prevenzione della guerra nucleare si propongono di fondere in un unico sforzo realtà umane e sociali profondamente diverse, spesso opposte, allo scopo di rendere possibile una esplosione planetaria, la più grande possibile, di pace e di disarmo nucleare generale, reciproco e controllato.
 
Lavoriamo a questo progetto da cinque anni, e abbiamo ottenuto uno straordinario riconoscimento: il Premio Nobel per la Pace 1985. Ci siamo recati ad Oslo da ciascuna delle quarantuno nazioni ufficialmente rappresentate nell’IPPNW, International Physicians for the Prevention of Nuclear War (Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare), ed il 10 dicembre ci è stato consegnato il Premio Nobel per la Pace. Il premio per noi non è un punto di arrivo: continueremo a lavorare, e con sempre maggiore impegno, proponendoci di giungere a contattare qualsiasi categoria medica nazionale, qualsiasi popolo, qualsiasi dirigente del globo e, nelle rispettive nostre realtà nazionali, qualsiasi collega ed operatore sanitario, qualsiasi cittadino, qualsiasi operatore della comunicazione di massa, qualsiasi dirigente politico e militare, di ogni pensiero professionale, politico, ideale, religioso.
 
Tutti sanno tuttavia che il conseguimento del Premio Nobel per la Pace all’IPPNW ha innescato profonde critiche nei confronti di alcuni colleghi sovietici, tra cui il professor Eugeny Chazov (coPresidente mondiale dell’IPPNW, insieme al professor Bernard Lown, americano) a causa della posizione da questi assunta in patria contro un suo connazionale dissidente, il fisico nucleare professor Andrei Sakharov. Di fronte a tutto questo, l’IPPNW ha ribadito che non è suo compito, per statuto, prendere posizione sulle politiche di qualunque governo, e ciò per evitare ostacoli alla prevenzione della guerra nucleare.
 
Per capire il senso di questa posizione basta riandare alla conclusione del discorso tenuto il 10 dicembre ad Oslo da Egil Aarvik, Presidente del Comitato Nobel norvegese, in occasione della consegna del Premio Nobel per la Pace 1985 all’IPPNW: “…il Premio di quest’anno è più connesso al problema del disarmo, ma è anche connesso a un livello più profondo con i diritti umani, e al diritto umano forse più importante e fondamentale di tutti gli altri: il diritto alla vita. Il diritto ad una vita e ad un futuro per noi tutti, per i nostri figli e per i nostri nipoti…è alla luce di questo diritto fondamentale dell’uomo che l’organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War ha scelto il suo corso. Ed ora riceve il Premio per la Pace come riconoscimento di un lavoro costruttivo svolto per la causa della pace. Ma il premio esprime anche una speranza, una speranza per il progressivo avanzamento di un nuovo modo di pensare, cosicchè possano essere costruiti ponti sulle divisioni che rappresentano la nostra paura del futuro”.
 
Qualcuno ha soffermato l’attenzione sul fatto che alla cerimonia per la consegna del premio mancavano l’ambasciatore inglese, tedesco federale ed americano. Nel corso di un cordiale e lungo incontro che abbiamo avuto presso l’Ambasciata Italiana ad Oslo, il nostro Ambasciatore, Giuseppe Scaglia, ha assicurato alla delegazione italiana al Premio che le assenze, singolarmente motivate, non avevano significato politico, ribadendo la presenza degli incaricati dei governi inglese, tedesco federale ed americano, e la mancanza da parte di tutti i governi dei Paesi della NATO di qualsiasi ostilità nei confronti dell’IPPNW, stabilito che certe valutazioni fatte, e riguardanti i singoli non coinvolgevano l’organizzazione.
 
Chiarite queste cose ad Oslo, non rimane che farlo anche in Italia, dove tutti dobbiamo lavorare, medici e non, per fare più forte la sezione nazionale dell’IPPNW, l’AIMPGN, Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare.
di MICHELE DI PAOLANTONIO
Medico ­chirurgo, specialista in Igiene e medicina preventiva;
delegato italiano al Premio Nobel per la Pace 1985