Coronavirus vs. deterrenza nucleare

Una lettera ai parlamentari del Regno Unito. Da tre ex comandanti della Royal Navy ecco un appello. Nel tempo del coronavirus, sarà il caso di cambiare destinazione alle ingenti somme destinate al mantenimento della flotta sottomarina britannica?


Il 1° aprile 2020, tre ex comandanti della Royal Navy hanno inviato una lettera a tutti i membri del Parlamento, mettendo in discussione la politica di mantenimento di un deterrente nucleare permanente in mare. Il costo di 2 miliardi di sterline all’anno sarebbero adesso ingiustificabili, tanto più che i costi economici della pandemia di coronavirus vanno aumentando e che oltretutto non sembra esserci alcuna minaccia di un attacco nucleare contro il Regno Unito.

“È assolutamente inaccettabile che il Regno Unito continui a spendere miliardi di sterline per distribuire e modernizzare il sistema di armi nucleari Trident di fronte alle minacce alla salute, ai cambiamenti climatici e alle economie mondiali che il Coronavirus pone”, ha affermato Robert Forsyth, ex comandante di sommergibili nucleari, firmatario della lettera e sostenitore della campagna Move the Nuclear Weapons Money”.

Mentre ha dichiarato Tom Unterrainer, direttore della Bertrand Russell Peace Foundation“Questa pandemia e l’incapacità del governo britannico di prepararsi o rispondere efficacemente a una minaccia così immediata alla vita dimostrano le priorità contorte al centro della spesa per le armi nucleari. Piuttosto che lavorare per garantire la vera sicurezza, questo governo privilegia l’acquisizione e lo spiegamento di armi di omicidio di massa”

La lettera, sostenuta da numerosi parlamentari, accademici e attivisti per la pace, è stata inviata dalla Bertrand Russell Peace Foundation a tutti i membri della Camera dei Comuni britannica, della Camera dei Lord britannica, del Parlamento scozzese, dell’Assemblea nazionale per il Galles e dell’Assemblea nordirlandese.
La lettera è stata supportata dalla copresidente della PNND, la baronessa Sue Miller (UK House of Lords) e da Bill Kidd (Parlamento scozzese).

Bill Kidd afferma: “Tutte le potenze delle armi nucleari, e quegli stati che le supportano, stanno sprecando preziose risorse come i Trident contro i desideri dei loro popoli, quando dovrebbero rivolgersi al nemico reale e mortale, il COVID19”.

“Il Covid-19 ci sta dimostrando che le peggiori minacce, pandemie e cambiamenti climatici dell’umanità sono condivise a livello globale”, ha affermato la baronessa Sue Miller. “Non dovremmo sprecare risorse per rinnovare le armi nucleari poiché dovremmo utilizzare tutte le risorse che possiamo per affrontare questi problemi fin troppo reali.”

I firmatari della lettera sperano che i loro sforzi per mettere in discussione il “deterrente permanente in mare” incoraggino i politici e i cittadini a iniziare a porre in questione la moralità e la fattibilità delle armi nucleari.


I firmatari della lettera:

  • Commander Robert Forsyth RN (Ret’d). 2nd in Command Polaris submarine, commanded two other submarines and the Commanding Officer’s Qualifying Course.
  • Commander Robert Green RN (Ret’d). Former nuclear-armed aircraft bombardier-navigator, Staff Officer (Intelligence) to CINFLEET in Falklands War
  • Commander Colin Tabeart RN (Ret’d). Former Senior Engineer Officer, Polaris submarine

Il link al documento inviato al Parlamento britannico

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Eppur si va avanti

Quasi a far da contraltare alle scorse bad news, una buona notizia aggiunge un tassello di speranza. Nello stesso giorno dell’aggiornamento del Doomsday Clock, un altro Stato, il Paraguay, ha depositato la sua ratifica al TPNW, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Sono così 35 gli Stati firmatari ed è quindi più vicino il raggiungimento dei suoi effetti giuridici ai sensi del Diritto Internazionale.

Ancora quindici adesioni. Avanti così.

Manca sempre meno a mezzanotte

Non è un titolo ottimista questo; ché l’ultimo responso redatto oggi dal Bulletin of the Atomic Scientists è molto chiaro. Un traguardo mai raggiunto. Nella grafica rappresentativa dell’Orologio dell’Apocalisse, cento secondi alla mezzanotte dell’umanità!

Erano due minuti l’anno scorso. Il risultato del calcolo che il gruppo di scienziati effettua a partire dal 1947, negli ultimi anni ha incluso, oltre alla minaccia atomica, anche le possibili conseguenze della crisi climatica. Seppure in misura diversa, entrambe incombono sul destino del pianeta.

Il meccanismo delle lancette era partito, due anni dopo Hiroshima e Nagasaki, con un valore arbitrario di 7 minuti. Due anni dopo, nel 1949, lo scoppio della prima atomica sovietica spinse gli scienziati del Bulletin a spostarle a tre minuti. E via via muovendosi, anno dopo anno, seguendo metaforicamente speranze e disillusioni di noi cittadini del pianeta Terra: la fine della Guerra Fredda; la nuova corsa al riarmo; la distruzione progressiva dei territori per via del clima che va impazzendo.

E’ significativo l’insieme dei grafici nella dashboard presente nel sito. Che illustrano come si sono evolute anno per anno le sorgenti di minaccia, nucleare e adesso anche climatica. Certo raffrontando il numero di atomiche esistenti negli anni ’80-90 con la successiva progressiva loro riduzione, un dubbio sull’affidabilità dell’orologio a qualcuno verrebbe. Ma altre gravi considerazioni, politicamente attuali, spingono a mantenere alto il pessimismo. Dismissione di accordi decennali tra le superpotenze, ordigni in ammodernamento, e non più solo deterrenza ma anche possibilità concrete, nella mente di leader e di generali, sul loro possibile utilizzo.


Dal “Bulletin of the Atomic Scientists”: le tappe della minaccia e gli aggiornamenti delle lancette…

Anche lo scorso anno eravamo fermi a 2 minuti… ma la storia continua.

Negli Stati Uniti del nucleare di Trump. Sondaggi e contraddizioni

Un recente sondaggio dell’emittente televisiva giapponese NHK aveva mostrato evidenti divergenze in tema di nucleare tra i cittadini nipponici e il proprio governo centrale (vedi Sondaggio sul TPNW in Giappone: c’è differenza tra governo e cittadini!). E nell’America di Trump?

Scaturisce da un interessante articolo a firma Laurence Wittner nel sito ufficiale di IPPNW, peaceandhealthblog.com, un risultato simile, corroborato da numerose ricerche svolte negli ultimi anni e riguardanti aspetti della svolta nella politica nucleare, ancor prima dell’avvio dell’amministrazione Trump. Ed ecco qua alcuni risultati.

Nel mese di luglio 2018, dal Chicago Council on Global Affairs riguardo il ritiro dagli accordi con l’Iran, il 66% degli intervistati ha dato parere negativo.

Nel febbraio 2019: sempre a cura del Chicago Council, il 54% è risultato contrario al ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF.

Nei primi mesi del 2019 una ricerca simile è stata svolta anche dal Center for International & Security Studiesdell’Università del Maryland: qui i due terzi degli intervistati (compresa una maggioranza di Repubblicani) ha espresso negativamente sul ritiro dal Trattato, mentre più dell’80% vorrebbe un’azione del governo per estendere il Trattato New START. In effetti, più di otto intervistati su dieci appoggerebbero la discussione di nuovi trattati sul controllo degli armamenti nucleari con la Russia – un risultato analogo a quanto espresso dal Chicago Council in un sondaggio all’inizio del 2019, secondo cui l’87% degli intervistati americani voleva che gli Stati Uniti e la Russia si assicurassero un ulteriore accordo di limitazione delle armi nucleari.

E potrebbe essere uno shock per i numerosi esperti dei mass media che non hanno mai menzionato il Trattato delle Nazioni Unite del 2017 sulla proibizione delle armi nucleari: circa la metà della popolazione americana sostiene l’abolizione del nucleare sulla falsariga di quanto è definito nel Trattato. Secondo un sondaggio di opinione da parte di YouGov condotto alla fine di settembre 2019, il 49% degli intervistati americani pensava che gli Stati Uniti avrebbero dovuto lavorare con altre nazioni per eliminare tutte le armi nucleari nel mondo. Solo il 32% non era d’accordo, mentre il 19% ha dichiarato di non saperlo.

Ma le minacce – e forse i desideri – di Trump sul “First Use”, l’avvio unilaterale di un conflitto atomico? Già nell’agosto del 2016 un sondaggio YouGov/Huffington Post mostrava un 67% assolutamente contrario a che gli Stati Uniti iniziassero un attacco nucleare. E ulteriori resistenze da parte della popolazione sono state espresse da una ricerca simile nella metà del 2019.


Qua l’articolo originale nel sito di IPPNW:  Americans are ready for a different approach to nuclear weapons

E se…

Ecco il regalo natalizio che vorrei. Un’utopia da realizzare, sì. Aiutatemi, aiutateci tutti, al suo concreto sorgere.


Non è certo facile trovare l’atmosfera vera all’arrivo di questo Natale, che sia la nascita di Cristo o la “rinascita” della stagione e del tempo oltre il Solstizio d’inverno, non importa. E a prescindere dalla distorsione del suo significato, negli anni sempre più regalando il suo spazio al potere del denaro e agli obblighi del consumo.

Perché ancor più del passato ecco l’incertezza nel nostro vivere. Consapevolezze che cominciano a scaturire anche nel pensiero di chi non era ancora vigile all’ascolto delle vicende del mondo.

Cambiamento climatico, certo. Voci dalle moltitudini delle nuove generazioni, e dalle certezze allarmate di chi a lungo ha studiato flussi e malesseri dell’aria che respiriamo. Ma di sicuro meno avvertite, anche vicende ed eventi che dalla politica del mondo vanno aggiungendo nel cuore, ancora, incertezze e paure. La vita del pianeta appesa ad un filo.

Ché se dal clima impazzito – forse non più imbrigliabili i suoi effetti – l’umano via via potrà adeguarsi, altri eventi e catastrofi del prossimo futuro ancor più renderanno quasi impossibile la rinascita nel pianeta. L’urgenza qui diventa indispensabile.

 

E se…

Se si ascoltasse l’allarme che da anni – ma che dico, decenni – da diverse parti va arrivando? Se si leggessero le cifre dell’olocausto che le migliaia di ordigni, sì dell’atomica adesso io parlo, andrebbero a contare? Non parlo solo di guerre ipotizzate o addirittura desiderate da poveri leader dalla vista corta e la saggezza sconosciuta. Ché anche dal gioco di dadi di tecnologie incerte potrebbe arrivare la sorpresa.

Se la voce dei saggi, dei governi consapevoli (e nel mondo, sì, ce ne sono stati), delle Nazioni Unite ospitanti discussione e approvazione del desiderato Trattato, venisse ascoltata e concretizzata, governi dubbiosi e Stati nucleari. Se la consapevolezza e l’allarme venissero sempre più avvertiti. Sì, un’utopia da realizzare, e qua un pianeta che attende – miliardi gli umani e le vite pur animali o vegetali, armonia della Creazione in un remoto angolo dell’Universo, ma in un forse di assoluta disgregazione.

Se i falsi leader del mondo, illusi di potere e poveri di realtà, tornassero nella terra della ragione… riuniti insieme alle moltitudini di esseri dalla vita reale.

Ecco il regalo natalizio che vorrei. Un’utopia da realizzare, sì. Aiutatemi, aiutateci tutti, al suo concreto sorgere.

 

Roberto Del Bianco

 

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Sondaggio sul TPNW in Giappone: c’è differenza tra governo e cittadini!

E’ una forte maggioranza! In un sondaggio del 10 dicembre ad opera dell’emittente televisiva NHK ecco svelare l’assoluta prevalenza, da parte dei cittadini nipponici, alla convinzione che il Giappone dovrebbe aderire anch’esso al TPNW, il Trattato per la Proibizione delle armi nucleari. Il sondaggio telefonico dell’emittente televisiva faceva parte di un report mensile riguardante gli aspetti politici del Paese e la richiesta di adesione è stata la risposta del 66% degli intervistati (i contrari al 17%).

“Papa Francesco ha visitato il Giappone il mese scorso e ha dato un appello a tutte le nazioni affinché aderiscano al TPNW per la realizzazione di un mondo senza armi nucleari. Il governo giapponese non ha aderito nella convinzione che il Trattato non è realistico ai fini del disarmo. Ritenete che il governo debba invece approvarlo?”

E a questo quesito rivolto ai partecipanti i “Sì” hanno raggiunto il 65,9%, i “No” il 17,1% mentre gli indecisi il 17%.

 

Qui un commento di Rico Robertson e Akira Kavasaki di “Peace Boat”:

  • Gli attivisti giapponesi vedono questo risultato del sondaggio come abbastanza buono nell’insieme della consistente campagna negativa del governo contro il TPNW. Quasi due terzi sostengono l’adesione al trattato, mentre quelli che non lo sostengono sono meno di un quinto.

 

Ancora una volta i cittadini si rivelano più saggi di coloro che pure avevano eletto a loro rappresentanza. E questo è sempre più attuale anche in altre nazioni; perché, a chi ne è consapevole, non è solo il cambiamento climatico a fare paura…

L’inizio della fine delle armi nucleari

Una nuova creazione multimediale, un film-documentario prodotto da “Pressenza”, una spinta ulteriore per chiedere ad alta voce un mondo senza atomiche.


Era un’idea nata un anno fa al fine di documentare la storia del TPNW, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. E alla fine concretizzata in un film-documentario, la cui versione in lingua originale è stata presentata a Santiago del Cile nel maggio scorso, mentre la versione inglese ha avuto la sua “prima” lo scorso giugno a New York.

Dalla pagina Youtube che l’agenzia di stampa Pressenza ha dedicato al trailer:

“Questo documentario evidenzia gli sforzi fatti per trasformare il trattato per vietare le armi nucleari in legge internazionale e il ruolo della Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari, ICAN, è raccontato tramite le voci di attivisti di spicco di diverse organizzazioni e paesi oltre al Presidente della conferenza ONU di negoziazione.

Questo documentario di 56 minuti trasporta lo spettatore attraverso una breve storia della bomba e dell’attivismo anti-nucleare che ha lottato per eliminarla fin dalla sua invenzione. Si sviluppa tra le iniziative umanitarie che hanno sfidato con successo la narrazione dominante della sicurezza e i passi storici che sono stati percorsi fin dal 2010 per trasformare il trattato da sogno a realtà. Infine, il film mostra quello che può essere fatto da ognuno per aiutare a rendere operativo il trattato e per stigmatizzare le armi nucleari finchè non siano finalmente eliminate.”

L’entità della contrapposizione tra il “no” dei Nuclear States (e dei propri alleati) con la scelta in positivo di altre 122 Nazioni nella votazione del Nuclear Ban sarebbe ridimensionata se si considerasse il volere dei popoli anziché dei propri governi. Basti pensare come via via tante amministrazioni cittadine, anche all’interno degli Stati contrari al TPNW, siano giunte ad approvare, anche con voto “trasversale”, mozioni e delibere per sollecitare le proprie istituzioni nazionali a una presa di posizione a favore della ratifica del Trattato.

La proiezione del film da parte di gruppi e associazioni viene richiesta a Silvio Bruschi silvio1959@gmail.com e la sua distribuzione è totalmente gratuita. La prossima proiezione, a cura del Comitato varesino promotore della 2^ Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, avrà luogo venerdì 29 novembre 2019 alle ore 21, presso la Sala Montanari di Varese, Largo Bersaglieri, 1. Sarà presente Giovanna Pagani (presidente onorario di WILPFWomen’s International League for Peace and Freedom – Italia, partner di ICAN).


Ecco il trailer del filmato:


Trama

Il 7 luglio 2017, 122 paesi, in ambito ONU, hanno votato a favore del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.
I Paesi che non hanno armi nucleari ma che vivono sotto la loro minaccia hanno votato a favore del divieto.
Al contrario, tenendo all’oscuro i propri cittadini, i Governi delle potenze nucleari non hanno votato.
Nonostante questo la procedura per rendere operativo il divieto è andata avanti.
Sta succedendo qualcosa di nuovo.

Questo documentario evidenza gli sforzi fatti per trasformare il Trattato per vietare le armi nucleari in legge internazionale e il ruolo in questo della Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari – ICAN, Premio Nobel per la Pace 2017.

Nel film si alternano gli interventi degli attivisti di spicco di diverse organizzazioni e paesi oltre a quello del Presidente della specifica Conferenza di negoziazione ONU.

 

 

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Dichiarazione di Pax Christi International in occasione della visita di papa Francesco in Giappone

Dal 23 al 26 novembre Papa Francesco è atteso in Giappone. Riportiamo la dichiarazione di Pax Christi International che sollecita il Pontefice a rivolgersi al governo del Giappone e a tutti gli stati del Nord-est asiatico affinché aderiscano al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.


Il movimento internazionale Pax Christi si unisce al Consiglio Cattolico Giapponese per la Giustizia e la Pace nel dare il benvenuto alla visita di Papa Francesco a Hiroshima e Nagasaki. Durante il suo papato, Papa Francesco si è espresso fortemente contro le armi nucleari. È quindi opportuno che durante la sua visita in queste due città chieda passi concreti verso il completo disarmo nucleare.

Pax Christi International (PCI) si aspetta che questa visita pastorale metta in evidenza non solo l’immoralità delle armi nucleari, ma anche l’importanza della nonviolenza come etica fondamentale per la costruzione di culture di pace e di sviluppo sostenibile.

Nel 1945, il Giappone ha sofferto una tragedia che non deve più ripetersi, ma il pericolo che altri possano subire il destino di Hiroshima e Nagasaki oggi rimane grande. Quindi, PCI prende atto con gioia dell’esortazione di papa Francesco, secondo cui gli Stati dovrebbero rifiutare il possesso delle armi nucleari, come pure il loro uso. Elogiamo anche la Santa Sede per essere stata tra i primi Paesi a firmare e ratificare il nuovo Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.

In quanto popolo di fede e come movimento cattolico globale per la pace, Pax Christi International si ispira alla potente testimonianza nonviolenta degli Ibakusha e di altre persone di buona volontà nell’Asia nord-orientale, nella regione asiatica del Pacifico e altrove, che continuano a lavorare in modo nonviolento per la pace e la giustizia.

Possa questa visita consentire ai governi, incluso il Giappone, di prendere a cuore le parole di papa Francesco: “Le armi di distruzione di massa, in particolare le armi nucleari, non creano altro che un falso senso di sicurezza. Non possono costituire la base per la coesistenza pacifica tra i membri della famiglia umana, che deve piuttosto essere ispirata a un’etica di solidarietà”.

Con tutto ciò in mente, PCI chiede seriamente a papa Francesco di rivolgersi al governo del Giappone e a tutti gli stati del Nord-est asiatico affinché aderiscano al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Il Giappone ha una sfida unica ad assumere questo ruolo di leader, dopo aver subito gli attacchi nucleari del 1945. Il Nord-est asiatico e il mondo affrontano crescenti minacce nucleari.

Possa il viaggio di Papa Francesco catalizzare un cambiamento di cuore in molti, e per questa intenzione Pax Christi International prega per la visita del Pontefice.