Quattro Risoluzioni all’UN General Assembly: una vittoria di tutti noi

un-logoReally good news sul grande tabellone luminoso che ha comunicato via via l’esito delle votazioni in seduta plenaria all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, First Committee. Quattro importanti Risoluzioni che hanno visto protagonisti i rappresentanti di quasi duecento Nazioni, e in schiacciante maggioranza di consensi.

Il nome dei testi approvati non ci è nuovo e riporta, adesso nel consesso ufficiale della rappresentanza dei popoli del pianeta, l’eco dei grandi sforzi di preparazione e partecipazione delle recenti Conferenze sull’impatto umanitario nell’uso delle armi nucleari, Oslo, Nayarit, Vienna. Un grazie a ICAN e alle organizzazioni affiliate: la dimostrata realtà delle conseguenze terribili sulla vita dell’uomo e del pianeta ha superato – e adesso anche nelle alte sfere delle diplomazie mondiali – i concetti antichi di deterrenza per la propria sicurezza nazionale.

Prevedibile un dissenso da parte dei Nuclear States e dei loro alleati. Forse meno prevedibile l’uragano di Yes seguiti alla discussione dei documenti. E’ da sottolineare il tentativo da parte degli Stati nucleari di bloccare la discussione del testo presentato dall’Open Ended Working Group slittata poi al 5 novembre (le prime tre sono state votate il 2 novembre scorso) e comunque il risultato è stato notevole.

Che dire ancora della minoranza di voti contrari? Stati Uniti, Israele e NATOin primis, spiccando invece le, diciamo così, “anomalie” di Cina e Corea del Nord – la prima pur membro del “Nuclear Club”, la seconda con le aspirazioni a diventarlo – astenute o, nell’ultimo caso, perfino con un Sì da parte del rappresentante di Pyongyang.


Le Risoluzioni e le votazioni al First Committee

A/C.1/70/L.37 – Humanitarian consequences of nuclear weapons

  • YES: 136
  • No: 18
  • Abstain: 21

Qui il dettaglio delle votazioni

 

A/C.1/70/L.38 – Humanitarian pledge for the prohibition and elimination of nuclear weapons

  • YES: 128
  • NO: 29
  • Abstain: 18

Qui il dettaglio delle votazioni

 

A/C.1/70/L.40 – Ethical imperatives for a nuclear-weapon-free world

  • YES: 124
  • NO: 35
  • Abstain: 15
 A/C.1/70/L.13/Rev.1 – Taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations
  • YES: 135
  • NO: 12
  • Abstain: 33

 


Fonte: Reaching Critical Will – the disarmament programme of the Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF) http://reachingcriticalwill.org/

 

Importante Risoluzione dall’Assemblea Generale dell’Associazione Medica Mondiale

Da Mosca, dall’Assemblea Generale della WMA, la World Medical Association – che riunisce tutte le Federazioni Nazionali degli Ordini dei Medici – arriva un’importante Risoluzione di condanna delle armi nucleari, rivolta sia ai governi che alle varie Associazioni mediche nel mondo.

Dalla pagina descrittiva del sito di IPPNW http://peaceandhealthblog.com è possibile leggerne il testo, il cui primo capoverso rammenta le responsabilità e i doveri che la professione medica ha, nel suo consacrarsi al servizio dell’umanità, nei confronti della salute dei pazienti. E di conseguenza sottolinea come un proprio dovere l’impegno per l’eliminazione delle armi nucleari.

Nel dettaglio del secondo capoverso, oltre alla condanna di quanto concerne l’arma atomica (sviluppo, sperimentazione, produzione, stoccaggio, minaccia …) e alla richiesta ai governi di impegnarsi per la loro eliminazione, viene rivolto un appello a tutte le associazioni mediche nazionali perché si affianchino al lavoro della World Medical Association nel “sostenere questa dichiarazione, utilizzare le risorse educative disponibili per educare il grande pubblico e per sollecitare i rispettivi governi a lavorare verso l’eliminazione delle armi nucleari”.

E’ un appello all’impegno per l’intera classe medica, cosciente delle tremende conseguenze in termini di sofferenza umana e devastazione del pianeta che un conflitto nucleare produrrebbe.


 World Medical Association (WMA) Statement on Nuclear Weapons

Dal “New England Journal of Medicine”

The_New_England_Journal_of_MedicineUn nuovo appello scaturisce dalle pagine del prestigioso New England Journal of Medicine, più di cinquant’anni dopo la pubblicazione di una serie di articoli che denunciavano già da allora, e con dati scientifici alla mano, le gravissime conseguenze di un’esplosione nucleare sulla vita umana, sulle strutture civili e sull’ambiente – una ricerca scrupolosa e obiettiva da parte di medici che contribuirono a creare le importanti organizzazioni Physicians for Social Responsibility (PSR) e International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW).

Read full article here

Ed ecco ora un nuovo articolo, scritto da Victor W. Sidel e Ira Helfand, rispettivamente membro emerito di PSR e co-presidente di IPPNW. Partendo dalla tremenda visione di una Hiroshima annientata settant’anni fa e ripercorrendo i progressi ottenuti negli anni ’80 nella mobilitazione delle coscienze dando conoscenza dell’enorme minaccia all’umanità provocata dalla corsa al riarmo, va adesso a scuotere la comunità medica mondiale – che dalla fine della Guerra Fredda, come del resto tanti nel mondo, aveva iniziato a porvi meno attenzione – incitandola a prendere ancora una volta il compito di contribuire alla messa al bando e all’eliminazione delle armi nucleari.

“Negli anni successivi alla fine della Guerra Fredda, la comunità medica ha prestato molto meno attenzione a questo problema. Noi, come la maggior parte del mondo, abbiamo agito come se il pericolo di una guerra nucleare fosse una cosa del passato. Nella misura in cui abbiamo considerato la questione, ci siamo concentrati sulla possibilità che terroristi o “stati canaglia” come la Corea del Nord e l’Iran acquisiscano armi nucleari. Anche se queste sono minacce importanti, è fondamentale che ci rendiamo conto che il pericolo maggiore è rappresentato dagli arsenali dei paesi che hanno già armi nucleari. Restano nel mondo oggi più di 15.000 testate nucleari, il 95% delle quali sono negli arsenali degli Stati Uniti e la Russia. Di queste testate, circa 2000 sono in stato di allerta. Possono essere lanciate in meno di 15 minuti e possono distruggere i loro obiettivi in tutto il mondo dopo 30 minuti”.

……….

“A riconoscimento di questa grave minaccia per la sopravvivenza umana, i governi di tutto il mondo si sono riuniti nel corso degli ultimi 3 anni in una serie di conferenze straordinarie per discutere le conseguenze mediche, che hanno definito l’impatto umanitario, di una guerra nucleare. Un totale di 116 paesi hanno firmato l'”Impegno Umanitario” per cercare un nuovo trattato che possa colmare una lacuna fondamentale nel diritto internazionale, che ancora non vieta il possesso di queste armi, e spingere per la loro abolizione.

Noi riteniamo che la comunità medica ha la responsabilità di sostenere questo movimento. L’American Medical Association ha recentemente approvato una risoluzione che invita tutte le nazioni a “mettere al bando ed eliminare le armi nucleari”, e la World Medical Association sta valutando di presentare una risoluzione simile, nella riunione a Mosca nel mese di ottobre. I medici hanno bisogno di agire su queste risoluzioni, dando l’allarme a un mondo che è cresciuto pericolosamente compiacente riguardo il pericolo nucleare poiché andiamo sempre più vicini a una catastrofe inimmaginabile. Abbiamo bisogno di educare di nuovo i nostri pazienti, il pubblico in generale, e nostri leader politici sulle conseguenze mediche della guerra nucleare e la necessità urgente di abolire queste armi prima di essere utilizzate.”


Link utili:

 

Per una fine “salutare” dell’era nucleare. Intervista a Tilman Ruff

Tilman Ruff alle Nazioni Unite

Una lunga intervista che fa il punto della situazione sulle iniziative, i progressi e le difficoltà nel percorso per la concretizzazione di un supporto giuridico di proibizione delle armi nucleari. Con riferimento – nel primo quesito – alla posizione particolare del governo australiano, sì genericamente favorevole al disarmo ma (anche per via delle origini e della storia di occupazione e dipendenza dell’Australia dai susseguenti Stati imperiali) ricercando ancora oggi una sorta di protezione sotto l’ombrello atomico dei Nuclear States. Pur non possedendo armi nucleari ma ugualmente coinvolta nella catena globale di strutture per una “deterrenza nucleare estesa” nell’area orientale del pianeta.

E questo fa sì che si opponga ai progressi verso un trattato completo per la messa al bando delle armi nucleari.

L’intervista tocca anche gli aspetti cruciali dello sforzo di divulgazione e convincimento da parte di IPPNW sulla necessità urgente di un disarmo totale per via delle conseguenze catastrofiche nell’intero pianeta. “Un aspetto che scaturisce in occasione delle varie conferenze è che più impariamo riguardo gli effetti delle armi nucleari, peggio risulta essere la prospettiva. Nelle valutazioni da parte dei militari vengono enfatizzati gli effetti iniziali delle esplosioni e delle radiazioni ma sottovalutando gli effetti maggiori sui civili e le infrastrutture per via degli incendi e le tempeste di fuoco susseguenti. Le moderne scienze climatiche hanno dimostrato che avverrebbero gravi, globali e persistenti sconvolgimenti climatici – oltre che un decadimento delle risorse agricole anche solo per causa di un conflitto usando una frazione minuscola dell’arsenale nucleare globale, anche se le armi vengano fatte esplodere in una sola regione.”

E una speranza è nata dall’istituzione di ICAN, quale più promettente ed emozionante iniziativa degli ultimi 25 anni dalla fine della Guerra Fredda. Tre conferenze (Oslo, Nayarit e Vienna – ndt) sono state punti di riferimento e l’ultima – svolta a Vienna – ha prodotto l’Humanitarian Pledge, l’Impegno Umanitario sottoscritto da più di 115 Stati.

L’ultimo passo dell’intervista tocca i recenti trattati sulla messa al bando delle mine e delle cluster bombs, come pure l’imminente trattato sul commercio delle armi. Tilman Ruff sottolinea come “il progresso nella messa al bando di queste armi inumane è stato possibile quando è stato ampiamente compreso che gli effetti di quelle armi sono inaccettabili. L’imperativo umanitario per la loro eliminazione ha allora prevalso sulle argomentazioni circa la loro utilità politica e militare.”

 

Titolo originale: A “healthy end” to the nuclear era: interview with Tilman Ruff

http://peaceandhealthblog.com/2015/10/14/tilman-ruff-interview/


 

Tilman Ruff, consulente per l’OMS e la Croce Rossa australiana, è co-presidente dell’IPPNW ed ex presidente della filiale australiana, MAPW. Ricopre il ruolo di rappresentante di IPPNW nel comitato direttivo internazionale di ICAN e scrive e parla spesso della necessità di bandire ed eliminare le armi nucleari.

 

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In attesa del Nobel per la Pace

Alfred Nobel

Segnamoci la data. Perché il prossimo venerdì 9 ottobre verrà svelato il nome di chi, persona o organizzazione, riceverà a Oslo dal Comitato Nobel norvegese il riconoscimento più importante per la propria opera nella realizzazione della pace e il disarmo nel mondo.

Non è possibile conoscere il nome dei candidati al Peace Prize di quest’anno (tra le regole imposte vi è il segreto assoluto su questo per almeno 50 anni) ma il loro numero è ragguardevole: 273 in tutto di cui 63 sono organizzazioni. Da essi il Comitato ha inizialmente preparato  una prima lista da cui poi verranno scelti i Nobel Laureates del 2015.

Attendiamo allora il nome che tra pochi giorni sarà annunciato. La cerimonia ufficiale per il conferimento del Nobel avverrà poi il prossimo 10 dicembre, nel frattempo è possibile approfondire seguendo i prossimi link:

 

 


Courtesy www.nobelprize.org

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IPPNW, ICAN, Senzatomica, un percorso significativo

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Dal Presidente di IPPNW-Italy ecco un lungo scritto, così come lunga è stata la storia dell’Organizzazione legata in Italia all’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare IPPNW, che – così rammenta il dott. Di Paolantonio – si è intrecciata con le Campagne ICANW e Senzatomica in una sorta di “paternità” qui descritta. Quasi un promemoria, partendo dall’assegnazione del Premio Nobel nel 1985 e fino agli eventi dei giorni nostri, tirando le somme di questo percorso significativo:

Vedi anche: “C’è un progetto per fare esplodere la pace” (da “Paese Sera” del 3 gennaio 1986, pagina 5)

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Alle Nazioni Unite un nuovo appello

logo-ira-nobel-summitSettanta anni non sono bastati ai “Nuclear States” per convincersi che l’arsenale atomico in loro possesso è sempre e comunque una minaccia terribile per l’umanità. E neanche l’accelerazione degli ultimi anni nelle iniziative – di base, istituzionali o governative – per il disarmo completo ha ottenuto dagli Stati nucleari più di una tiepida politica di disarmo “a piccoli passi”.

Il 10 settembre 2015 un’altra testimonianza, davanti alla maggiore platea rappresentativa delle Nazioni, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’occasione di un panel organizzato in concomitanza col 60° anniversario della Giornata contro i test nucleari.
Un avvertimento ripetuto ancora una volta. La descrizione di quali sarebbero le conseguenze di un conflitto atomico di media portata, un centinaio di bombe da entrambi gli Stati belligeranti. Che potrebbe essere innescato anche da un falso allarme o da un guasto tecnico. Nonostante nessuno Stato nucleare avesse avuto la minima intenzione di darne il via.
Viene qui pubblicato il video con cui Ira Helfand, co-presidente di IPPNW, si è rivolto ai partecipanti. Mentre a questo link è disponibile il testo del suo discorso.
 

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NPT. Un quiz

NPT2015Potete elencare gli Stati nucleari “ufficiali” aderenti al NPT? Se avete detto Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina … vi sbagliate.
No, questa non era una domanda trabocchetto che avesse qualcosa a che fare con la Corea del Nord. Il fatto è che il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari non contiene una sola parola che conferisca alcun tipo di status speciale ai suoi cinque membri dotati di armi nucleari.
Non compare mai la parola “ufficiale”. E nemmeno la parola “riconosciuto”. Né qualsiasi altra parola che alluda anche solo alla nozione che questi cinque Stati abbiano un diritto, temporaneo o meno, sulle armi nucleari che avevano quando hanno aderito al trattato (Francia e Cina non furono nemmeno Stati membri fino al 1992).
Gli Stati dotati di armi nucleari sono citati solo due volte, e mai per nome, lungo l’intero testo del TNP. L’Articolo IX ne dà una definizione generica: “Ai fini del presente trattato, lo Stato dotato di arma nucleare è uno che ha fabbricato e fatto esplodere un ordigno nucleare o altro dispositivo esplosivo nucleare prima del 1° gennaio 1967”.
Poi, naturalmente, c’è l’articolo VI, che dice: “Tutte le parti del trattato [non solo le parti dotati di armi nucleari, sia chiaro] si impegnano a perseguire negoziati in buona fede su misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari in una data ravvicinata e al disarmo nucleare, e su un trattato per un generale e completo disarmo sotto stretto ed efficace controllo internazionale”.
Questo è tutto. Non vi è mai un’espressione all’interno del Trattato che dica o possa essere interpretata nel senso che le armi nucleari detenute da questi cinque Stati diano diritto a una sorta di “paternità” che le renda ammissibili, o addirittura tollerate per un periodo indefinito. Se vi accorgete che state utilizzando queste parole o altre che trasmettano la stessa falsa impressione, cercate di eliminarle dal vostro glossario personale dei termini nucleari.
Mentre sono sull’argomento, continuiamo a sentire da alcuni Stati, in occasione della Conferenza di revisione del TNP e altrove, che non supporteranno un Trattato sulla messa al bando, perché potremo eliminare le armi nucleari solo se essi si “impegnano” con gli Stati nucleari.
Non hanno notato che questo è esattamente quello che stiamo facendo? Certo, gli Stati dotati di armi nucleari non vogliono avere nulla a che fare con la negoziazione di una messa al bando – il che dimostra la sua efficacia. “Impegno”, per i 5 Stati nucleari e per quelli menzionati sopra (N.D.T. “donnole” nel testo originale), vuol dire lasciar definire loro i termini e i tempi del disarmo nucleare, e non smuovere le acque con richieste fuorvianti e “irrealistiche”.
Una volta che lo avessimo, tuttavia, il Trattato di messa al bando fisserebbe nuove regole per l’impegno. Esso informerebbe gli Stati dotati di armi nucleari che diventano fuorilegge e che dovrebbero “impegnarsi” con quel trattato per diventare rispettabili cittadini del mondo rispettosi della legge – che piaccia o no.
Secondo me, gli Stati dotati di armi nucleari, per loro disappunto, non sono mai stati così richiamati ad un impegno dalla fine della Guerra Fredda. Il Movimento sugli effetti umanitari dell’impatto nucleare, il Giuramento austriaco e la Campagna per un Trattato di messa al bando, sono stati gli agenti per tale impegno.
Questo è ufficiale.
 
Nota: Traduzione italiana dall’articolo di John Loretz “An NPT pop quiz”

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