Hibaku-Jumoku

Testimoni silenziosi sopravvissuti alla Bomba

Hiroshima e Nagasaki, agosto 1945. Una storia che tutti sappiamo, rammentata in questi giorni ma il cui insegnamento non trovando ancora spazio nello spirito di tanti nostri governanti. Distruzione totale di persone e di cose, i pochi testimoni tuttora viventi, ancora inutilmente itineranti a portare nel mondo gli appelli alla ragione.

Hibakusha.

Ma altri testimoni silenziosi sono rimasti a rammentare. Viventi poco conosciuti e poco appariscenti ma sempre presenti, con le loro chiome verdi a confermare la forza della natura, la spinta audace e capace di sopravvivere alla violenza dell’uomo.

Proprio come le persone che sono sopravvissute alla bomba atomica in Giappone si chiamano Hibakusha, anche gli alberi sopravvissuti hanno un titolo onorifico. Si chiamano Hibaku-Jumoku. Entro un raggio di 2 km dall’ipocentro, ci sono 48 di questi alberi a Hiroshima.


Racconta Dirk Hoogenkamp, medico e membro del Board dell’Organizzazione NVMP-Doctors for Peace, l’affiliata olandese di IPPNW:

Eucalipto nell’area del Castello di Hiroshima, distante 740 m dall’epicentro

“Ho un piccolo albero sul balcone. Potrebbe sembrare strano, ma c’è una ragione per questo. E’ un albero speciale. È un Ginkgo Biloba, un gigante che può vivere per secoli.

Ho raccolto il seme dell’albero quando ero a Hiroshima lo scorso settembre. Ero a soli 1.130 metri dall’ipocentro, il luogo in cui la bomba atomica è stata fatta esplodere alle 8:15, 81 anni fa.

L’albero è crollato, il tempio dietro di esso è crollato e il sacerdote e la sua famiglia sono morti. Il tempio non sarebbe stato ricostruito per cinquant’anni. Ma dopo alcuni anni, all’albero bruciato improvvisamente sono cresciute di nuovo le foglie verdi.”


Ancora il suo racconto, sempre nel discorso pronunciato lo scorso 6 agosto davanti al Monumento a Hiroshima a Groningen nei Paesi Bassi:

“Nella moderna Hiroshima, questi alberi sono testimoni poco appariscenti. A circa 1.400 metri dall’ipocentro si trova un altro Ginkgo, nella bellissima Shukkei-en, un giardino tradizionale di design cinese, con un grande stagno contenente carpe koi e tartarughe.

Il traffico della città affollata non può essere sentito lì; è come un pezzo di paradiso sulla terra. Ma il 6 agosto 1945, le cose sembravano molto diverse qui. Il giardino era stato precedentemente designato come centro di evacuazione, nel caso in cui dopo Tokyo fossero seguiti altri bombardamenti.

Migliaia di persone cercarono rifugio nel giardino, cercando di placare la sete e il dolore delle ustioni nell’acqua dello stagno. Erano già gravemente feriti ed esposti alle radiazioni. Diecimila persone persero la vita nel giardino.

L’unico testimone oggi è quell’albero, l’unico sopravvissuto del giardino. L’onda d’urto fece volare via tutte le foglie e i rami con un movimento rapido e il tronco si inclinò. Dopo l’enorme ondata di pressione si è alzato un vento di risucchio nella direzione opposta, che ha tirato indietro l’albero nella direzione opposta. Come in tanti Hibaku-Jumoku, l’albero indica il punto in cui è esplosa la bomba atomica.”

E poi:

“A Nagasaki, due alberi di canfora secolari si trovano all’ingresso del Santuario di Sanno. Si trovano a 800 metri dall’ipocentro, il punto in cui il 9 agosto è esplosa la bomba atomica.

Gli alberi sono oggi testimoni della potenza dell’onda d’urto: a causa dell’età, i tronchi sono diventati cavi, rivelando vetri, stoviglie e altri detriti che sono stati scagliati contro l’albero con quella forza enorme, per poi fermarsi a metà del tronco.”


L’albero della canfora ricresciuto dopo l’esplosione a Nagasaki:
Albero della canfora all’interno del Santuario di Sannō a Nagasaki – fotografia del 1945
Il medesimo albero della canfora del Santuario di Sannō in una fotografia del 2009


Certo: ha stupito la vitalità di questi alberi, ritornati in vita dopo l’esplosione delle uniche atomiche finora impiegate in guerra, rispettivamente a Hiroshima e Nagasaki. Ma all’epoca attuale, con le migliaia di ordigni in allerta, quali esseri viventi saranno in grado di sopravvivere o rigenerarsi dopo il termine di un conflitto globale?