Alle soglie del conflitto tra India e Pakistan

Il rischio di un’escalation nucleare nel confronto territoriale che si è riacceso tra India e Pakistan. Un appello da IPPNW, l’Internazionale Medici per la prevenzione della guerra nucleare. Un invito alla sua divulgazione da parte delle testate e i media italiani


Malden, MA – L’Organizzazione internazionale dei Medici per la Prevenzione della guerra nucleare (IPPNW) invita il Primo Ministro indiano Narendra Modi e il Primo Ministro pakistano Imran Khan a prendere provvedimenti immediati per ridurre le tensioni nella contestata regione del Kashmir e ridurre il grave pericolo di guerra nucleare.
I recenti atti di terrorismo e le incursioni militari nel territorio a lungo conteso hanno esacerbato un conflitto che minaccia di coinvolgere questi due Paesi in una quinta e, probabilmente, ultima grande guerra dai tempi della loro suddivisione.

Entrambi i paesi si sono scambiati minacce di ritorsione nucleare. È così che inizia una guerra nucleare.

Il Dr. Ira Helfand, Co-Presidente americano di IPPNW e autore di Nuclear Famine: Two Billion People at Risk – Global Impacts of Limited Nuclear War on Agriculture, Food Supplies, and Human Nutrition, avverte che un lancio incrociato di armi nucleari tra i due Paesi non solo ucciderebbe rapidamente milioni di persone nella regione, ma causerebbe “una catastrofe globale senza precedenti”. La fuliggine risalita nell’alta atmosfera a seguito delle tempeste di fuoco create dalle esplosioni nucleari perturberebbe gravemente il clima globale, provocando una carenza di grano in tutto il mondo e carestie globali che colpirebbero più di un quarto della popolazione mondiale.

Dal 1998, quando i governi di India e Pakistan hanno assunto decisioni fatidiche per testare armi nucleari, entrambi i Paesi sono stati coinvolti in una corsa agli armamenti nucleari in stile Guerra Fredda. I tempi di volo missilistici tra Delhi e Islamabad sono solo da tre a cinque minuti e c’è il rischio costante di guerra nucleare per incidenti, errori o calcoli errati.

Il Dr. Arun Mitra, Co-Presidente indiano di IPPNW, ha dichiarato: “L’India e il Pakistan devono interrompere lo scontro di confine prima che il mondo ne venga fagocitato. I leader di entrambe le parti devono sedersi al tavolo dei negoziati per risolvere definitivamente i loro problemi e prendere provvedimenti immediati per ridurre ed eliminare la minaccia che le loro armi nucleari rappresentano per tutta l’umanità”.

IPPNW sta lavorando in concerto con la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle armi nucleari e con le maggiori federazioni sanitarie globali, per promuovere il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Il “Ban Treaty” aperto alla firma presso le Nazioni Unite nel settembre 2017 entrerà in vigore una volta che 50 nazioni abbiano ratificato o aderito ad esso. Ci sono attualmente 70 firmatari e 22 Stati aderenti. Il Sudafrica, l’unico Paese ad aver sviluppato e poi distrutto le sue armi nucleari, è stato l’ultimo ad aderire al trattato solo pochi giorni fa.

“Fino a quando tutti gli stati dotati di armi nucleari, tra cui India e Pakistan, si conformeranno ai divieti enunciati nel Trattato ed elimineranno le loro armi nucleari”, ha detto il dottor Helfand, “il mondo intero rimarrà a rischio di una catastrofica guerra nucleare dalla quale non ci sarà ripresa “.
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Comunicato di IPPNW sulla decisione di uscita dal Trattato INF

Dopo l’intenzione del presidente Trump di uscire dagli accordi del Trattato INF, dal Board di IPPNW è rilasciato questo comunicato stampa:


For Immediate Release.

In un mondo già teso per le intenzioni dei Nuclear States e per la loro continua modernizzazione delle armi nucleari, l’annuncio dell’Amministrazione Trump che si ritirerà dallo storico Trattato INF è una notizia grave e sgradita.

“E ‘molto inquietante che un altro traguardo conquistato per limitare gli schieramenti di armi nucleari – un trattato che ha segnato l’inizio della fine della Guerra Fredda e per il quale la IPPNW ha partecipato alla campagna per tutti gli anni ’80 – possa essere messo da parte dal presidente Trump nello stesso momento in cui gli Stati Uniti stanno ufficialmente lasciando l’accordo sul nucleare iraniano”, ha affermato il presidente del Board di IPPNW, il norvegese dott. Bjorn Hilt.

Il grande perdente nel nuovo confronto Est-Ovest potrebbe essere l’Europa. Prima della conclusione del Trattato INF, 30 anni fa, vi era tra le maggiori potenze una corsa incontrollata agli armamenti. Se fosse scoppiata la guerra nucleare, intenzionalmente o accidentalmente, probabilmente sarebbe iniziata in Europa e avrebbe cancellato le nazioni situate sulla linea tra i due blocchi. La firma dello storico trattato INF nel 1987 da parte del presidente Reagan e del segretario Gorbaciov sollevò alcuni dei pericoli immediati. La sua imminente fine minaccia una ricaduta in una nuova Guerra Fredda, con l’Europa di nuovo a Ground Zero.

“Sia gli Stati Uniti che la Russia posseggono una parte della colpa di questa situazione, con l’accusa che ognuno di questi ha violato il trattato”, ha affermato il dott. Alex Rosen, Presidente di IPPNW Germania. “I recenti ammodernamenti degli arsenali nucleari di entrambe le parti, in particolare lo sviluppo di missili da crociera a medio raggio, ma anche l’istituzione di un sistema di difesa missilistica da parte degli Stati Uniti in Romania e Polonia e lo spiegamento russo di missili a corto raggio a Kaliningrad contraddicono chiaramente lo spirito dell’accordo INF. È tempo di sistemare queste domande al tavolo dei negoziati. “

Citando il desiderio espresso dal presidente Putin e dal presidente Trump in diversi momenti della loro carriera di negoziare l’abolizione totale delle armi nucleari, IPPNW ha invitato i due leader, anziché a porre fine a un trattato di limitazione delle armi nucleari, ad avviare una più ampia discussione sui loro arsenali.

Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), adottato lo scorso anno dalle Nazioni Unite con il voto 122-1-1, dovrebbe fornire il punto di partenza per tali discussioni. La Campagna Internazionale per l’abolizione delle Armi Nucleari (ICAN), co-fondata da IPPNW nel 2007, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2017 per il suo lavoro nella promozione del TPNW, attraverso il quale la maggioranza delle nazioni ha chiesto l’abolizione totale delle armi nucleari.

“Queste nazioni e i popoli del mondo stanno mandando un chiaro segnale ai ‘Nuclear States’ per porre l’attenzione al loro obbligo di disarmo completo secondo il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) che ha 50 anni”, ha detto il co-presidente dell’IPPNW. Ira Helfand. La Campagna ‘Back from the Brink’ negli Stati Uniti delinea le misure che potrebbero essere prese dal Congresso e dal Presidente degli Stati Uniti, se desiderano essere dei veri leader nell’evitare la guerra nucleare.

Questo non dovrebbe essere un problema di parte. Come disse il Presidente Reagan, ‘la guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta’. In un momento in cui abbiamo disperatamente bisogno di passi in avanti verso il disarmo, ritirarsi dal trattato INF sarebbe un grosso passo indietro”.

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Centoventi secondi

E siamo ritornati ai momenti più critici della Guerra Fredda. A quei due minuti a mezzanotte segnati nuovamente sull’Orologio dell’Apocalisse – quel quadrante simbolico alle cui lancette la Federation of Atomic Scientists ha affidato il compito di mostrare al mondo in modo comprensibile l’entità del disastro nucleare dando la percezione del tempo che rimane alla fine certa della vita sulla Terra. Lancette che si sono mosse indietro e avanti nel corso degli ultimi decenni sulla scia delle svolte in positivo o in negativo succedute via via nella sfida continua tra i possessori dell’atomica.

Dal prof. Alessandro Pascolini, Professore associato di Fisica Teorica presso l’Università di Padova e Vicepresidente di Isodarco, ecco qua una presentazione chiara ed efficace su quali siano stati gli input da cui gli scienziati hanno ricavato le passate e le attuali indicazioni date dalle lancette del Doomsday Clock.

 


120 secondi
2 minuti, ecco quanto manca oggi all’ora del giudizio

Alessandro Pascolini, Università di Padova

Le preoccupazioni quotidiane, i problemi immediati e più vicini ci fanno dimenticare o rimuovere i pericoli che tutta l’umanità sta correndo a causa della minaccia legata alla stessa presenza delle armi nucleari e ai cambiamenti climatici che stanno modificando le condizioni di vita sul nostro pianeta.Per esprimere in modo efficace l’urgenza del rischio nucleare e climatico attraverso una metafora immediatamente comprensibile a tutti (forse anche ai politici!) la Federation of atomic scientists ha scelto di indicare con le lancette di un orologio, il Doomsday Clock (“l’orologio del giudizio universale”), quanti minuti rimangano prima della mezzanotte antecedente al giorno del giudizio.

Questi scienziati, che per primi, già dal 1945, si sono posti l’obiettivo di combattere lo sviluppo delle armi nucleari, hanno trovato uno strumento per diffondere le loro analisi e proposte nel Bulletin of the atomic scientists, creato da Leo Szilard e Eugene Rabinowich. Ed è appunto il Bulletin che presenta in tutti i suoi numeri l’ora corrente del rischio nucleare, fissata annualmente dal suo Science and security board.

La prima indicazione, siamo nel 1947, fu di mezzanotte meno sette minuti: gli USA hanno deciso di rafforzare il monopolio delle armi nucleari, si sta accendendo la guerra fredda ed è fallito il tentativo del controllo internazionale dell’energia nucleare nell’ambito dell’apposita commissione creata dall’ONU.

Nel 1949, con l’acquisizione delle armi nucleari da parte dell’URSS, la situazione si aggrava e le lancette vengono portate a 3 minuti da mezzanotte. Un ulteriore aggravamento (e siamo a meno due minuti) si ha nel 1953 con la decisione, invano contrastata da larga parte della comunità scientifica, di procedere allo sviluppo delle armi termonucleari.

Nel corso degli anni, a fronte dell’evoluzione del confronto nucleare fra le superpotenze e la proliferazione ad altri paesi, l’orologio si è allontanato e avvicinato alla mezzanotte; il momento più sicuro si è avuto nel 1991 alla fine della guerra fredda (17 minuti da mezzanotte) per poi via via aggravarsi negli anni successivi di fronte all’incapacità del mondo politico internazionale di superare il confronto nucleare, risolvere i nuovi conflitti e di affrontare le problematiche legate al cambiamento climatico globale, fino a ritornare lo scorso anno a meno due minuti e mezzo.

Ieri, 25 gennaio, il gruppo internazionale di 20 esperti incaricato di muovere le lancette dell’orologio si è convinto dell’ulteriore aggravamento della situazione e ha ridotto di altri 30 secondi la distanza dalla catastrofe globale fino a due soli minuti, come nel 1953: la peggior situazione di sempre.

”Nel corso del 2017, i leader mondiali non hanno affrontato in modo efficace le esistenziali minacce della guerra nucleare e del cambiamento climatico, rendendo la sicurezza globale più pericolosa di quanto fosse lo scorso anno – mai così pericolosa dai tempi della guerra fredda.” I maggiori rischi vengono nel settore nucleare:

– I programmi nucleari della Corea del Nord sono ulteriormente progrediti nel 2017, con rischi per i paesi vicini, gli USA e la stessa Corea del Nord. Una retorica iperbolica e provocazioni da entrambe le parti hanno aumentato la possibilità di una guerra nucleare per accidenti o interpretazioni e calcoli errati.

– Gli Stati Uniti e la Russia sono rimasti in disaccordo, continuando esercitazioni militari lungo i confini della NATO, minando il trattato sulle forze nucleari a gittata intermedia (INF), modernizzando i loro arsenali nucleari e evitando negoziati per il controllo degli armamenti.

– Nella regione Asia-Pacifico, sono aumentate le tensioni sul mar cinese meridionale, con inadeguate relazioni tra Stati Uniti e Cina per ristabilire una situazione di sicurezza stabile.
– Nell’Asia meridionale, Pakistan e India hanno continuato a costruire arsenali di armi nucleari sempre più grandi e diversificati.

– In Medio Oriente, l’incertezza sulla continuità del supporto degli Stati Uniti per il lo storico accordo nucleare iraniano si aggiunge a un quadro alquanto fosco. “Definire terribile la situazione mondiale nucleare è capire il pericolo e la sua immediatezza.”

Sul fronte dei cambiamenti climatici, il pericolo potrebbe sembrare meno immediato, ma per evitare aumenti catastrofici di temperatura nel lungo periodo si richiede un’attenzione urgente ora.

Le emissioni globali di biossido di carbonio non hanno ancora mostrato l’inizio del deciso declino verso zero necessario per evitare un ancora maggiore riscaldamento. Le nazioni del mondo devono diminuire in modo significativo le loro emissioni di gas serra per mantenere i rischi climatici gestibili, e finora, la risposta globale è stata molto lontana dal soddisfare questa sfida.

Oltre ai domini nucleari e climatici, il cambiamento tecnologico sta creando problemi alle democrazie di tutto il mondo per come gli stati cercano e sfruttano l’opportunità di utilizzare le tecnologie informatiche come armi, tra campagne ingannevoli basate su internet volte a minare le elezioni e la fiducia popolare nelle istituzioni, essenziali per la libertà di pensiero e la sicurezza globale.

“Già queste pericolose situazioni per la sicurezza mondiale giustificano da sole lo spostamento delle lancette dell’orologio del giudizio verso mezzanotte.

Ma c’è stato anche un crollo nell’ordine internazionale che è stato pericolosamente esacerbato dalle recenti azioni statunitensi. Nel 2017, gli Stati Uniti si sono ritirati dal loro ruolo storico di leadership mondiale, riducendo il loro impegno a cercare un terreno comune e minando lo sforzo complessivo per risolvere le pressanti sfide della governance globale. Né gli alleati né gli avversari sono stati in grado di prevedere in modo affidabile le azioni degli Stati Uniti – o capire quando le dichiarazioni degli Stati Uniti sono reali, e quando sono pura retorica. La diplomazia internazionale è stata ridotta a insulti, conferendole un senso surreale di irrealtà che rende la situazione della sicurezza mondiale sempre più minacciosa.

A causa dello straordinario pericolo del momento attuale, il Science and security board oggi sposta la lancetta dei minuti del Doomsday Clock 30 secondi più vicino alla catastrofe. Siamo ora due minuti a mezzanotte, il valore più vicino al “giudizio”, come nel 1953, al culmine della Guerra Fredda.

Il Science and security board spera che questa reimpostazione dell’orologio venga interpretata esattamente come si intende come un avvertimento urgente del pericolo globale. Il tempo per i leader mondiali di affrontare il pericolo nucleare incombente e la continua marcia dei cambiamenti climatici è ormai passato da tempo. Il momento per i cittadini del mondo di richiedere tali azioni è ora.”

Il documento passa a esaminare in maggior dettaglio l’aumento del rischio che le armi nucleari possano venir usate, intenzionalmente o per errore e mis- interpretazioni, gli aspetti dell’inadeguata risposta al cambiamento climatico, i rischi globali delle tecnologie emergenti, incluso lo sviluppo di armi autonome e abusi dei progressi della biologia sintetica.

Il Science and security board osserva che “lo stato attuale estremamente pericoloso degli affari del mondo non deve necessariamente essere permanente. Esistono i mezzi per gestire le tecnologie pericolose e ridurre i rischi su scala globale; anzi, molti di loro sono ben noti e alla portata della società, se i leader prestassero la giusta attenzione a preservare le prospettive a lungo termine dell’umanità e se i cittadini imponessero loro di farlo.

Questo è un momento pericoloso, ma il pericolo è frutto delle nostre azioni. L’umanità ha inventato gli strumenti dell’apocalisse; così può inventare i metodi per controllarli e infine eliminarli. Quest’anno, i leader e i cittadini del mondo possono spostare il Doomsday Clock e il mondo lontano dalla metafora della mezzanotte della catastrofe globale adottando alcune azioni di buon senso.”

Fra le azioni vengo indicate come urgenti:
– Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe astenersi dalla retorica provocatoria nei confronti della Corea del Nord, riconoscendo l’impossibilità di prevederne le reazioni.
– I governi degli Stati Uniti e della Corea del Nord dovrebbero aprire una varietà di canali di comunicazione, militari e diplomatici.
– La comunità mondiale dovrebbe perseguire, come obiettivo a breve termine, la cessazione dei test nucleari e dei missili balistici della Corea del Nord.
– L’amministrazione Trump dovrebbe attenersi ai termini del Piano d’azione globale congiunto per il programma nucleare iraniano, a meno che non emergano prove credibili che l’Iran non rispetta l’accordo.
– Gli Stati Uniti e la Russia dovrebbero discutere e adottare misure per prevenire incidenti militari in tempo di pace lungo i confini della NATO.
– I leader statunitensi e russi dovrebbero tornare al tavolo dei negoziati per risolvere le divergenze sul trattato INF; cercare ulteriori riduzioni nelle armi nucleari; discutere di un abbassamento dello stato di allerta degli arsenali nucleari di entrambi i paesi; limitare i programmi di modernizzazione nucleare che minacciano di creare una nuova corsa agli armamenti nucleari; e per garantire che non vengano costruite nuove armi nucleari tattiche o a bassa resa e che le armi tattiche esistenti non vengano mai utilizzate sul campo di battaglia.
– I cittadini statunitensi, e di tutto il mondo, dovrebbero chiedere, con ogni mezzo legale, al loro governo azioni per il problema climatico.
– I governi di tutto il mondo dovrebbero raddoppiare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, al di là degli inadeguate condizioni dell’accordo di Parigi.
– La comunità internazionale dovrebbe stabilire nuovi protocolli per scoraggiare e penalizzare l’uso improprio della tecnologia informatica per minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche, nei media, nella scienza e nell’esistenza della stessa realtà oggettiva.
– I paesi del mondo dovrebbero collaborare alla creazione di istituzioni specificamente incaricate di esplorare e affrontare gli abusi potenzialmente maligni o catastrofici delle nuove tecnologie, in particolare per quanto riguarda gli armamenti autonomi che prendono decisioni di “uccisione” senza supervisione umana e i progressi nella biologia sintetica che potrebbero, se mal utilizzati, rappresentare una minaccia globale.

Il documento conclude osservando che “il fallimento dei leader mondiali nell’affrontare le più grandi minacce per il futuro dell’umanità è deplorevole, ma il fallimento può essere invertito. Siamo passati a due minuti da mezzanotte, ma il Doomsday Clock ha ticchettato lontano da mezzanotte in passato, e durante il prossimo anno, il mondo potrà nuovamente allontanarlo dall’apocalisse.

L’avvertimento che ora invia il Science and security board è chiaro, il pericolo è ovvio e imminente. L’opportunità di ridurre il pericolo è altrettanto chiara.

Il mondo ha visto la minaccia rappresentata dall’abuso della tecnologia dell’informazione e ha assistito alla vulnerabilità delle democrazie alla disinformazione. Ma c’è un rovescio della medaglia all’abuso dei social media. I leader reagiscono quando i cittadini insistono che lo facciano, e i cittadini di tutto il mondo possono utilizzare il potere di Internet per migliorare le prospettive a lungo termine dei loro figli e nipoti. Possono insistere sui fatti e scartare le assurdità. Possono chiedere azioni per ridurre la minaccia esistenziale della guerra nucleare e del cambiamento climatico incontrollato. Possono cogliere l’opportunità di rendere il mondo più sicuro e più sano.”

Nota:
Il testo originale del rapporto, It is now two minutes to midnight, con le biografie dei membri del Science and security board, è reperibile sul sito del Bulletin of the atomic scientists all’indirizzo https://thebulletin.org/2018-doomsday-clock-statement
Per informazioni sulla modernizzazione delle forze nucleari mondiali vedi A. Pascolini, All’ombra dei missili in fiore. La modernizzazione (o riarmo?) nucleare, Scienza e pace VII(2), Research Paper n. 37, giugno 2016.


Vedi anche:

 

“O noi aboliremo le armi nucleari o le armi nucleari aboliranno noi”

Contributo al 31° Winter Course di Isodarco, Corso della scuola internazionale di formazione delle  Pugwash Conferences on Science and World Affairs, l’organizzazione mondiale Premio Nobel per la Pace fondata sulla base del manifesto Russel-Einstein contro le armi nucleari del 9 luglio 1955. E’ concessa la pubblicazione del testo.


Intervento del dott. Michele Di Paolantonio, medico chirurgo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva, orientamento di Sanità Pubblica, perfezionamento in Diritto Sanitario, mdipaolantonio55@gmail.com, Presidente dell’AIMPGN, Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare, Affiliata Italiana dell’IPPNW, organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985, ed Affiliata Italiana di ICAN, organizzazione Premio Nobel per la Pace 2017 (www.ippnw-italy.org).

Il 10 dicembre scorso, durante la cerimonia ad Oslo per la consegna del Premio Nobel per la Pace 2017, è stato decisamente affermato: “O noi aboliremo le armi nucleari o le armi nucleari aboliranno noi”.

Pochi giorni fa il Capo di uno Stato nucleare ha detto minacciosamente al suo nemico che sulla sua scrivania è a sua disposizione il bottone nucleare, e l’altro Capo di Stato nucleare a cui il primo si riferiva ha risposto che il suo bottone nucleare è più grande del suo.

Basta questo per capire molto semplicemente, anche alla luce delle preoccupazioni espresse di recente ed in pubblico da Papa Francesco per la stessa sopravvivenza dell’umanità di fronte all’irrazionalità rispetto alle stesse armi nucleari, che l’unico modo di impedire l’impensabile ma purtroppo possibile è dare comunque seguito alle indicazioni del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari votato all’ONU il 20 settembre scorso che è valso il Premio Nobel per la Pace 2017 ad ICAN, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari fondata nel 2007 dall’International Physicians for the Prevention of Nuclear War, organizzazione Premio Nobel per la Pace 1985, come ricordato nella sua prolusione da Berit Reiss-Andersen , Presidentessa del Comitato Nobel Norvegese.

Nove giorni dopo il Premio, il 19 dicembre, ICAN ed IPPNW, al 38° Parallelo, nella Zona Demilitarizzata tra le due Coree, hanno presentato il seguente appello/documento, i cui risultati non si sono fatti attendere, prima con la riapertura della linea telefonica rossa tra le due Coree, e poi con la convocazione dell’incontro del 9 gennaio tra le due Coree per la possibile ed auspicabile comune partecipazione ai prossimi Giochi Olimpici Invernali a PyeongChang:

 


PyeongChang
Joint Statement for Peace

Rilasciamo oggi, da questa Zona Demilitarizzata (DMZ) che separa la Repubblica di Corea a sud dalla Repubblica Democratica Popolare di Corea a nord, un appello congiunto per la pace nella Penisola coreana.
Non dobbiamo mai più permettere che una guerra si scateni qui in Corea.
I leader delle due Coree, Stati Uniti, Cina, Giappone e Russia devono negoziare una pace duratura.
Stiamo facendo questo sforzo perché crediamo che la gente comune possa fare la differenza, dando voce al nostro desiderio di un mondo senza armi nucleari e senza guerra.
Chiediamo a tutti gli Stati ad aderire tempestivamente e attuare il nuovo trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Ora è il momento di riunirsi e diffondere questo messaggio di unità con parole di speranza e incoraggiamento.

Presto, i Giochi Olimpici Invernali del 2018 di PyeongChang, un tempo in cui persone provenienti da tutto il mondo si stanno unendo, si terrà qui nella penisola coreana.
Per oltre 120 anni, i Giochi olimpici hanno fornito agli atleti di tutto il mondo una meravigliosa opportunità di riunirsi in unità e dare il meglio di sé.
La nostra speranza è che gli atleti della Repubblica Popolare Democratica di Corea partecipino ai Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang del 2018.
Con la partecipazione di entrambe le Coree, crediamo che i Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang del 2018 possano aiutare a costruire una Penisola coreana pacifica e una pacifica comunità globale.
Crediamo fermamente che i Giochi Olimpici Invernali del 2018 a PyeongChang si terranno veramente come Olimpiadi della Pace e vorremmo ancora una volta chiedere alla comunità globale di impegnarsi nel dialogo e nella cooperazione e di partecipare ai Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang del 2018 per portare pace nella penisola coreana e nel mondo.

 

19 dicembre 2017

Choi Moon-soon, Governatore della Provincia di Gangwon
Min Byoung-chul, Presidente della Fondazione Sunfull
Tim Wright, Direttore Asia-Pacifico di ICAN
Tilman Ruff, Co-Presidente di IPPNW 


PyeongChang

Joint Statement for Peace

Today, we are issuing, from this Demilitarized Zone (DMZ) that separates the Republic of Korea to the south from the Democratic People’s Republic of Korea to the north, a joint call for peace on the Korean peninsula.

War must never again be allowed to break out here in Korea.

Leaders of the two Koreas, the USA, China, Japan and Russia must negotiate a durable peace. We are making this effort because we believe that ordinary people can make a difference by giving voice to our yearning for a world without nuclear weapons, and without war.

We call on all states to promptly join and implement the new Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons.

Now is the time to come together and issue this message of unity with words of hope and encouragement.

Soon, 2018 PyeongChang Winter Olympic Games, a time when people from across our world are coming together, is to be held here on the Korean Peninsula.

For more than 120 years, the Olympic Games have provided athletes around the world with a wonderful opportunity to come together in unity and give of their best.

It is our hope that athletes from the Democratic People’s Republic of Korea will participate in the 2018 PyeongChang Winter Olympic Games.

With participation by both Koreas, we believe the 2018 PyeongChang Winter Olympic Games can help build a peaceful Korean Peninsula and a peaceful global community.

We have a firm belief that the 2018 Winter Olympic Games in PyeongChang would truly be held as a Peace Olympics, and would like to once again call on the global community to engage in dialogue and cooperation and to participate in the 2018 PyeongChang Winter Olympic Games for bringing about peace on the Korean Peninsula and to the world.

 

2017.12.19

Choi Moon-soon, Governatore della Provincia di Gangwon
Min Byoung-chul, Presidente della Fondazione Sunfull
Tim Wright, Direttore Asia-Pacifico di ICAN
Tilman Ruff, Co-Presidente di IPPNW 


L’iniziativa della Società Civile che da una parte ha portato 122 Paesi Membri dell’ONU, sotto la spinta di Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, Comitato Internazionale della Croce Rossa/Mezza Luna Rossa e Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari, a firmare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e dall’altra, attraverso la ripresa delle comunicazioni tra le due Coree e la comune partecipazione ai Giochi Olimpici Invernali, a riaprire la speranza alla pace e contro la guerra, dimostra che oggi, con le nuove tecnologie della comunicazione, è possibile raggiungere risultati fino a ieri impensabili, inclusa la possibile insperata soluzione della crisi nucleare coreana da una parte, e la ripresa di una seria discussione globale per accordi globali di disarmo nucleare, fino all’abolizione delle armi nucleari stesse.

Affinchè, dopo i Giochi Olimpici Invernali di Corea, sia evitata la guerra tra USA e Corea del Nord, occorre delineare con urgenza una road map per la creazione di una Zona Denuclearizzata in Estremo Oriente, su cui fondare la definitiva soluzione dell’instabilità della penisola coreana e dell’innaturale ormai settantennale stato d’armistizio e non di pace tra USA e Corea del Nord.

Se lo stato di divisione e di contrapposizione in atto in Europa e nel Mediterraneo dalla fine della II Guerra Mondiale è stata risolta trent’anni fa con la fine della Guerra Fredda, lo smantellamento degli euromissili, la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, soluzioni analoghe devono essere trovate per l’irrisolta settantennale destabilizzazione coreana dal dopoguerra mondiale. Ci auguriamo in questo senso un fattivo contributo sia da parte di Pugwash che della diplomazia vaticana, il cui ruolo di primo piano nel raggiungimento del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari è stato evidente a tutti e riaffermato anche in occasione del recente Summit in Vaticano di dodici Premi Nobel per la Pace sul Disarmo Nucleare, tra cui ICAN, IPPNW e Pugwash.

Voi fisici nucleari, scienziati per antonomasia, padri dell’arma nucleare, siete stati i primi a rendervi conto della enorme pericolosità delle armi nucleari per l’umanità, ed uno dei vostri principali problemi è stata l’impossibilità di controllare direttamente l’uso che l’autorità politica e statale avrebbe fatto delle vostre terribili scoperte. Oggi, con le nuove tecnologie della comunicazione, che rendono possibile, utilizzando  algoritmi, persino cambiare rapidamente orientamenti pubblici o addirittura parlamenti e governi, potete anche voi nutrire la volontà di sottrarre a decisori inaffidabili o addirittura irresponsabili le vostre scoperte decidendo di perseguire a vostra volta, direttamente, la via della proibizione delle armi nucleari e dei percorsi possibili verso la loro riduzione e la loro abolizione.

Noi medici prescriviamo prevenzione primaria difronte a scenari di grave sofferenza, dolore e morte che non consentono terapie e palliazioni.

Con l’Iniziativa comune di Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare e Comitato Internazionale della Croce Rossa/Mezza Luna Rossa sull’impatto delle armi nucleari sugli uomini e sull’ambiente, fondata sui concetti scientifici di Inverno Nucleare e Fame Nucleare, e sviluppata attraverso le Conferenze Diplomatiche Internazionali di Oslo, marzo 2013, Nayarit, Messico, febbraio 2014, Vienna, dicembre 2014, abbiamo via via costruito un fronte di 137 Paesi membri delle Nazioni Unite che hanno portato le stesse a convocare il 23 dicembre 2016 la Conferenza per la Proibizione delle Armi Nucleari, iniziata a New York il 27 marzo 2017 e chiusa il 7 luglio 2017, con la decisione di firmare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari il 20 settembre 2017 a Ginevra.

Di fronte allo scenario evocato di due miliardi di morti per Inverno Nucleare e Fame Nucleare dopo una guerra nucleare anche limitata l’unica risposta medica e scientifica possibile è la prevenzione primaria, che alla luce del concetto acclarato di guerra nucleare non intenzionale, cioè per errore tecnico o umano o volontà criminale o terroristica è l’unica possibile: cioè l’abolizione delle armi nucleari, attraverso il loro smantellamento, il loro disassemblaggio, e la loro rottamazione, generali, reciproci e controllati.

Nell’immediato, l’obiettivo urgente è impedire nuove proliferazioni, attraverso accordi urgenti per scongiurare proliferazione e guerra.

In questa risposta medico scientifica di prevenzione primaria, per la cui promozione globale abbiamo fondato nel 2007 ICAN, perché ci rendevamo conto di non poter fare tutto questo da soli, solo come professionisti della salute, una grande forza intellettuale globale e cruciale per il risultato è la vostra, scienziati della fisica e della fisica nucleare.

Sarei anche personalmente felice se tra IPPNW, ICAN e Pugwash si sviluppasse solidarietà d’azione verso l’obiettivo dichiarato e possibile dell’abolizione delle armi nucleari o anche verso obiettivi specifici intermedi, come già accadde agli inizi del 2010 quando Pugwash ed IPPNW collaborarono per avviare il percorso che portò all’Accordo di Losanna sul programma nucleare iraniano.

Il Comitato Nobel Norvegese, nel motivare la propria decisione di attribuire il Premio a noi, ha espressamente citato tutta l’urgenza che c’è nel dover affrontare la crisi internazionale sul programma nucleare coreano.

Tra i candidati al Premio c’erano i protagonisti proprio dell’Accordo di Losanna sul nucleare iraniano, ma non c’è stato tempo di premiare e celebrare il passato, difronte a tutta l’urgenza di prevenire un possibile tragico futuro.

Grazie per l’attenzione.


 Qui sotto i testi scaricabili dell’intervento, in lingua inglese e italiano:

L’intervento di Beatrice Fihn

Qui sotto la traduzione in italiano del discorso di Beatrice Fihn alla cerimonia del Premio Nobel per la Pace.

Fonte: Pressenza – Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

 


Conferenza al Nobel: Dobbiamo reclamare la libertà di non vivere le nostre vite come ostaggi di un’imminente annientamento

Premio Nobel per la Pace 2017

Vostre Maestà.

Membri del Comitato Nobel norvegese,

Stimati ospiti,

Oggi è un grande onore accettare il Premio Nobel per la Pace 2017 a nome delle migliaia di persone ispiratrici che hanno preso parte alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN).

Insieme abbiamo portato la democrazia al disarmo e stiamo ridando forma alla legge internazionale.

Più di tutti ringraziamo umilmente il Comitato Nobel Norvegese per aver riconosciuto il nostro lavoro e aver dato impulso alla nostra cruciale causa.

Vogliamo dare riconoscimento a coloro che hanno donato così generosamente a questa campagna il loro tempo e le loro energie.

Vogliamo ringraziare i coraggiosi ministri degli esteri, i diplomatici, la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, i funzionari delle Nazioni Unite, gli accademici e gli esperti con i quali abbiamo collaborato per avanzare nel nostro obiettivo comune.

E ringraziamo tutti coloro che si impegnano per debellare dal mondo questa terribile minaccia.

In dozzine di luoghi intorno al mondo – dentro silos con missili sepolti nella nostra terra, su sottomarini che navigano attraverso i nostri oceani, e a bordo di aerei che volano in alto nei nostri cieli – si trovano 15.000 oggetti di distruzione dell’umanità.

Forse è l’enormità di questo fatto, forse è l’inimmaginabile scala delle conseguenze, che porta molti semplicemente ad accettare questa truce realtà, a continuare con le proprie vite quotidiane senza pensare ai folli strumenti che ci circondano.

Perchè è follia permettere a noi stessi di essere governati da queste armi. Molti dei critici di questo movimento insinuano che siamo noi quelli irrazionali, gli idealisti senza criterio di realtà. Quegli stati dotati di armi nucleari non molleranno mai le loro armi.

Ma noi rappresentiamo la sola scelta razionale. Rappresentiamo quelli che rifiutano di accettare le armi nucleari come ospiti fissi del nostro mondo, quelli che rifiutano di tenere il proprio destino legato a poche righe di un codice di lancio.

La nostra è la sola realtà possibile. L’alternativa è impensabile.

La storia delle armi nucleari avrà una fine, e dipende da noi quale sarà questa fine.

Sarà la fine delle armi nucleari, o sarà la nostra fine?

Una di queste cose accadrà.

L’unica via di azione razionale è quella di smettere di vivere nella condizione per cui la nostra distruzione reciproca dipende da un mero capriccio impulsivo.

Oggi io voglio parlare di tre cose: paura, libertà e futuro.

Per ammissione di coloro stessi che le posseggono, la reale utilità delle armi nucleari sta nella loro abilità nel provocare paura. Quando fanno riferimento al loro effetto “deterrente”, i sostenitori delle armi nucleari celebrano la paura come arma di guerra. Si gonfiano il petto dichiarandosi pronti a sterminare, in un lampo, innumerevoli migliaia di vite umane.

Il Premio Nobel William Faulkner, accettando il suo premio nel 1950, disse: “Rimane solo la questione di quando mi faranno saltare in aria”. Ma da allora, questa paura universale ha lasciato il posto a qualcosa di ancora più pericoloso: la negazione.

Andata è la paura dell’Armageddon in un istante, andato è l’equilibrio tra due blocchi che è stato utilizzato come giustificazione per la deterrenza, andati sono i rifugi dalle piogge radioattive.

Ma una cosa rimane: le migliaia e migliaia di testate nucleari che ci hanno riempiti di questa paura.

Il rischio per l’ uso delle armi nucleari è oggi anche maggiore che alla fine della guerra fredda. Ma a differenza della guerra fredda, oggi ci troviamo di fronte a molti più stati dotati di armi nucleari, a terroristi e a guerre cibernetiche. Tutto questo ci rende meno sicuri.

Imparare a vivere con la cieca accettazione di queste armi è stato il nostro grande errore seguente.

La paura è razionale. La minaccia è reale. Abbiamo evitato la guerra nucleare non grazie a una prudente leadership, ma per pura fortuna. Prima o poi, se non agiamo, la nostra fortuna si esaurirà.

Un momento di panico o di disattenzione, un commento frainteso o un ego ferito, potrebbero facilmente condurci all’inevitabile distruzione di intere città. Un’escalation militare calcolata potrebbe portare all’assassinio indiscriminato di massa di civili.

Se si utilizzasse solo una piccola parte delle armi nucleari odierne, fumo e fuliggine delle tempeste di fuoco si depositerebbero in alto nell’ atmosfera – raffreddando, oscurando e prosciugando la superficie terrestre per oltre un decennio.

Eliminerebbero le colture alimentari, mettendo a rischio per fame miliardi di persone.

Eppure continuiamo a vivere nella negazione di questa minaccia esistenziale.

Ma Faulkner nel suo discorso al Nobel ha anche lanciato una sfida a coloro che sono venuti dopo di lui. Solo in quanto voce dell’ umanità, ha detto, possiamo sconfiggere la paura, possiamo aiutare l’umanità a resistere.

Il compito di ICAN è di essere quella voce. La voce dell’umanità e delle leggi umanitarie; far sentire la propria voce per conto dei civili. Dare voce a quella prospettiva umanitaria è il modo in cui creeremo la fine della paura, la fine della negazione. E in definitiva, la fine delle armi nucleari.

Questo mi porta al secondo punto: la libertà.

Come hanno affermato su questo palco, nel 1985, i Medici Internazionali per la Prevenzione della guerra nucleare, la prima organizzazione in assoluto contro le armi nucleari a vincere questo premio:

Noi medici dichiariamo l’indignazione del tenere in ostaggio il mondo intero. Protestiamo per l’oscenità morale in baase alla quale ognuno di noi è continuamente minacciato dall’estinzione “.

Queste parole suonano ancora vere oggi,  nel 2017.

Dobbiamo rivendicare la libertà di non vivere la nostra vita come ostaggi dell’imminente annientamento.

Gli uomini – non le donne! – hanno creato le armi nucleari per controllare altri, ma invece siamo noi ad essere controllati da queste.

Ci hanno fatto false promesse: che rendendo così impensabili le conseguenze dell’uso di queste armi, qualsiasi conflitto sarebbe risultato inattuabile; che ci avrebbe liberati dalla guerra.

Ma, lungi dall’impedire la guerra, queste armi ci hanno portato più volte sull’orlo del conflitto durante tutta la guerra fredda. E in questo secolo, queste armi continuano ad avvicinarci alla guerra e al conflitto.

In Iraq, Iran, Kashmir, Corea del Nord. La loro esistenza spinge altri a unirsi alla corsa nucleare. Non ci tengono al sicuro, causano conflitti.

Come lo stesso premio Nobel per la pace, Martin Luther King Jr, le ha definite da questo palco nel 1964, queste armi sono “sia genocide che suicide”.

Sono la pistola del folle puntata permanentemente alla nostra tempia. Queste armi avrebbero dovuto tenerci liberi, ma ci negano le nostre libertà.

E’ un affronto alla democrazia essere governati da queste armi. Ma sono solo armi. Sono solo strumenti. Così come sono state create dal contesto geopolitico, possono essere distrutte altrettanto facilmente collocandole in un contesto umanitario.

Questo è il compito che ICAN si è prefissata – e il terzo punto di cui vorrei parlare, il futuro.

Oggi ho l’onore di condividere questo palco con Setsuko Thurlow, che ha scelto come proposito della sua vita quello di portare il testimone dell’orrore della guerra nucleare.

Lei e gli hibakusha all’inizio della storia erano lì, e la nostra sfida collettiva è di assicurarci che siano testimoni anche della sua fine.

Loro rivivono quel doloroso passato, ancora e ancora, perché noi possiamo creare un futuro migliore.

Ci sono centinaia di organizzazioni che insieme, come ICAN, stanno compiendo grandi passi avanti verso quel futuro.

Ci sono migliaia di instancabili attivisti che ogni giorno, in tutto il mondo, lavorano per raccogliere questa sfida.

Ci sono milioni di persone in tutto il mondo che si sono alzate in piedi, spalla a spalla con quegli attivisti, per mostrare ad altre centinaia di milioni che un futuro diverso è davvero possibile.

Chi afferma che quel futuro non è possibile deve togliersi dal cammino di coloro che lo rendono una realtà.

Come culmine di questo sforzo popolare, attraverso l’azione della gente comune, quest’anno l’ipotetico è avanzato verso il reale con 122 nazioni che hanno negoziato e concluso un trattato ONU per proibire queste armi di distruzione di massa.

Il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari rappresenta il sentiero da seguire in un momento di grande crisi globale. È una luce in un periodo di buio.

E,  più ancora, ci dà una scelta.

Una scelta tra due finali: la fine delle armi nucleari o la nostra fine.

Non è ingenuo credere nella prima possibilità. Non è irrazionale pensare che gli stati nucleari possano disarmarsi. Non è idealistico credere nella vita che supera la paura e la distruzione; è una necessità.

Siamo tutti di fronte a questa scelta. E faccio appello a tutte le nazioni perché aderiscano al Trattatodi Proibizione delle Armi Nucleari.

Stati Uniti, scegliete la libertà piuttosto che la paura.

Russia, scegliete il disarmo piuttosto che la distruzione.

Gran Bretagna, scegliete la regola della legge piuttosto che l’oppressione.
Francia, scegliete i diritti umani piuttosto che il terrore.
Cina, scegliete la ragione piuttosto che l’irrazionalità.
India, scegliete il senso piuttosto che il nonsenso.
Pakistan, scegliete la logica piuttosto che l’Armageddon.
Israele, scegliete il senso comune piuttosto che l’annientamento.
Corea del Nord, scegliete la saggezza piuttosto che la rovina.
Alle nazioni che credono di essere al riparo sotto l’ombrello delle armi nucleari, sarete complici della vostra stessa distruzione e della distruzione di altri in vostro nome?

A tutte le nazioni: scegliete la fine delle armi nucleari piuttosto che la nostra fine!

Questa è la scelta che il Trattato di Proibizione delle armi nucleari rappresenta. Unitevi a questo Trattato.

Noi cittadini viviamo sotto l’ombrello delle menzogne. Queste armi non ci tengono al sicuro, stanno contaminando la nostra terra e la nostra acqua, avvelenando i nostri corpi e tenendo in ostaggio il nostro diritto alla vita.

A tutti i cittadini del mondo: state con noi e chiedete ai vostri governi di schierarsi con l’umanità e di firmare questo trattato. Non ci fermeremo fino a quando tutti gli Stati non avranno aderito, dalla parte della ragione.

Oggi nessuna nazione si vanta di essere uno Stato dotato di armi chimiche.

Nessuna nazione sostiene che sia accettabile, in circostanze estreme, usare il gas nervino Sarin.

Nessuna nazione proclama il diritto di scatenare sul suo nemico la peste o la polio.

Questo perché sono state stabilite norme internazionali, le percezioni sono cambiate.

E ora, alla fine, abbiamo un’inequivocabile norma contro le armi nucleari.

Enormi passi avanti non cominciano mai con un accordo universale.

Con ogni nuovo firmatario e con il passare degli anni, questa nuova realtà prenderà piede.

Questa è la via da seguire. C’è un solo modo per impedire l’uso di armi nucleari: proibirle ed eliminarle.

Le armi nucleari, come le armi chimiche, le armi biologiche, le munizioni a grappolo e le mine antiuomo, ora sono illegali. La loro esistenza è immorale. La loro abolizione è nelle nostre mani.

La fine è inevitabile. Ma questa fine sarà la fine delle armi nucleari o la nostra fine? Dobbiamo sceglierne una.

Siamo un movimento per la razionalità. Per la democrazia. Per la libertà dalla paura.

Siamo attivisti di 468 organizzazioni che lavorano per salvaguardare il futuro, e rappresentiamo la maggioranza morale: i miliardi di persone che scelgono la vita anziché la morte, che insieme vedranno la fine delle armi nucleari.

Grazie.


La pagina originale dal sito PRESSENZA – International Press Agency:

Conferenza al Nobel: Dobbiamo reclamare la libertà di non vivere le nostre vite come ostaggi di un’imminente annientamento


Qui il video della cerimonia (da nuclearban.org)