A Ginevra la seconda sessione in preparazione alla Conferenza di revisione NPT

Banner NPT 2013Si concludono a Ginevra i lavori della seconda sessione del Comitato preparatorio per la Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Queste sessioni di lavoro, tre in tutto a sequenza annuale, precedono, appunto, il quinquennale appuntamento della Conferenza di revisione del trattato, che dal 1968 costituisce un baluardo giuridico all’ampliamento nel numero di Stati detentori di armi atomiche e una regolamentazione per l’uso pacifico dell’energia nucleare.

Una novità di questa seconda sessione sembra provenire in particolare da due organizzazioni non governative internazionali che da tempo operano nella prevenzione della guerra nucleare. E in conseguenza degli sviluppi della campagna ICAN e dell’opera di IPPNW, che già a Oslo alla Conferenza “Humanitarian impact of nuclear weapons” portò all’attenzione dei 120 Stati partecipanti i propri studi sugli effetti catastrofici a medio e lungo termine nel caso di un conflitto nucleare, è stato qui redatto un importante statement, firmato e acclamato da 78 nazioni.

E a questo punto è auspicabile che questi studi, corroborati dalla certezza documentale riportata dall’Organizzazione mondiale dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, possa dare una linea d’azione più articolata nel corso della futura Conferenza di revisione del Trattato che si svolgerà nel 2015. La “variabile umana” potrebbe quindi “fare la differenza” e aggiungere, oltre la sfera delle norme giuridiche già esistenti, anche la determinazione a richiedere agli Stati detentori di arsenali nucleari una precisa assunzione di responsabilità in relazione alla posta in gioco, la sopravvivenza dell’intero pianeta.


Per approfondire:

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Athens Dialogue on A Middle East Zone Free

WMDFZE’ ora pubblicamente disponibile l’importante report redatto al termine dei lavori del Athens Dialogue on a Middle East zone free of nuclear weapons and other weapons of mass destruction as well as their means of delivery svoltosi a metà novembre 2012 al Conference Centre of the European Public Law Organisation (EPLO) in Sounion, Grecia. Esso ha visto la presenza di rappresentanti israeliani, palestinesi, arabi, iraniani, come pure altri leader della società civile mediorientale, esperti ed ex diplomatici. Esso è parte del lungo lavoro in corso da tempo per la creazione di un Medio Oriente libero dalle armi nucleari e da altre armi di distruzione di massa.
Dalla pagina web, dedicata all’evento, dell’università australiana “La Trobe” – a cui il “Centre for Dialogue” assieme all’EPLO hanno contribuito – riportiamo alcune note esplicative:
 
“The Athens Dialogue . . . seeks to establish a zone free of weapons of mass destruction in an area seething with tensions and misunderstandings. Both at the conceptual and practical level the discussions that took place were sober and pregnant with possibilities.
All this brings home to us the importance of initiatives such as the Athens Dialogue which aim to eliminate the bomb from an area rife with tensions and prone to conflict. The Athens Dialogue has addressed this problem at various levels both conceptually and procedurally – exploring obstacles standing in the way of such zones, examining the untenability of the concept of nuclear deterrence, analysing the transformation taking place in the Arab world, bringing inter-religious perspectives to bear on the problem, unravelling the economic and cultural factors that must be considered and working out schemes of verification.”

In calce all’articolo è possibile scaricare il report completo, redatto in 4 lingue (Inglese, Arabo, Ebraico e Farsi).


Nota:

Si segnala anche l’articolo Dialogue on Middle East Biological, Nuclear, and Chemical Weapons Disarmament -Constraints and Opportunities”, anch’esso focalizzato sulla creazione di una “free zone” mediorientale, libera da armi di distruzione di massa.

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La preoccupante situazione in Estremo Oriente

North Korea mapE’ sempre più preoccupante la situazione in Estremo Oriente. Ad appena un mese dalla storica Conferenza di Oslo, dove relazioni scientifiche rigorose hanno descritto davanti ai rappresentanti di 127 Paesi le conseguenze devastanti di un conflitto nucleare, l’impossibilità di fornire cure e sollievo ai sopravvissuti e l’impatto che un conflitto anche locale produrrebbe a lungo termine sull’intero pianeta, eccoci di nuovo a un passo dallo sperimentare sulla nostra pelle quanto imparato.

Ed è desolante notare come i media nazionali sottovalutino il problema; forse manca la percezione del pericolo, immaginando che un conflitto laggiù non avrebbe conseguenze altrove? Certo anche la ridotta attenzione di giornali e televisioni a quanto discusso il 4 e 5 marzo in Norvegia è stato un segno dell’incapacità a “guardare lontano”, al dare priorità ai problemi globali anziché ai fatti di cronaca e politica italiana.

Lo scorso 5 aprile i CoPresidenti mondiali americano, russo, australiano e nigeriano dell’IPPNW hanno redatto una lettera (qui sotto in allegato), che è stata inviata ai massimi esponenti delle due Coree, Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone e di cui è stata richiesta la massima diffusione a livello mondiale, interessando le ambasciate e i media dei Paesi cui questo messaggio è arrivato.

E’ questo un segno della preoccupazione di chi proprio a Oslo aveva descritto – come medici attenti e consapevoli – il meccanismo devastante allo scoppio di una Bomba, esaminando con precisione gli effetti alle varie distanze dal luogo dell’esplosione e via via arrivando alle cause e conseguenze a breve, medio e lungo termine sull’ecosistema globale.

 

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2 aprile 2013, un evento storico: l’ONU ha approvato il trattato internazionale sul commercio delle armi

un-logoA New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato lo storico e rivoluzionario Trattato sul Commercio delle Armi con 154 voti favorevoli, 3 contrari e 23 astenuti. Il Trattato implica l’inserimento nella nuova legislatura internazionale di un insieme di leggi chiare che regolano la compravendita di armi e munizioni su scala mondiale.

Per anni la delegazione dell’IPPNW ha lavorato senza sosta su questo trattato. Migliaia di membri di tutto il mondo hanno contribuito all’ottenimento di questo risultato scrivendo lettere, facendo telefonate, firmando petizioni e interloquendo con i governi nelle proprie aree geografiche di riferimento e nelle sedi ONU. In qualità di medici professionisti, abbiamo dato costantemente voce alla salute pubblica a livello nazionale, regionale e internazionale. Come unica organizzazione sanitaria all’interno di una coalizione di dimensioni considerevoli composta da diverse ONG, IPPNW ha avuto un ruolo chiave.

I medici nigeriani Emeka Okolo e Omolade Oladejo, membri di IPPNW, si trovavano presso la sede dell’ONU insieme a numerosi colleghi appartenenti ad altre ONG, felici per l’esito registrato, al fine di essere testimoni oculari di quest’evento storico, mentre molti di noi seguivano gli aggiornamenti da lontano su webtv.un.org. Dopo più di un decennio siamo convinti che, una volta messo in pratica, il trattato salverà un numero infinito di vite per gli anni a seguire.

“IPPNW ha partecipato allo storico meeting tenutosi a New York nel 1997 cui ha preso parte un piccolo gruppo di insigni Premi Nobel, riuniti da Oscar Arias; in quell’occasione è stato fatto appello a un codice internazionale di condotta nel commercio delle armi di cui avrebbe tratto beneficio tutta l’umanità”, ha detto il dott. Robert Mtonga, co-presidente e capo della delegazione dell’IPPNW.“Dopo 15 lunghi anni e milioni di persone uccise, mutilate o traumatizzate dalla violenza delle armi, possiamo considerarci appagati del fatto che le nazioni riunite in Assemblea abbiano promulgato un trattato sul commercio delle armi a base umanitaria. Non si tratta di un testo perfetto ma, preso nell’insieme, è rivoluzionario per lo scopo; speriamo che i vari paesi possano applicarlo nel modo più esauriente possibile”.

Dopo quanto successo la scorsa settimana con l’Iran, la Siria e la Corea del Nord che hanno impedito il raggiungimento del quorum all’ultima giornata della Conferenza Diplomatica sul Trattato sul Commercio delle Armi tenutasi dal 18 al 28 marzo scorso, i medici dell’IPPNW hanno temporeggiato nel twittare i risultati delle negoziazioni relative al Trattato.

“Come medici siamo stati coinvolti in questo processo a causa delle conseguenze devastanti della violenza armata. Si tratta di una potente presa d’atto come dimostra l’inclusione nel trattato di tematiche quali il riguardo verso i diritti umani, la violenza di genere e altri aspetti umanitari”, dice il dott.Ogebe Onazi, consigliere nigeriano dell’IPPNW, partecipante attivo nel processo del Trattato del Commercio delle Armi presso le sedi delle Nazioni Unite e nel proprio paese natio. La d.ssa Shannon Gearhart, membro della delegazione IPPNW, attivista del PSR, ha commentato dagli USA: “Come professionisti sanitari siamo in prima linea nel tentativo di salvare le vite di vittime della violenza delle armi. Adesso che abbiamo finalmente ottenuto il trattato, dovrebbe essere più difficile per i terroristi di tutto il mondo ottenere queste armi che causano un tale squallore”.


Il dott. Emeka Okolo, un altro medico nigeriano che ha partecipato alle tante settimane di lavoro, distribuite in diversi anni, partecipando ai meeting di preparazione al Trattato sul Commercio delle Armi presso le Nazioni Unite, ha detto: “Con un trattato come questo so che i gruppi operanti in Nigeria saranno a corto di armi e munizioni … Vedo l’inizio della fine dell’ingiusto spreco di vite umane e di risorse. I “cattivi ragazzi” esistono per questo”.

Il dott. Mtonga ha così concluso: “E’ molto probabile che questo trattato ridurrà verosimilmente il numero delle ore che trascorrerò in sala operatoria”.

Ancora non è finita. Abbiamo bisogno dell’aiuto dei membri IPPNW di tutto il mondo per spingere i propri governi a sottoscrivere e applicare il trattato!
Il monitoraggio in itinere sarà altrettanto necessario una volta ratificato.


Note:

Per ricevere informazioni su come attivarsi, contattate Maria Valenti all’indirizzo:

mvalenti@ippnw.org

Per vedere il testo definitivo del Trattato, visitate il sito delle Nazioni Unite:

http://www.un.org/disarmament/ATT/docs/Draft_ATT_text_27_Mar_2013-E.pdf

Per visualizzare i voti definitivi dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, cliccate su questo link:

http://reachingcriticalwill.org/images/documents/Disarmament-fora/att/negotiating-conference-ii/documents/UNGA-voting-results.pdf

Traduzione dall’inglese a cura di Valentina Di Bennardo (team traduttori di Peacelink)

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Appuntamento a Oslo

Due importanti eventi si stanno svolgendo in questi giorni a Oslo in Norvegia.
Organizzata dal governo norvegese, ecco infatti aprire i lavori, il 4 e 5 marzo, la Conferenza diplomatica “Humanitarian Impact of Nuclear Weapons”, tema scottante che vede riuniti rappresentanti di almeno 120 Stati, e già questo è un fatto positivo visto l’incremento di presenze rispetto all’edizione precedente.

Ecco una traduzione dalla pagina web del Ministero degli Esteri:

“Una deflagrazione nucleare, sia essa intenzionale o accidentale, causerebbe effetti catastrofici a breve e a lungo termine, umanitari, economici e ambientali, con implicazioni globali.
Sebbene esista una consapevolezza estesa dell’importanza delle conseguenze umanitarie di un’esplosione nucleare, come dimostra il documento finale dell’ultima Revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, è tuttora limitata una consapevolezza diretta di tali danni.
Il programma della Conferenza include presentazioni mostrate da esperti e discussioni riguardanti tre aspetti chiave: primo, l’impatto umano immediato di un’esplosione nucleare; secondo, le ampie conseguenze possibili, economiche e ambientali; e terzo, la preparazione, comprendendo piani e capacità esistenti per rispondere a tale tipologia di disastro.”

Quasi in contemporanea e con breve anticipo rispetto alla conferenza diplomatica, è terminata lo scorso 3 marzo, organizzata da ICANW, la “due giorni” del Forum internazionale della Società Civile, per dimostrare – come descritto nella pagina di ICANW che invita al Forum – che un trattato per abolire le armi nucleari è possibile e necessario con urgenza.
Sono state invitate centinaia di aderenti da ogni parte del mondo (ricordiamo che la Conferenza diplomatica non è aperta al pubblico) attivandosi con resoconti, gruppi di lavoro informativi e discussioni.

Ecco allora Oslo diventare un fulcro importante nelle questioni urgenti del disarmo nucleare, nelle due caratterizzazioni dell’impegno per scongiurare l’olocausto globale: l’incontro di esperti e di rappresentanti governativi degli Stati partecipanti, e il grido consapevole di chi nella Società Civile non vuole aspettare troppo tempo. E’ sperabile che una comunicazione fattiva possa generarsi e arrivi presto a interagire nelle decisioni di chi dovrebbe guidarci e proteggerci. Almeno nei tempi di attuazione di un accordo concreto per un disarmo globale e totale, e prima che accada l’irreparabile.


Link e note

Riparliamo di rischio nucleare?

Un video da condividere e da segnalare, in preparazione alla Conferenza Diplomatica di Oslo sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari

Italiani distratti? Sì ma non per colpa loro. Soprattutto di questi tempi dove l’imminente scelta elettorale scalda gli animi di candidati e simpatizzanti, ma ahimé su argomenti assolutamente interni, se non incanalati nel gossip di tanti media avidi di share.

E la situazione mondiale? E i conflitti più o meno vicini? E i morti e i danni immensi di cose e di persone?

E il raffreddamento nei rapporti tra le due grandi potenze, USA e Russia ancora superbamente piene di ordigni, quelle armi nucleari che dal crollo del Muro di Berlino sembravano ormai diventare obsoleti ricordi di un passato fuggito altrove? Del resto ancora diciannovemila bombe son stivate qua e là per il pianeta, ci rendiamo conto della “spada di Damocle” ancora incombente su di noi?

Chissà che questo video non possa essere di aiuto. Segnalato da John LoretzProgram Director di IPPNW, l’organizzazione mondiale dei medici per la prevenzione della guerra nucleare, nei suoi quattordici minuti di ripresa ci consente di ricordare le gravissime conseguenze mediche e ambientali che un conflitto atomico scatenerebbe. Un importante tool presentato da Ira Helfand, co-Presidente di IPPNW, e rilasciato in vista e in preparazione dellaConferenza di Oslo del mese prossimo, evento organizzato dal governo norvegese per discutere, appunto, le conseguenze di una possibile guerra nucleare e richiedere al mondo ulteriori sforzi per la messa al bando totale degli ordigni.

Nella sua lettera di segnalazione, John sottolinea l’urgenza di una diffusione capillare del prodotto multimediale, rilasciato, per così dire, “Urbis et Orbis” e con la richiesta – per chi ne fosse tecnicamente capace – di un suo ulteriore riarrangiamento e ridiffusione nazionale con sottotitoli nella propria lingua. Oltre al suggerimento di condividerne il contenuto, non solo come utile strumento in presentazioni e conferenze dalle varie associazioni impegnate sui temi del disarmo, ma soprattutto con i nostri rappresentanti istituzionali – in primis il Ministro degli Esteri – e con coloro che parteciperanno ufficialmente alla Conferenza.


 

“Blisters and Sanctions”: una storia di guerra e di attualità

Chemical bombs used by Saddam HusseinArriva dall’Iran la cruda testimonianza storica di un sopravvissuto ai bombardamenti chimici della guerra Iran-Iraq di 25 anni fa. Shahriar Khateri, l’allora giovane soldato volontario patriota e coraggioso, investito in parte dalla nube tossica nel corso di un attacco al fronte in trincea, adesso è medico e lavora proprio al Centro di ricerca medica di Teheran per i veterani di guerra.
La sua è una storia cruda e vera, una storia che non si esaurisce però con gli anni: tanti sono i sopravvissuti ancora alle prese con sofferenza e malattie, con lesioni principalmente agli occhi o ai polmoni, le cui cure sono sempre più a rischio a causa delle recenti sanzioni comminate dalla comunità internazionale alla nazione islamica per via delle decisioni di Teheran sullo sviluppo del nucleare.
Alla fine l’Autore sposta l’accento sulle scelte che il mondo occidentale sembra intraprendere in modo asettico e inumano nei confronti del suo Paese. E conclude:
La mia mente va ai dibattiti presidenziali delle ultime settimane negli Stati Uniti. Il presidente Barack Obama e il governatore Mitt Romney facevano a gara per promettere le più “paralizzanti” sanzioni contro l’Iran.

C’è una sola cosa che voglio chiedere – La “comunità internazionale” ha deciso che è “legale” annientare una popolazione fino a questo punto. Ma è morale? E’  giusto?

Riteniamo importante riflettere e diffondere questa riflessione. Con la speranza, come suggerito dal nostro presidente Dr. Di Paolantonio nella sua lettera di risposta e ringraziamento per la testimonianza ricevuta, che possano sorgere azioni diplomatiche tali da rinnovare adesso per l’Iran quanto a suo tempo venne attuato per l’Iraq dopo la “Guerra del Golfo”: Nella mia mente la rimozione dell’embargo sui medicinali nei confronti dell’Iran potrebbe dare una dimensione umanitaria e nobile al necessario accordo internazionale sul programma nucleare iraniano, molto più urgente ora che la Conferenza delle Nazioni Unite di Helsinki è stata annullata.


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Cinquant’anni fa, l’Apocalisse sfiorata

In questo mese ricorrono i cinquant’anni dalla crisi dei “missili a Cuba”. Chi è nato dopo non sa il rischio che ha corso, di non venire mai alla luce…

50yearsL’Apocalisse sfiorata, le armi nucleari già pronte per il lancio, ecco il tremendo rischio che corremmo, nell’ottobre del 1962, a causa della crisi culminata col dispiegamento delle testate nucleari sovietiche sul territorio cubano. Chi di noi va verso la sessantina può ricordare vagamente qualcosa, se non altro col sentimento di paura diffusa anche nel cuore di chi ancora bambino poteva già avvertire. Chi è più anziano avrà forse pure parteggiato, vuoi per i sovietici, vuoi per gli “occidentali”, magari senza capire che i “giorni di Cuba” potevano essere gli ultimi momenti di vita della nostra civiltà. Gli altri, quelli venuti dopo, avranno distrattamente letto quelle poche righe illustrate nei libri di storia. Ma sarà il tempo di saperne di più?

Viene in aiuto un interessante studio, un progetto “transmediale” preparato dalla Balsillie School of International Affairs e portato avanti dagli allievi e filmmakers coinvolti nella realizzazione del premiato documentario THE FOG OF WAR e del vincitore con la “palma d’oro” VIRTUAL JFK .

E’ un progetto dalle molteplici forme: il fumetto grafico, un libro già in pubblicazione e acquistabile online, una serie di corti visualizzabili nel sito (il tutto in inglese ma facilitato dalle numerose didascalie), diversi audio podcasts e altro. Un lavoro che risulta essere il primo grande progetto accademico ad avere adottato, appunto, un modello transmediale.

Vai a http://www.armageddonletters.com/

Dalla Welcome Page del sito ecco una breve presentazione:

“Gran parte dei dati su cui si basa la domanda se il mondo sarebbe davvero finito nell’ottobre 1962 deriva dalle nostre ricerche, e da quelle del nostro team, nel corso dell’ultimo quarto di secolo. L’Apocalisse sarebbe arrivata se i leaders a Washington e Mosca non si fossero fermati nelle loro decisioni, ritornati sui loro passi e allontanati dal baratro in un panico da Giorno del Giudizio preannunciato”


Chissà che a distanza di 50 anni, e con una consapevolezza sempre maggiore degli immensi danni che provocherebbe un conflitto nucleare anche avviato per errore, non si arrivi – Stati e istituzioni sì, ma con l’aiuto energico e responsabile dei cittadini – alla decisione finalmente saggia di un’eliminazione totale degli ordigni?

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